| STRIDER
1&2 L'ultimo avvistamento di Strider risale al lontano 1994,
quando Nec Evenue ne produsse in collaborazione con Capcom una versione potenziata per PC
Engine Arcade Card. Adesso, a sei anni da quest'ultima e a più di dieci dall'arcade,
Strider ritorna a Noi in una nuova e sfolgorante veste tridimensionale. E vi è sostanza,
vi è il rispetto per il mito nonostante le nuove grafiche viste in prospettiva System
12, la scheda attraverso cui si è giunti su Playstation a continuare le avventure
del videogioco Capcom entrato nella leggenda. Sulla confezione è riportata la scritta
"Strider 1 & 2" per rilevare la presenza dell'episodio
originale, che è tra l'altro riprodotto pari all'arcade. Si tratta di una raccolta,
essenzialmente. Ed assume un importante valore storico, la raccolta, in quanto
attestazione di uno stile di gioco difficilmente imitabile anche adesso, ancorché di
platform in bidimensione ne vengano prodotti due in un anno, se va bene. Strider vince.
Strider 2 vince. Capcom li mette assieme e ritorna alla storia.
Si cominci quindi in enunciazione del nuovo Strider
2, che si presenta discretamente bene agli occhi del novello platformer
infarcito come appare di poligoni texture-mappati di largo fregio, anche se come vi
esporremo a breve la struttura di gioco è rimasta praticamente immutata rispetto al primo
Strider. Si prenda Klonoa di Namco, o prima ancora Pandemonium; ora si
osservi Strider 2 e non ci si venga a dire che non sono simili, fatte le dovute
proporzioni, ché Pandemonium era brutto forte. L'ultima creatura Capcom è il
classico platform pseudotridimensionale, genere ibrido che può dirsi nato con la
Playstation e che probabilmente terminerà con essa. Retrogamer.it non ha mai visto di
buon occhio il tentativo di rendere attuale un genere che è di per sè valido, e che per
questo non ha bisogno di infarciture poligonali per dimostrare la sua funzionalità.
Strider 2 è un gioco assolutamente bidimensionale. E, quindi, stilisticamente retrò. E
possiamo affermare di esserne rimasti assai colpiti soprattutto perché, poligoni
permettendo, i movimenti del protagonista così come la velocità con cui l'azione prende
forma risultano sfrenati declamatori del referente in 2D. D'altra parte Hiryu è ancora
bidimensionale. E' il resto che gira in 3D. Gli sfondi. E ancora, la dislocazione dei
livelli e l'annesso design omaggiano in modo abbastanza evidente il precursore,
benché larga parte dei nemici e dei guardiani sia differente. Sound convincente.
Strider 2 propone accompagnamenti musicali d'estrema
azione, di larga fantascienza e distorsione, di stoner metallico, di fascinazione
futurista. Gli effetti si mantengono nella norma, senza eccellere ma risultando adeguati
al contesto. Un action game nel complesso di alto livello, che non mancherà di
entusiasmare gli estimatori del gioco a piattaforme tradizionale e...stop, poiché v'è da
parlare di Strider, del primo. Anzitutto, se la Signoria Vostra è disinteressata alla
descrizione di uno dei più radicali videogiochi di sempre, tronchi la lettura e passi
oltre. Strider (uno) reclama rispetto, contemplazione. Pertanto la sua sola presenza
all'interno della collezione basterebbe a giustificarne l'acquisto, eppure è opportuno
rendere le motivazioni per cui l'action game della Capcom è tuttora
definibile come esperienza arcade universale e definitiva. Non è che si è portatori
della verità assoluta (anzi, sì), ma si tenterà comunque di isolare i fattori
scatenanti che hanno reso immortale, seminale il balzare giovanile dello Strider.
Riteniamo che l'animazione del protagonista sia il contrassegno degli anni Ottanta: il
salto acrobatico, la scivolata e la facoltà di restare incollati al soffitto tramite un
appiglio lo rendono icona del nuovo platform, quello che si poneva a reazione
della politica divertentista di Nintendo. Vaffanculo a Super Mario, sembra affermare
Capcom quando disegna la palla metallica antigravitazionale e quando impone il serpente
comunista del primo livello. E ancora il sonoro, con queste musiche trascinanti e
avvolgenti all'atto dell'atterraggio sui minareti, sulla Neo-Stalingrado traversata dai
riflettori, completa assoluto la fantascienza delle grafiche CP System 1. Il
gameplay è ovviamente tarato alla massima cattiveria, ma anche a livello di difficoltà
inferiore si subirà la legge del coin-op Capcom che prende il casual gamer e lo
riempie di mazzate. E allora no, non bisogna sottostimare il potere di questa collection.
Strider 1&2 insegna che vi è una sola Capcom e un solo platform.
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