CAPCOM
CLASSICS COLLECTION Così come aveva
disposto nel periodo dei trentadue, realizzando i cinque volumi "generazionali"
in formato Saturn e Playstation, Capcom si dimostra particolarmente sensibile alla
riscoperta dei suoi classici anche su 128 bit. Accade quindi che venga realizzato questo Capcom
Classics Collection per ripercorrere, in un unico DVD, i passi più importanti
compiuti dalla Capsule Computers a partire dai primi anni' 80 fino all'inizio degli anni'
90. Ben 22 i titoli selezionati, tutti originariamente usciti in sala giochi (se si
eccettua il solo Super Ghouls'n Ghosts, che era una esclusiva del Super Nintendo) e
convertiti a suo tempo per le principali piattaforme a otto e sedici bit. Tanto per esser
chiari, su Playstation 2 abbiamo degli assoluti arcade perfect di tutti e ventuno
i coin op, compresa versione fotocopia del Ghouls'n Ghosts per Super Famicom, ma questo
già si sapeva. Piuttosto, ignoravamo che Capcom intendesse commercializzare la raccolta a
un prezzo così competitivo, contrariamente a quanto approntato da Taito nei suoi Taito
Memories (che recensiremo a breve), commercializzati in edizione uncut in
Giappone a prezzo pieno. Con una manciata di euro, quindi, ci si porta a casa un pezzo di
storia dei videogiochi. E che videogiochi. Quì si parla di titoli seminali nelle idee e
nei principi ludici che rappresentavano nei rispettivi bar, lì dove il microcosmo dei platform,
dei picchiaduro e degli sparatutto ruotava attorno a una singola monetina da duecento
lire. Se siete tra quelli che, una ventina di anni fa, facevano sega a scuola per recarsi
in oscuri luoghi dediti allo smanettamento, frequentati dalla feccia del paese e pregni di
fumo stantio, allora verserete più di una lacrima assaporando i contenuti di questa
raccolta di classici. Tanto più che, questi titoli, appaiono in concomitanza con le più
recenti produzioni tridimensionali, affiancandole negli scaffali dei negozi così creando
una sorta di momentaneo flashback temporale. Cultura del videogioco
monodimensionale, a quanto pare, ed è un bene che la Capcom sia ancora viva per
dispensarla.....
Mmm, da dove cominciare. Beh, il primo gioco oggetto di prova è stato Final Fight (link), probabilmente perchè era uno dei "grandi assenti" nei precedenti Capcom Generation. Che dire: spettacolo. Il dettaglio della grafica, per come la vediamo noi, è rimasto gradevole e la giocabilità, soprattutto in compagnia di un secondo giocatore, si fa bella consistente. Pestare i malviventi utilizzando mazze ferrate e qualsiasi oggetto contundente, senza risparmiare le battone punk dai capelli rossi (ormai leggendarie), procura un divertimento essenziale e appagante malgrado l'ostico livello di difficoltà generale. Fino a ieri, l'unico modo per giocare su console a Final Fight era ancora la pur sempre valida conversione per Mega CD (Final Fight CD), pertanto riteniamo che la sola presenza del titolo possa attirare un discreto numero di giocatori appassionati del picchiaduro, e vi garantiamo che sono ancora tanti. Siamo poi passati a Bionic Commando, anch'esso ignorato nelle precedenti raccolte Capcom, e mai seriamente convertito per le precedenti generazioni di console (quello per Nes era un Bionic Commando originale, non corrispondente al coin op), se escludiamo la (per noi) eccellente conversione per Commodore 64. Un platform inusuale e solido, diremmo. Con questa fune meccanica dovremo raggiungere le piattaforme sovrastanti e agganciare, quando possibile, svariati power up. L'omino principale non può saltare, sicchè per raggiungere una piattaforma anche simmetrica dovrà dondolarsi fino a trovare il tempo giusto per l'atterraggio. Le musiche di accompagnamento sono eccezionali, con particolare nota di merito per quella del primo livello, stratosferica, ma non dobbiamo dimenticare l'ottimo bilanciamento della difficoltà. Pur non essendo tra i capolavori assoluti della Capcom, la sua giocabilità tosta e la grafica eccellente ne fanno un titolo da provare e sperimentare a lungo. Proseguendo nella visita del "museo", non possiamo non imbatterci nelle tre incarnazioni di Street Fighter II (The World Warrior (link), Champion Edition e Hyper Fighting) che hanno decretato, a partire dal 1990, la evoluzione del picchiaduro moderno attraverso una serie inaudita di innovazioni grafiche e strutturali, apportate anche rispetto al primo episodio. Ryu, Ken, Chun Li, Blanka e compagnia bella sarebbero entrati di prepotenza nell'immaginario collettivo, creando nuove mode e modificando le stesse propensioni videoludiche delle maggiori softco. Non si può prescindere da un titolo simile, che siate o meno estimatori del picchiaduro a incotnri, che abbiate o meno vissuto in prima persona il periodo in cui fu realizzato in arcade e convertito, con esiti eccellenti, per Super Nes e Megadrive. Che Street Fighter II abbia contribuito alla scomparsa del gioco a piattaforme? Probabilmente, ma ciò detto resta uno dei più grandi fenomeni videoludici della storia. Ma cosa scorgono, ancora, i nostri occhi: Ghosts'n Goblins (link), Ghouls'n Ghosts (link) e Super Ghouls'n Ghosts (link). Tre pietre miliari del videogioco arcade, il cui medioevo fiabesco ha scritto le pagine più importanti del genere platform e la cui giocabilità, pianificata su strategie di apprendimento graduali, costituisce termine di paragone angolare anche nello smarrimento ideologico della attuale generazione di videogiocatori. Non mancano, naturalmente, esponenti dello sparatutto classico quali Forgotten Worlds (link), Legendary Wings e Section Z. Il primo ebbe la sua bella conversione Megadrive, realizzata da Sega, ma vuoi mettere lo splendore della edizione arcade originale, che carica fulminea dal DVD e si appresta ai nostri occhi in una giocabilità rotatoria tutt'ora complessa e avvincente? Uno sparaspara dalla grafica allucinata, allucinante pure, apocalittico negli scenari e fustigatore nell'atto del combattimento con i boss finali. Portarlo a termine è impresa non alla portata del giocatore occasionale, ma fattibile solo per gli studiosi delle metodologie di sparo alternato, degli impulsi visivi intermedi, dei pattern nemici che si ripetono e che, se memorizzati, possono anche essere infranti. Il secondo, Legendary Wings, è in apparenza uno shoot'em up verticale dalle ambientazioni vagamente mitologiche, che vede questo eroe alato affrontare i mostri più raccapriccianti in un contesto che non ammette errori di sorta. Ma non si tratta solo di sparare, giacchè la impostazione del gioco cambia sovente in platform orizzontale variando repentinamente le sue visuali. Alla fine abbiamo quasi un action game, di quelli che non ti aspetti, ed è per questo che Legendary Wings resta un titolo sì controverso, ma ancora ricco di fascino e degno di ulteriore approfondimento. Il terzo, Section Z (1985), varia anch'esso nel direzionamento del gameplay offrendo una successione a sparatutto ora orizzontale, ora verticale, per adattarsi alle caratteristiche dell'omino rosso protagonista, fluttuante in aria grazie al suo jetpack. Graficamente ancora arcaico, il titolo offre momenti di gioco interessanti, ma anche cadute di tono nel bilanciamento della difficoltà, a tratti eccessiva. La realizzazione sonora non distingue per musiche memorabili, ma si lascia quantomeno apprezzare negli effetti di discreta fattura. Francamente non se ne sentiva la mancanza, ma se lo hanno incluso nella raccolta tanto vale farci almeno una partita. Ben più interessanti sovvengono i 1942, 1943 e 1943 Kai, sparatutto dal valore pioneristico perchè iniziatori di una autentica scuola di pensiero votata alla figurazione della guerra, dei suoi scenari di distruzione e dei suoi mezzi aerei (Psikyo avrebbe costruito la sua carriera proprio riprendendo e ampliando le meccaniche dei suddetti). Sorretti da una giocabilità ottimamente bilanciata, soprattutto quando parliamo di 1943 Kai, gli sparatutto si concedono in una distruzione appagante, che prvilegia un completo power up delle armi e dei loop che aggirano, momentaneamente, il bombardamento nemico. Il dettaglio grafico, semplicistico in 1942, diviene notevole già nel successore e decisamente ottimo in Kai. La loro unica limitazione, in veste Playstation 2, sta nella assenza del TATE Mode, mancanza che penalizzerà anche i restanti titoli della raccolta a visualizzazione "verticale", quali ad esempio Commando, Mercs e Gun Smoke. Riconoscibili come una vera e popria "trilogia di genere", questi ultimi rappresentano lo shoot'em up su terraferma, dato che al centro della distruzione non vi sono navicelle o astronavi, bensì omini con tanto di fucili e pistole direzionabili. Mercs è sicuramente il rappresentante meglio riuscito sul fronte della realizzazione tecnica, che vede enormi strutture quali elicotteri, aerei e cingolati muoversi su schermo con estrema disinvoltura, mantenendo un dettaglio delle strutture piuttosto elevato. Commando e Gun Smoke sono meno impressionanti da questo punto di vista, ma garantiscono in ogni caso una fruizione degna e un divertimento blastatore di un certo livello. Di importanza più "storica" che materiale è invece Vulgus, primo titolo in assoluto sviluppato dalla Capcom (datato 1984), dalla impostazione a sparatutto verticale e dalla grafica già invidiabile a quei tempi. Assente qualsiasi tipo di power up e armamento graduale, lacuna a cui si sarebbe comunque posto rimedio l'anno successivo in Exed Exes, sparatutto "insettico" in cui l'upgrade delle armi comincia a standardizzarsi e a evolvere in meglio la giocabilità. Graficamente si è su livelli discreti, soprattutto riguardo la pulizia dell'immagine, graziata da soluzioni cromatiche particolarmente riuscite. Potremmo invece definire Higemaru come il progenitore di Rompers, arcade labirintico di Namco, o dello stesso Bomberman, visto che lo scopo è quello di annientare i nemici interagendo con gli oggetti forniti dal gameplay (in questo caso dei barili). Piuttosto divertente anche se arcaico nella estetica, Higemaru offre il meglio se giocato in due simultaneamente. Restano così all'appello Son Son e Trojan, distinti per tipologia ma analoghi nella qualità complessiva del gameplay. Son Son costituisce gioco a piattaforme multilivello a uscite, in cui annientare i nemici e liberare, all'occorrenza, gli amici fatti prigionieri. Discreto nel single player, il titolo diventa davvero divertente se intrapreso con un amico offrendo eccellenti spunti di cooperazione e integrazione ludica. Anch'esso fu riproposto nei Capcom Generation, e pare che in Giappone goda di un autentico culto tra gli appassionati dei platform arcade. Trojan, invece, è un sorprendente picchiaduro a scorrimento dalla ambientazione post-atomica, in cui vi è una retrocessione della umanità a uno stato pseudo-medievale; armati di spada e scudo rudimentali, e coadiuvati da una barra energetica, dovremo fare a pezzi i nemici che ci sbarreranno la strada a suon di fendenti. La giocabilità è piuttosto lineare, invero, ma ciò che risalta in modo lampante è la grafica veramente evoluta per il periodo (si è in pieno 1986), sorretta da una ambientazione discretamente dettagliata e colorata. Per quanto abbastanza difficile da portare a termine Trojan saprà appassionare, se non per le sue qualità ludiche, per le sue indubbie velleità scenografiche. E, per questo primo volume dei Capcom Classics, possiamo dire che sia tutto. Spendiamo così due parole per il confezionamento, sobrio invero, ma che riserva una certa cura al suo interno, vista la presenza di un accurato libretto illustrativo di tutti i giochi. In tal senso ci aspettavamo di peggio. A ogni modo, chi ha imparato a conoscere il team di sviluppo di Osaka, apprezzandolo, troverà in questo DVD budget motivi di forte attrazione. Addirittura, un nostro conoscente ha acquistato Playstation 2 unicamente per poter giocare ai titoli presentati nella raccolta, perchè non trovava nel M.A.M.E. i giusti stimoli collezionistici. Ora, il valore ludico della raccolta non si discute. E' assoluto. Ma bisogna dire che alcune "scelte" attuate da Capcom non siano particolarmente felici. D'apprima dobbiamo riscontrare che, in effetti, gran parte dei titoli presentati siano già comparsi all'interno dei cinque Capcom Generation pubblicati su Psone, addirittura oggetto di recente ristampa in giappone. Abbiamo apprezzato tantissimo la introduzione di Final Fight, Bionic Commando, Legendary Wings e Trojan ma, come dire, dove sono Black Tiger, Knights Of The Round, The Punisher, Cadillacs and Dinosaur, 1941: Counter Attack, Strider, Magic Sword, King Of Dragons, Captain Commando e il primo Street Fighter? Confidiamo che possano essere presentati nei successivi capitoli della raccolta. Allieta comunque venire a conoscenza che, alcuni dei titoli appena citati, si renderanno disponibili nella Capcom Classics Remixed annunciata per PSP per l'inizio del 2006, ma è un avvenimento solo in parte giustificante. Poi risulta quantomeno inspiegabile il mancato supporto del TATE Mode, che era presente nei Capcom Generation e che adesso, forse per cattiva volontà, viene bellamente ignorato costringendo a una visione ridimensionata degli sparatutto di concezione verticale (1942, 1943 1943 Kai, Mercs e via discorrendo). Ancora, in alcuni titoli, tra un livello e l'altro, si presentano degli inaspettati caricamenti da disco, ma in questo caso non è un fatto grave visto che la durata degli stessi non supera i due secondi. Vi rammentiamo altresì che la raccolta è uscita, in concomitanza, anche in formato XBox, e che sulla base di un rapido test possiamo garantirne la assoluta fedeltà con la presente, sia nel confezionamento che nei contenuti. Insomma, per quanto ci riguarda siamo rimasti favorevolmente impressionati dalla raccolta, perchè inserisce in un unico pacchetto molti dei titoli più rappresentativi della Capcom, e finalmente nelle loro originarie edizioni. Final Fight resta un picchiaduro carico di sfida, pregno di violenza, ricco nel dettaglio scenografico e complessivamente di alto intrattenimento. Stesso discorso vale per Forgotten Worlds, sparatutto "dimenticato" nelle precedenti collection di Capcom e adesso, finalmente, riprodotto senza alcuna limitazione e con le virtù di un sistema di controllo evoluto ancora oggi. Tuttora splendido, e nonostante il tempo trascorso, Ghouls'n Ghosts, che avevamo idolatrato negli eccellenti adattamenti per Megadrive e Supergrafx, che avevamo innalzato a icona videoludica assoluta in Capcom Generation 2 e che, pensiamo, giocheremo fino alla fine dei tempi. Per non parlare di Ghosts'n Goblins e Super Ghouls'n Ghosts, quest'ultimo già uscito per il sedici bit Nintendo e per Game Boy Advance, ma da una giocabilità così calibrata da non potergli resistere, qualunque sia la piattaforma su cui gira. Legendary Wings è un ibrido eccellente tra sparatutto e platform, sorretto da una splendida antica Grecia e da mostri che, nella loro costruzione, decantano un design dalla imprescindibile creatività. E poi abbiamo nientemeno che Street Fighter II che, pure nella sua attuale semplicità grafica e strutturale, continua a divertire con i sei tasti del sistema di controllo (in proposito vi consigliamo, se non lo avete ancora fatto, di acquistare il joypad apposito della Capcom), con i suoi bonus game di intermezzo, con un parco lottatori che esprime carisma da ogni pertugio, con un ritmo di gioco incalzante e altamente tecnico. Insomma una raccolta di altissimo livello, questa Capcom Classics Collection, limitata, ma solo in parte, da una selezione di titoli già riproposta in volumi separati su Playstation, e dalla mancata opzione di ribaltamento della TV per gli sparatutto verticali. Pensiamo anche che nell'attuale mercato dei videogiochi, corrotto da produzioni insulse e vergognose, stuprato da Rockstar Games e insozzato dagli MMORPG, un titolo come questo faccia respirare un pò, dopo mesi di apnea e mediocrità, e faccia ulteriormente riflettere sul fatto che, forse, il futuro dei videogiochi non sta tanto nella potenza delle next-generation console, quanto nella capacità delle software house di attingere al passato per migliorare alla base le meccaniche, ormai sterili, dei nuovi sparatutto, dei nuovi giochi di ruolo, dei nuovi platform tridimensionali. Possiamo solo sperare che Capcom, Taito, Tecmo e Konami non rinneghino mai le proprie origini, e che prima o poi si possa finalmente giocare a tutti i loro classici senza dover necessariamente ricorrere alla emulazione. E visto anche il costo del DVD, veramente irrisorio, c'è da sperare che tale iniziativa abbia un seguito effettivo prima della dipartita (ormai imminente) delle console a 128 bit. Allora comprate la Capcom Classics Collection. Lo dovete non solo a Capcom, ma anche a voi stessi, che avete vissuto in prima persona il periodo dei flipper, dei Pet Shop Boys e dei bar di periferia.....
|
![]() |
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
|
![]() |
![]() |
PRO |
|---|---|
22 classici intramontabili |
|
22 assoluti arcade perfect |
|
Giocabilità al centro del mondo |
|
CONTRO |
|
Assente il TATE Mode |
|
Gran parte dei giochi proposti è |
|
ripresa dai Capcom Generation |