FINAL FANTASY ORIGINS

Il saluto piace a chi si fa, e onora chi lo fa.
Proverbio italiano

fforiginscover2.png (21963 bytes)Square deve molto a PlayStation. E PlayStation deve moltissimo a Squaresoft. E noi Europei dobbiamo molto a entrambe. Quando, venerdì 31 Gennaio 1997, Final Fantasy VII uscì in Giappone, l’agonizzante Saturn ricevette la definitiva coltellata nella schiena, e il ruspante Nintendo64 venne azzoppato da una precisa martellata al ginocchio. Quando, lunedì 17 Novembre 1997, noi poveri figli di Atene, Roma e Illuminismo, ricevemmo per la prima volta un FF che girasse a 576 linee, capimmo che l’era del terzomondismo videoludico sarebbe finita presto (non abbastanza presto per concederci Final Fantasy Tactics, Xenogears e Chrono Cross, ma vabbé). E di colpo, la parola RPG divenne nota in Europa, nota come la parola platform, o adventure. Oggi, dieci anni dopo, realizziamo bene come cambiò il mercato europeo in quel momento. Europa, Final Fantasy, PlayStation, un bel triangolo amoroso.

Seguirono cinque anni densi di grandi opere: oltre ai tre sopra citati, ora ci sovvengono altri due Final Fantasy, Vagrant Story, SaGa Frontier 2, Parasite Eve 2. E quindi Squaresoft (una delle ultime volte che si sarebbe chiamata così, prima della fusione/acquisizione da parte di Enix) decise nel 2003 di salutare e onorare la vecchia PlayStation 1 con un remake di una raccolta (o una raccolta di remake, mah) chiamata Final Fantasy Origins; una sorta di atto di auto-celebrazione reciproca. Probabilmente involontario, dato che Square puntava solo a monetizzare al massimo gli ennesimi porting. Ma le intenzioni non feriscono la qualità - accresciuta da un alto valore simbolico - effettiva della raccolta. In essa, sono presenti i primi due capitoli della saga, accoppiata già presentata come addio al Famicom (1994), benvenuto al Wonderswan Color (2000), saluto al GameBoy Advance (2004) e che sarà ri-presentata su mill’altre piattaforme in futuro. Ma ora, noi parliamo dell’edizione PlayStation. Ma non ne parleremo come somma di due grandi giochi, ma come evento, simbolico nel suo riproporre due opere di un'era ormai finita su di una console, la Playstation, resa ormai obsoleta dalla ruggente PS2.

E’ nostra opinione che questi due "nonnetti" abbiano molto da insegnare agli jRPG attuali. Oggi, lo jRPG è la parodia di se stesso (tranne rare eccezioni): film interattivi, dove si incontrano individui vestiti in modo assolutamente ridicolo, che compiono cose ancor più improbabili, in mondi oramai del tutto privi di senso. Final Fantasy X, Xenosaga, Unlimited SaGa (che figura, come un minaccioso assassino che medita nell'oscurità, sul retro del manuale di FF Origins) sono i più lampanti esempi della crisi creativa di un genere. Final Fantasy I ci insegna che a volte si muore in uno scontro random, fra un città e l’altra. Ci insegna che i dungeon fanno paura. Ci insegna che una World Map ben disegnata può da sola reggere 20 ore di gioco. Final Fantasy II ci insegna che una storia semplice e chiara può essere più godibile di un pretenzioso saggio ecologico-spiritualistico-apologetico. Ci insegna che una buona ambientazione fantasy è sempre accetta nel marasma di fuffa techno-punk che gira. Ci insegna che pochi incisivi dialoghi sono meglio di una tonnellata di farneticazioni pseudo-filosofiche.

Chi ha provato le precedenti raccolte Square, FF Chronicles e FF Anthology, sarà felice di sapere che finalmente i programmatori si sono sbattutti un pelino e quindi non ci sono gli orrendi caricamenti ed è presente un comodo Salvataggio Veloce, utilizzabile ovunque nel gioco, che salva la nostra posizione nella RAM della console. Square ha poi inserito due diversi livelli di difficoltà: "Easy" per chi viene da Final Fantasy X-2, e "Normal" per chi vuole assaporare un vero jRPG. Tecnicamente, oltre agli sprite e i tile totalmente ridisegnati in occasione del remake su WSC, si segnalano l’utilizzo di una risoluzione superiore (difatti la grafica a schermo è stata riprogettata su entrambi i titoli: con esiti migliori, stranamente, su FFI), di effetti speciali davvero carini (che perlomeno ci ricordano che non stiamo usando uno Snes), di una bellissima galleria con i disegni di Yoshitaka Amano, un completissimo Bestiario, FMV inziali tanto belli quanto fini a se stessi e, soprattutto, per le musiche riarrangiate. Completamente. Nessun MIDI di “fainalfantasettiana” memoria, ma tracce orchestrate con le stesse tecniche di Final Fantasy IX (Uematsu s’è occupato del primo capitolo, mentre al secondo s’è dedicato Tsuyoshi Sekito, compositore di Brave Fencer Musashi), timbri potenti, epici, con archi che si tendono quasi a spezzarsi, e fiati che si sgolano; 24 canali audio che esplodono in una console pensata inizialmente come lettore CD di alto livello. Incredibile, magico. Il Final Fantasy e la PlayStation che ricorderemo.

 

 

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PRO

Un monito agli jRPG moderni

Musiche riorchestrate

Begli Extra

CONTRO

L'ultimo gioco Square su PSX

                    
                         

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