RYGAR Arriva possente l'ennesimo coin-op
realizzato in Giappone, sviluppato interamente da Tecmo, fautore di grafiche dallo stile
eccentrico. Dentro un percorso a scrolling rigorosamente orizzontale, abitato da temibili
creature pseudomitologiche, Rygar deve quindi armeggiare ed essere un dio. Sua abilità
una letale lama sferica che si allunga a far strage di mostri, benché da tradizione
Nintendo il nostro potrà atterrare sul capo degli stessi, per procurar loro stordimento
e, salvo imprevisti, cagionarne la dipartita. Il sistema di gioco è quindi apparentemente
classico per quanto ricettivo in termini di intuizioni accessorie (il Diskarmor...)
che così accessorie non sono se poi Tecmo, con Argos No Senshi (da titolo giapponese),
realizza il suo apice videoludico degli anni Ottanta. E fu possibilmente il largo
riscontro ottenuto in arcade a gettar le basi per la futura affermazione della software
house, che oggi non sarà influente quanto Capcom ma che comunque può concedersi il lusso
di celebrare il mito in The
Legendary Adventure, versante Playstation 2.
La estetica di Rygar risulta complessivamente ricca di dettaglio, con questo disegno virtuoso del fondale e le animazioni di buona fluidità ancora adesso. Da antologia la scena del game over, caratterizzata dall'avvento della morte che cala con la falce e il sudario e che afferra Rygar portandoselo al di là dello schermo. L'orizzonte appare completamente parallattico. Disegni di ispirazione fantasy spalmati su diversi strati di playfield trasfondono atmosfere di grande irrealtà: nel primo livello vi saranno alture verdi bagnate da laghi e solcate da fiumi, e ancora in lontananza i monti sovrastano la pianura. Notevolissimo il quarto quadro con il sole in tramonto, che oscura la valle esaltando la silouhette di protagonista e nemici: tecnicamente parlando Rygar ha ben pochi rivali, in pieno Ottantasei, appena un anno dopo Ghosts'n Goblins e qualche mese prima di Black Tiger, che pur col suo character design di sfarzo e fantasia non avrebbe eguagliato il tecnicismo Tecmo. Poi giunse Rastan e vabbè, non si poteva esser re per sempre, ma alla fine il cabinet di Rygar continuò a girare per le sale fino al Novanta almeno, e ciò dice abbastanza sulla attrazione che il mito-eroe ancora poteva esercitare tra gli astanti, quando il platform game a singolo giocatore cominciava a esser demodè. Appaga muovere il protagonista per l'ottimo salto controllabile in volo e per una eccellente risposta ai comandi; con discrete iniezioni di audacia si potrà agire in destrezza, assimilando l'azione e divenendo parte del frenetico universo bidimensionale. Ciò nondimeno, si avverte l'elevata ostilità dei nemici-zanzara, verso gli ultimi schermi, e il discorso degli amuleti e delle connesse facoltà extra cui si attinge in produzione di barriere, prolungamenti del diskarmor, non può che palesare la rigidità del level design nei casi di improvviso trapasso, dacché l'upgrade acquisito andrà contestualmente perduto. Al consumatore non resta che aggrapparsi alle preliminari meccaniche arcade di questa Tecmo evidentemente ancora giovane, per addentrare il pattern e imparare a non morire per un arco temporale abbastanza prolungato affinché la pratica dell'annullamento dello schermo non diventi sistemica al punto da definire lo schema e sancire il record. Ma per essere un platformista della vecchia scuola, Rygar sa il fatto suo in termini di assuefazione indotta. A voler dire, s'era e si sarebbe visto di peggio. Rolling Thunder di Namco altroché se era bastardo, per non dover parlare di una pietra come Shinobi, di un mattone qual era Trojan. No, lo scorritore della Tecmo il suo motivo lo ghermisce traversando lo strato della fascinazione, imponendo destro la struttura al balzo ma anche disponendo presto il culto per le visuali, ché è grazie alle geografie intrise di colore che Rygar ottiene la sua unicità, a metà anni Ottanta, lì dove per schiavizzare era sufficiente mostrare, dare alle utenze quanto non s'era ancora visto sul pezzo delle grafiche. Dei disegni.
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PRO |
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Il Diskarmor... |
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CONTRO |
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Gameplay rivedibile |
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