SEGA AGES:
Power Drift Montare addirittura tre (dico
TRE) Motorola 68000 sulla stessa motherboard significava una cosa soltanto:
sovrastare tutti. E Sega, rigonfia degli immani profitti pervenuti da Outrun e compagnia
poteva di certo permettersi di sperimentare nuove tecniche di programmazione e di
trafficare a piacimento con i migliori processori sulla piazza. Era con gli arcade che la
software house nipponica sfoggiava tutta la sua arroganza da prima della classe, perché
allora il mercato dei videogiochi non era ancora legato alle conversioni domestiche, e
diveniva altresì specchio della evoluzione tecnologica dei coin-op. Power Drift, in
proposito, introduce un effetto grafico prima di allora mai sperimentato, che tende a
simulare una variazione prospettica in altezza: difficile a spiegarsi. Immaginate comunque
un rettilineo, e un dosso subito dopo. Ordunque quel dosso diventa una sorta di mega-ponte
che si sviluppa su altezze inimmaginabili e spaventosi tornanti a U, S e via improvvise
picchiate verticali.
Il gioco si presenta come racing game con go cart nel quale non bisogna che superare il diretto avversario al fine di raggiungere la prima posizione, e così qualificarsi per lo stage successivo. La velocità degli automezzi solca apici ragguardevoli per rendere pressoché costante l'interesse al gameplay e determinare, in diretta conseguenza, l'atto della assuefazione. A smorzare la linearità intrinseca a questo tipo di produzioni vi è quindi l'effetto "montagne russe", che ci catapulta in sù verso il cielo blu con annesso effetto di pseudo tridimensionalità. E bisogna prestare attenzione a non accostare troppo a bordo pista, pena una spettacolare caduta nel vuoto con conseguente perdita di secondi e posizioni. Azzeccata è la caratterizzazione dei personaggi, tutti aventi un proprio stile di guida e delle peculiari caratteristiche fisiche; in caso di sorpasso, gli stessi si producono in gestacci censurabili atti a denigrare l'immediato concorrente (le animazioni sono visibili anche nel pannello che ne indica il posizionamento). Nel complesso ci si diverte, e parecchio anche. Soprattutto per questa atmosfera di gioco magnetica che ti immerge nella furia della bagarre e che varia costantemente il punto di visuale, la dinamica, la veloocità. E' il livello di stress accumulabile a determinare il gameplay: Power Drift mette in costante pressione i riflessi di chi manovra. Dal punto di vista tecnico Power Drift era, nell '88, un mostro tecnologico in grado di applicare un vasto assortimento di effetti grafici bidimensionali, e senza scadere nel sovrabbondanza. Il fattore estetico più impressionante deriva dal massiccio utilizzo del super scaler, che è estremamente accelerato in salita al punto da disorientare, da replicare le sensazioni avvertibili su di un ottovolante. Non stupisce allora la decisione di riproporre Power Drift su Saturn, dopo quasi dieci anni dalla sua apparizione in sala giochi, in una conversione che naturalmente si prodiga a riprodurne in blocco le caratteristiche. E nonostante l'obsolescenza a cui i racing games in 2D vanno incontro è tastabile una certa resistenza al progredire delle tecnologie a favore della perpetua fluidità del motore bidimensionale di Yu Suzuki. La moltiplicazione dell'effetto scaling sopperisce alla assenza del 3D realizzandone un simulacro che sia in tutto sovrapponibile al calcolo in real time. Power Drift rivive sul Saturn una seconda giovinezza, allorché siano trascorsi diversi anni dalla immissione del volume (ben cinque) e nonostante la assenza del controllo analogico progressivo a 270 gradi del coin-op. Ciò nondimeno vi è la possibilità di utilizzare il volante ufficiale Sega (già preziosissimo in Outrun Saturn), che rende sensibile la fase di sterzata e quindi naturale la manovrabilità generale degli automezzi. Il controllo via joypad è ottimizzato. Ergo, ci si dimentichi pure della precisione ottenibile sul coin-op, benché con la praticanza sia fattibile ottenere un accettabile livello di guidabilità. Hiroshi Miyauchi. Esatto, le musiche. Leggendarie, oseremmo dire, che ovviamente sono presenti sia in versione originale che in opzione di arrangiamento, come da tradizione della collana Sega Ages. Opzoni. Non abbondanti, ma comunque hanno fatto in tempo a inserire una modalità Grand Prix che è una ottima alternativa all'Arcade Mode, quando si completano i cinque tracciati standard. Power Drift vive ancora. Lo si acquisti d'urgenza assieme ad Outrun ed After Burner II.
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PRO |
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Tecnicamente rivoluzionario |
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Estremamente giocabile |
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Assai longevo |
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CONTRO |
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Nulla di rilevante da segnalare |
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