R-TYPE LEO Redenzione. Noi del pianeta terra chiediamo
perdono per i nostri peccati, e ci rimettiamo alla benevolenza di un buon joystick. E'
scritto nel nostro destino. E' inciso nel nostro DNA e non potremo mai sfuggire al vero,
crudo e nudo, del nostro umano persistere. Giunti alla resa dei conti finale saremo
inermi, non avremo nulla, ma scruteremo la morte con un un ghigno malefico assetato e
adrenalinico, impazzito e ossessivo, allucinato e visionario, con un missile nella crosta
cerebrale che ci corrode i pensieri e ci rende pazzi. R-Type Leo è
pazzia, inerzia, consapevolezza e distruzione. R-Type Leo è il non
seguito di R-Type II e una delle migliori conversioni di sempre semplicemente perché non
è mai stato convertito. Mai ritradotto per nessuno dei sistemi domestici, neppure nelle
usuali raccolte che andavano di moda su Playstation. Meglio così. Sì perché resta uno
di quei giochi dispersi da raccontare ai posteri per poter dire "io ci ho
giocato, e ammazza quanto era bello" e via dicendo. Potremmo definire questo
R-Type Leo come un sottocapitolo meccanico e tecnologico della serie, in quanto meno
ectoplasmico e più votato al robotico.
Tempo addietro vi raccontammo di tale armata interstellare chiamata Bydo, e di come l'umanità riuscì a contrastarla con gli R-Type e infine a prevalere. Ordunque l'orda barbarica delle stelle è tornata, ed è più incazzata del solito. Dovremo reintrufolarci nel nostro velivolo spaziale e fare devastazione, come ai vecchi tempi e anche di più. Il bastardo spaziale ci attende sulla soglia, si muove, lo si avverte nella sua pachidermica offensiva e noi ancora una volta saremo soli. Tre vite, sempre e solo tre, per tentare e affrontare il terrore della battaglia senza paura, con l'ignoranza del provetto navigatore spaziale che è tanto stupido da accettare sempre e solo le missioni impossibili. Ed è per questo che R-Type Leo è così classico, perché riproduce il classicismo dei primi due capitoli con massicce dosi di grafica potenziata, gameplay potenziato. Quest'ultimo è destrutturato alla base per rendere più accessibile una saga che, notoriamente, esigeva sin troppo dal manovratore, portando questi alla distruzione del proprio ego, con annessi atteggiamenti da megalomane ed esilio dalla società. Con R-Type Leo la manovrabilità diventa una scienza esatta e il divertimento un lusso esteso alle masse. Sembra incredibile, ma il grado di ostilità è meno ostile. Si può vincere. Differente, codesto R-Type. Tre livelli di upgrade e fin qui si sapeva, ma poi si realizza che il beam è pensato a scarico del supporto satellitare e che si riempie in autonomia. Sicché agendo sul tasto deputato i due pod di supporto si sganciano in azione di ripulitura dello schermo, cagionando quindi lo svuotamento immediato della power gauge, la quale si ripristina in fase di riaccosto. L'arma più potente sembra derivare dal power-up rosso (attenzione: l'attrezzo sarebbe stato riutilizzato in R-Type Delta), questo fascio orizzontale a persistenza di esteso potenziale, ma pur si consideri i rimanenti due colori in fase di agglomerazione e accerchiamento (verde e blu), che rispettivamente montano un assetto triforme ad apertura laterale e un laser pluridirezionale a rimbalzo (sì, lo stesso dei primi due R-Type). I satelliti, che producono due tracce di sparo ulteriori, seguono la direzione della nave sul principio del moto inverso. Sarà altresì possibile acquisire un set di missili di supporto, che completano l'upgrade apportando un costante riparo verticale: superata la decadenza degli anni Ottanta, i realizzatori decidono per una struttura di gioco che assecondi l'evoluzione degli armamenti, che evidentemente sia più flessibile sulla questione dell'assorbimento del pattern e che miri costante a compensare gli assetti di fuoco con la quantità di nemici avvistabili su schermo. Si è quindi persuasi di aver consumato un titolo di grande interazione, ma anche di linee parallattiche spettacolose, di luminosità accecanti, di agglomerati di sprite fatti a meteorite: brava Irem. Lo diciamo adesso che lo sparatutto rientra tra le specie protette, e dopo tutta una rivoluzione che ha portato lo stesso a un mero lusso per hardcore gamers. Brava Irem tutto sommato perché alla fine, checché se ne dica, è sempre lo shoot'em up classico il banco di prova per chi vuole sopravvivere alla apocalisse del videogioco, e R-Type Leo rappresenta senza mezzi termini lo status quo derivante. Restiamo in attesa di una qualche coversione, ché il titolo merita l'attenzione che il mondo riservò ai primi due capitoli della saga.
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PRO |
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Grande grafica |
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Eccellente gameplay |
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Distruzione indiscriminata |
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CONTRO |
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Non molto innovativo |
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