TAITO MEMORIES VOL. II: GEKAN

lastbladecover2.jpg (33437 bytes)In una compilation come questa la mancanza di un titolo come Arkanoid è decisiva. Abbiamo ancora venticinque titoli, buona quantità, ma fatichiamo a trovarne uno che innalzi a status il valore di Taito Memories Vol. II Gekan. In realtà persiste uno schieramento di opere dal discreto valore, di quelle che venti anni fa notavi in sala per la grafica sgargiante e ci facevi una partita veloce. Salvo il caso di Operation Wolf, che pur presente non ottiene il trattamento che un gioco di tale portata avrebbe meritato: niente supporto della Guncon, con noi lì a cercare di sparare col Dual Shock e con il mirino che se ne va per cazzi suoi. Risultato: si passa oltre. Possibilmente su Chase H.Q., che abbiamo rigiocato volentieri l'altro giorno e di cui non ricordavamo la brillante colonna sonora. Nei panni di un super agente dovremo intraprendere degli inseguimenti ad alta velocità e speronare l'auto incriminata, precisamente una per livello. La interessante novità del coin-op Taito stava, nell '88, nella proposizione di un sistema corsistico a doppia faccia, tradizionale nella prima parte (alla Outrun) e d'azione nell'ultima, in cui, entro cinquanta secondi, si doveva buttare fuori strada la autovettura del malvivente. La stessa veniva intesa come boss finale, visto che presentava la tipica barra dell'energia residua. Un gioco molto Miami Vice e vestiti di lusso delle cut-scenes.

Bubble Simphony (1994) è Bubble Bobble con la grafica attualizzata, ma bisogna dire che continua a fare il suo sporco lavoro nonostante lo schema non attualissimo. Giocarvi con un amico, mansione da riscoprire nell'era del multiplayer online, crea un divertimento retrò interessante malgrado la ripetitività di alcuni livelli. Full Throttle è un'altro titolo di guida dell '88, ma al contrario di Chase H.Q. è passato abbastanza inosservato dalle sale giochi. E non è difficile capire perchè: grafica piuttosto piatta, velocità non elevatissima, tecnica ampiamente inferiore ad Outrun e latente senso di noia. Rainbow Islands Extra, invece, la noia la tiene lontana, ma riteniamo che per scelte estetiche il primo Rainbow Islands sia inarrivabile. Riguardo gli sparatutto, Megablast propone questo quadripod per assecondare un gameplay orizzontale non standardizzato, in quanto i nemici attaccano da tutti e quattro le direzioni. In verità il gioco risulta abbastanza sbilanciato nel livello di difficoltà, se ne consideriamo la semplicità nelle fasi di gioco centrali e l'improvviso (sproporzionato) picco di ostilità durante lo scontro con i guardiani finali. Apprezzabile ma nulla più. Thunder Fox è un ibrido via terra: tra picchiaduro a scorrimento e sparatutto, guideremo questo eroe muscoloso alla distruzione degli schermi e di nemici molto bastardi. Titolo giocabile a sufficienza, ma sofferente in personalità, surclassato nettamente da capisaldi come Shinobi e Ninja Warriors.

E poi che resta. Non molto, diremmo. Titoli sbrigativi, minimali, da rapido consumo. Ad esempio lo stesso Rastan III, nome altisonante, ce la mette tutta a far rimpiangere i primi due episodi, pure nelle buone caratterizzazioni dei protagonisti. Il cambio di genere ludico, che dal platform passa al picchiaduro alla Golden Axe, denuncia la difficoltà di Taito nel gestire la struttura di gioco di cui Capcom era leader assoluta. Final Blow, se non altro, raggiunge un discreto stadio di frenesia tra ganci e montanti, ma anche in questo caso la grafica, ottima, non coincide con una giocabilità altrettanto efficace. Il grezzo Master Of Weapon sarebbe anche un buon titolo, dato l'evoluto sistema di sparo a lock-on (che avrebbe in seguito ereditato Rayforce), se solo Taito non avesse ancora una volta ignorato la possibilità di ribaltare la TV. Sulla scia del "vorrei ma non posso" appare Night Striker, poderoso dal punto di vista estetico, ma goffo nella riproposizione dei meccanismi che furono di Space Harrier. Da rilevare, comunque, la ottima colonna sonora che accompagna i livelli e una atmosfera futuristica di indubbio spessore scenografico. La fiera dell'insipido si ha con i titoli più datati: Field Goal, Phoenix, Polaris e Buggy Challenge, in particolare, fanno rimpiangere alla grande i primi due volumi della saga generazionale di Taito. In realtà Plump Pop sa essere carino, a suo modo, ma parlare bene di un gioco simile sarebbe un affronto alla storia, prima che alla Taito. Quindi il secondo volume della seconda Taito Memories generalmente delude. Essendovi stata la possibilità di scegliere liberamente quali titoli inserire nella compilation, francamente non riusciamo a spiegarci la presenza di molte delle opere proposte, e soprattutto la assenza di titoli che a tutt'oggi reclamano una riproposizione ufficiale. Inoltre, Taito insiste nell'ignorare le richieste del potenziale acquirente, evitando ancora una volta di ottimizzare i titoli che utilizzavano la pistola e gli sparatutto a visualizzazione verticale. Il "Dignitoso" di fine pagina, che non equivale a una bocciatura, è dovuto ai vari Chase H.Q. (qui almeno si può usare il volante GT Force), Rainbow Islands Extra, Bubble Simphony e Megablast, che di fatto salvano una raccolta comunque priva di una reale personalità. Da acquistare solo per scopi collezionistici e preferibilmente a prezzo ridotto su qualche discount Ebay. Ma in assenza di tali condizioni è meglio tornare sul Mame.

 

 

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PRO

Chase HQ, Rainbow Islands Extra,

Bubble Simphony, Megablast

Compatibile col GT Force

CONTRO

Ancora assente il TATE Mode

Operation Wolf non supporta la

Guncon

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