GRADIUS III & IV

gradiusbox.JPG (24251 bytes)Potremmo considerarla una raccolta ibrida, che mette a confronto due sparatutto bidimensionali di vecchia e "nuova" concezione. Se infatti Gradius III appartiene al medioevo videoludico (ai tempi fu convertito per Super Famicom), Gradius IV è apparso in sala in un periodo più o meno recente, risultando sì in due dimensioni, ma notevolmente potenziato per quanto riguarda la definizione, il sonoro e il numero di sprites presenti a video. Inoltre la grafica di Gradius IV risulta palesemente meno arcaica del suo predecessore, vuoi per una maggiore fluidità, vuoi per un dettaglio dei fondali impossibile da raggiungere su macchine a 16 bit. Vero è che suddetto adattamento appare sul 128 bit di casa Sony a sfruttarne possibilmente l'un per cento delle potenzialità, ma apparendo comunque attraente agli occhi dell'ormai attempato frequentatore di sale giochi. Piuttosto, v'è da chiedersi il motivo che ha spinto Konami a indirizzarsi su Ps2, considerato che le conversioni sarebbero potute apparire tranquillamente su Saturn o Playstation, che di fatto avevano una fetta di mercato più ampia di Playstation 2 nel momento in cui Gradius III&IV ebbe ad occupare gli scaffali degli importatori. Forse Konami si proponeva di mostrare al grande pubblico le potenzialità dell'Mpeg2, che sono manifeste durante lo spettacolare filmato introduttivo.

Gli sparatutto appaiono a ogni modo esenti da difetti di traslazione, orientandosi come di consueto verso un pubblico di meticolosi, che è notoriamente ingordo di sparatutto e che in periodo di siccità comprerebbe anche Space Invaders. Un pacchetto indirizzato in prevalenza all’utente nipponico, colui che è probabilmente rimasto fedele alle tradizioni ed è ancora in grado di sparare raffiche di proiettili senza che l’impianto estetico di contorno ne influenzi il giudizio. Gradius III offre momenti di manovalanza sopraffina, scadendo sovente nell'episodio di estrema congestione per votarsi al maniacale, ma comunque stazionando nel sopportabile attraverso opzioni di training ed autocontrollo neuronico. E chi conosce gli sparatutto Konami sa di cosa si sta parlando. Gradius IV è assai gradevole alla vista. Espone quindi tutti gli oggetti centrali dei precedenti Gradius aprendosi verso un gameplay mediamente calibrato sul livello di difficoltà e sapientemente immolato al drammatico confronto coi guardiani finali. Il design della nostra Vic Viper resta praticamente immutato per quanto il contorno si trasformi adeguandosi a tecniche di elaborazione bidimensionale evidentemente più evolute. Ma in quanto a innovazioni vere vi è avarizia, dacché lo shoot'em up presenta un level design in tutto simile al Gradius III già menzionato, con eccessi di occasionale confusione per accomodare le meccaniche dell'Option, l'upgrade che ti moltiplica le linee di sparo.

Esteticamente parlando il quarto capitolo si attesta su livelli generalmente elevati in quanto a variazione degli sfondi, con queste accese colorazioni che si incollano a sprites animati in grande fluidità. Notevolissimi i mostri di fine livello, ognuno caratterizzato da un design peculiare e moderatamente raccapricciante. Presente come di consueto un largo spettro di effetti di distorsione e parallasse, con eccelsi momenti di alpha blending a testificare in qualche modo la messa in opera delle tecnologie grafiche a corredo di Playstation 2. Per chi scrive Gradius IV è un deciso passo in avanti rispetto ai capitoli precedenti nonostante la ostentazione del 2D come visualizzazione grafica di base e pure con le innegabili incollature sul fronte dei tempi e dei metodi del combattimento aereo. Abbiamo apprezzato la glorificazione del design, lo stretto rapporto con la filosofia della serie, la rielaborazione dell'atto della manovrazione della power meter. Resta da stabilire quanto Gradius III & IV sia appetibile per l’utente di Playstation 2, che si aspetta dalla console prodigi alla Gran Turismo 3, e non un semplice "giochino" con le navicelle che si scorgeva in sala giochi decenni addietro. Ma dopotutto alle nuove leve non è chiesto di "accettare" la compilation ma bensì di tollerarne gli stilemi, gli stessi che Retrogamer.it ritiene di dover propagare alle masse che ancora guardano al gameplay essenziale di un coin-op. La raccolta possiede sicuramente un elevato valore simbolico sia per Konami che per Sony, dacché l'inizio di una nuova generazione di console può percorrere, ancora una volta, il sentiero che porta all’essenza del videogioco.

 

 

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PRO

Ecco a voi Gradius

Musiche stupende

                         

CONTRO

Nulla di rilevante da segnalare

                           
                           

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