BALDR
FORCE EXE Seppure ufficialmente defunto, il Dreamcast mantiene ancora un suo ristretto
mercato nella terra del sol levante. Lo dimostrano alcuni titoli usciti di recente, di
qualità piuttosto elevata, che riescono a entusiasmare una comunità "a
spirale" comunque assortita anche in Europa e America. Così dopo l'annuncio di
Alchemist, occorso in primavera, di un nuovo titolo in produzione per il 128 bit della
Sega, praticamente tutti gli appassionati avevano cominciato a contare i giorni. Sui
principali siti di importazione parallela era già possibile prenotare il titolo, fatto
che rassicurava sulla affidabilità di una software house sconosciuta alla
maggior parte degli utenti Dreamcast. Baldr Force EXE, questo il nome del
gioco, è un simulation shoot'em up, cioè un titolo che mescola lo sparatutto a
quel genere di avventura sentimentale nato con Tokimeki Memorial. Il tentativo è
indubbiamente interessante. Resta da vedere fino a che punto il fitto giapponese
scoraggerà il giocatore medio, che solitamente è irritato dai kanji e non regge il fatto
di non poter comprendere i dialoghi. Il limite di Baldr Force EXE è questo. Unica traccia
di inglese nei sotto-menu dei robot: troppo poco.
Fatta scorrere la spettacolare presentazione, completamente
cantata, saremo indotti a cominciare direttamente dalla modalità di gioco principe, visto
che le rimanenti appaiono non selezionabili. Ciò significa che per potere usufruire dei Survival
Mode, Hell Mode, CG Mode, Scene Mode e Sound Mode dovremo
ultimare il gioco. Come menzionato la parte testuale è completamente in giapponese,
quindi scordatevi pure di riuscire a comprenderne gli intrecci (a meno che non siate a
conoscenza della lingua) e, piuttosto, cominciate a riscaldare il pollice perchè vi
attendono lunghi momenti di skipping delle stringhe sovraimpresse. Snervante,
senza dubbio, ma saremo ricompensati dalle sezioni arcade di intermezzo, che costituiscono
una parte essenziale del gioco: robot dal design raffinato, fracasso continuo,
arene e battaglie all'ultimo cingolo. A ogni tasto del pad è assegnato un particolare
attacco, e potremo sperimentare ogni sorta di combinazione in un tutorial che precede ogni
combattimento. Sarà possibile potenziare gradualmente i colpi dei mech, mentre il livello
di esperienza si accrescerà in base alla tecnica che saremo in grado di esprimere.
Muovere i meccanismi è molto semplice: con lo stick analogico si aziona la propulsione
veloce, che segue prospetticamente ogni obiettivo, e con la croce direzionale si ottiene
il movimento standard. Eccellente il modo in cui i progettisti hanno implementato tutte le
dinamiche dei robot....
L'opera di distruzione, alla fine, risulta assolutamente
gratificante. Potremo sparare cannoni ripetitori mentre ci allontaniamo lateralmente, o
indietreggiando. Sarà possibile attivare delle spettacolari super mosse, di tipo
ravvicinato, che ridurranno i nostri nemici in un ammasso di lamiere. Ma dovremo
consideare anche il surriscandamento delle armi, che se utilizzate continuamente vanno in
sovraccarico costringendoci ad attenderne il raffreddamento. Se il gioco fosse stato
unicamente costruito attorno alla fase arcade staremmo quì a discutere su di un
capolavoro. Purtroppo una consistente, invadente, presenza di dialoghi ci precluderà
quella che è, a nostro avviso, la struttura portante del titolo Alchemist. Una struttura
basata sui coinvolgimenti emotivi dei protagonisti, su vicende che potremo solo intuire
dalle loro espressioni facciali. Restano in ogni caso le modalità aggiuntive, pensate per
assecondare una successione più arcade (leggi Survival Mode ed Hell Mode),
che una volta ultimato il gioco potranno garantirci un divertimento sì effimero ma più
immediato. Sulla tecnica grafica i programmatori si sono espressi su livelli eccellenti.
Che dire, tutti i filmati in CG sono semplicemente grandiosi, la grafica in game presenta
un rendering dei robot dal dettaglio maniacale, il mechanical design così
come il character design raggiungono vette probabilmente ancora inesplorate per
il Dreamcast e le animazioni, rigorosamente a 30 fps, si distinguono per una corposa
quantità di fotogrammi. Magnifica la parte sonora, che si avvale di una orchestrazione techno-metal
veramente ispirata e di effetti poderosi, estremamente meccanici, che durante gli
scontri garantiscono una reale immersione acustica. Non fosse per l'impedimento
linguistico, detto Baldr Force EXE sarebbe un cult.
|
 |