TECMO
CLASSIC ARCADE I giovani di oggi, si sa, pensano
alle belle macchine, alle puttane, ai locali alla moda. E' forse per questo che Tecmo
Classic Arcade, ad oggi, non ha ottenuto una sola valutazione che gli rendesse
giustizia. Precisiamo che la collection è ben lontana dal potersi raffrontare ai Capcom
Classics o ai Taito Memories, ma ciò non toglie che la superficialità delle neo-testate
videoludiche abbia portato a una generale sottovalutazione di quella che è,
indubbiamente, una "chicca" imperdibile per l'intenditore. Si è fatta attendere
questa collection. La abbiamo quasi invocata dopo l'uscita della Tecmo Hit Parade
per Playstation 2, che piuttosto inspiegabilmente conteneva solo alcuni dei titoli
proposti ora su XBox (mancava un certo Rygar....). E non si tratta di titoli di
secondo piano, perchè se escludiamo due, tre opere abbastanza trascurabili, ciò che
resta per le mani è una manciata di videogiochi arcade indimenticabili, che hanno fatto
la storia di Tecmo e che tutt'ora rappresentano degnamente quella giocabilità spartana e
assoluta delle sale giochi di fine anni '80. La classe non manca: Bombjack e
Solomon's Key, realizzati dalla geniale mente di Michitaka Tsuruta,
perseguono un concept altamente flessibile, che mescola agilità e astuzia. Il
primo (link),
celeberrimo tanto in sala quanto a livello domestico - grazie a una serie di ottime
conversioni - si prostra alla giocabilità essenziale con l'omino che vola e raccoglie le
bombe. Il secondo mescola il puzzle con il platform in una visione funzionale ed elegante,
che vede un mago creare e disfare i mattonicini che decreteranno il percorso verso la
"chiave" e quindi la via di entrata al livello successivo.
Tecmo Classic Arcade "rimedia", seppure tardivamente, ad alcuni imperdonabili errori commessi da Tecmo ai tempi delle console a sedici bit. Uno di questi fu l'avere deciso di non realizzare, sia per Rygar (link) che per Tehkan World Cup (link), delle "tecnicamente possibili" conversioni per Megadrive. Solo il primo ottenne un eccellente adattamento per l'X68000 di Sharp, con il secondo che rimase nel territorio degli arcade senza mai approdare su piattaforma domestica alcuna. Oggi sorridiamo perchè, finalmente, i due giochi approdano su di una console per la prima volta - da qui l'importanza di questa raccolta proprio per la rarità dei titoli proposti - e in veste di un naturale arcade perfect. Rygar lo abbiamo amato, nei tempi gloriosi che furono. Nel 1986 era qualcosa di stupefacente, soprattutto per la realizzazione tecnica all'avanguardia, e tuttavia riesce a difendersi anche adesso sul fronte del divertimento, grazie alla spassosa possibilità di saltellamento sui nemici e all'upgrade radicale del diskarmor. Tehkan World Cup (Tecmo Cup) è anche bello spassoso, irrealistico fino al parossismo, con falli azzerati e pallonate devastanti, e proprio per questo fautore di una giocabilità spaccaossa con tutti i trucchi di questo mondo utili per trovare la via del goal. Su Strato Fighter è altresì giusto soffermarsi per riabilitarlo della incompetenza con cui la stampa internazionale lo ha liquidato. Uno sparatutto notevolissimo, diciamo noi. Uno sparatutto dalla grafica sontuosa e dal design raffinatissimo, affatto simile ad R-Type (come è stato erroneamente asserito) per evoluzione dello scorrimento e upgrade armamentario. Gli scontri con i boss finali restano memorabili: alcuni di essi sono a tutt'oggi da esempio se si vuole conferire terrore nel giocatore che spara, e complessivamente ci ritroviamo con un titolo da valutare con un 88/100. Star Force, invece, scrolla in verticale un po' come Uridium, ma non vi ritroviamo il medesimo stile visionario, pur riconoscendogli una giocabilità tutto sommato accettabile. Un titolo nella media, ma nulla più..... Tecmo Classic Arcade è una raccolta "essenziale". Pur non presentando una folta schiera di titoli, custodisce al suo interno le fondamenta di una software house, la Tecmo appunto, che è riuscita non solo a sopravvivere alla crisi ideologica post-Playstation, ma anche ad affermarsi nel presente con alcune produzioni di altissimo livello (vedi la saga di Dead Or Alive e Ninja Gaiden). Possiamo quindi perdonare a Tecmo la intrusione, nella raccolta, di Pinball Action e Swimmer, due giochi francamente orribili, che anche con la attenuante di appartenere a un periodo embrionale (inizi anni '80), non riescono a distinguersi neppure sul fronte della giocabilità elementare. Noioso il flipper, che offre scarsa frenesia e un mediocre bilanciamento della difficoltà, e inguardabile su tutti i fronti il secondo, che vede questo nuotatore superare le insidie di un fiume scarnificato e incomprensibile, possiamo concludere che entrambi appartengano al periodo oscurantista della Tecmo. Con Senjyo (1983) cominciamo a ragionare, visto che per tecnica il titolo si difendeva piuttosto bene: sparatutto in soggettiva con effetti di scaling, si distingueva per una buona giocabilità di puntamento, per quanto fosse penalizzato da una eccessiva lentezza della azione. Retrocedendo di due anni, vi troviamo invece Pleiads, una sorta di variante di Space Invaders, con grafica leggermente più curata e ritmo più sostenuto. Nulla di trascendente, ma diciamo che in quel periodo vi era di molto peggio in giro. L'ultimo tassello, e piuttosto pregiato, è Tecmo Bowl (1987), simulazione di football americano inquadrata in wide screen per accogliere i quattro giocatori simultanei previsti dalla azione. Naturalmente si può giocare anche in singolo, ma diciamo che le potenzialità (di fatto immense) del gioco vengono esternate con una sana partita in multiplayer. Tecmo Bowl è un grande gioco sportivo dal divertimento immediato, che se qui da noi non ha riscosso grande successo (avrebbe però spopolato in USA) è solo perchè un anno prima era uscito Tecmo Cup, che almeno fino al 1989 sarebbe restato il punto di riferimento arcade dei giochi di calcio. Ordunque, questo è il contenuto materiale della raccolta, ma non è tutto. Difatti si è provveduto all'inserimento di svariati extra in una sezione appositamente creata; vi troveremo, navigandovi, tutti i cimeli riguardanti i titoli proposti, dai flyers agli stick del cabinato, fino ai manuali forniti con le schede originali. Riguardo le opzioni, Tecmo Arcade offre la possibilità di configurare la TV attuando uno zoom dell'immagine, qualora si fosse infastiditi dai leggeri bordi neri presenti alle estremità della schermata (inevitabili per via del tipo di monitor, leggermente allungato, utilizzato originariamente in sala giochi), ma vi consigliamo di non operare alcuna modificazione, dato che alla fine l'adattamento del quadro non è affatto fastidioso. Alquanto fastidiosa, invece, è la assenza di una qualsiasi opzione di configurazione dei tasti, che restano fissi senza possibilità di sistemazione customizzata. E che altro dire. Certo, al posto di Swimmer e Pinball Action avremmo preferito un Final Star Force, o un Back Fire, o un Silk Worm o un V-Goal. Ma non disperiamo del tutto, e finchè Tecmo resta in vita vi è sempre speranza che prima o poi se ne esca con una compilation "definitiva". In conclusione abbiamo undici arcade riprodotti alla perfezione - anche nel sonoro leggermente stridulo dei primi output non stereofonici - selezionabili in una schermata creata ad hoc, che rappresenta in realtà un tocco di gran classe (anch'esso passato inosservato) che simula l'ambiente della tipica sala giochi, con i rumori dei coin op che si sovrappongono cagionando quel gran mal di testa che ci portiamo dietro ancora oggi. Tecmo Classic Arcade è un pezzo di innegabile storia dei videogiochi perpetrato da una software house tutt'altro che mediocre (tutt'altro che mediocre), la cui ideologia ha sempre attinto dalla giocabilità arcade delle "sorelle" Capcom e Taito senza smarrire, in ogni caso, la unicità delle origini.
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PRO |
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Non solo Rygar e Solomon's Key |
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Ottimo menu di selezione |
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Giocabilità arcaica ma raffinata |
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CONTRO |
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Swimmer e Pinball Action |
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Non si possono configurare i tasti |
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