BLUE
STINGER Blue Stinger si presentava, qualche mese dopo il lancio giapponese del Dreamcast,
quale alternativa alla blasonata saga di Resident Evil. In fase di realizzazione Climax
Graphics aveva diffuso incoraggianti immagini di preview, molto promettenti in termini
grafici e che lasciavano presagire un successo abbastanza scontato. Che poi non andò
propriamente così è scritto nella storia, ma forse sono ancora in molti a non conoscere
del tutto la genesi di questo gioco. Che, sorretto dall'entusiasmo iniziale che si era
creato attorno al Dreamcast, riuscì ad affascinare una platea che attendeva trepidante un
valido avversario al survival horror della Capcom. Il balzo tecnologico dai
giochi a 32 bit risultava subito evidente per via della alta risoluzione e della nitidezza
delle textures, ma alla fine Blue Stinger fu liquidato abbastanza in
fretta dalla critica specializzata, che non trovando nel titolo Climax un "nuovo
Resident Evil" decise che fosse un mediocre ibrido non degno di attenzione. In
realtà, pur nei suoi evidenti limiti strutturali, Blue Stinger offre un discreto
divertimento e si lascia interagire con buona disinvoltura lungo tutta la sua durata.
Cominciamo dai difetti: stringato, a volte superficiale,
tecnicamente incompleto. I ragazzi della Climax non hanno fornito reale spessore alla
atmosfera di gioco, puntando sull'horror game senza insinuare il tarlo dello spavento
ansimante. Procedere per le claustrofobiche aree avrebbe dovuto cagionare quel senso
indefinibile di angoscia, solitamente indispensabile per un survival game. Ma, forse per
via della sua struttura volutamente immediata, il tutto si limita a uno sparo
intermittente con ricarica energetica e munizioni a volontà. Niente preoccupazioni se si
eccede con le scariche, perchè di lì a breve potremo ricaricarci negli appositi check
point. Riguardo gli enigmi, sembra che i programmatori li abbiano inseriti giusto per non
contravvenire a una regola, perdendo a nostro avviso l'occasione di direzionare il titolo
verso una interazione prevalentemente arcade e quindi non soggetta a gravose pause sul
gameplay. Lì dove Resident Evil riusciva a calare il giocatore nella atmosfera horror
più esasperata, Blue Stinger cerca un po' goffamente di costruire una sottotrama
fantascientifica che stride, in qualche modo, con la mostruosità spaventevole dei nemici.
Le sequenze più appaganti sono giustappunto quelle dei combattimenti, se consideriamo che
nelle fasi esplorative non vi sarà gran che da fare, se non spostare casse e assolvere a
meccaniche tipicamente ruoliste. Tecnicamente parlando il survival di Climax
fallisce nella caratterizzazione....
Accade infatti che i protagonisti siano disegnati
grossolanamente, risultando piuttosto blocchettosi alla vista e per altro animati in modo
appena sufficiente. I disegnatori si sono preoccupati più del mostrario che del contorno,
così da presentarci un contesto scenografico efficace solo a metà. Inoltre la gestione
virtuale delle inquadrature è regolata da principi a dir poco discutbili, che
pregiudicano la giusta angolazione di sparo e mettono a dura prova il nostro sistema
nervoso. Capiterà di dovere districarsi in situazioni in cui il protagonista sarà a mala
pena visibile, mentre orde di mostracci ci attaccano, senza sapere come e dove sparare.
Non possiamo a ogni modo non rilevare l'ottima qualità delle textures, una pulizia
grafica prima di allora impensabile, una realizzazione degli sfondi piuttosto ispirata.
Blue Stinger non è un titolo da buttar via. Se si sorvola sulle pecche appena menzionate
ci si ritrova un titolo sicuramente giocabile, divertente a tratti e molto longevo.
L'interscambiabilità dei due protagonisti avvolge il titolo di una ottima originalità,
offrendo situazioni ludiche discretamente diversificate. Blue Stinger è un titolo che va
valutato nel suo complesso, tenendo conto del periodo in cui fu realizzato e delle
innovazioni (grafiche e strutturali) che nonostante tutto apportava. Da segnalare un
sonoro decisamente riuscito, che grazie all'impianto Yamaha del Dreamcast offre sprazzi di
eccellenza nelle musiche, tutte assolutamente cinematografiche, e di distruzione negli
effetti. Che dire, Blue Stinger è uno dei titoli di prima generazione
del Dreamcast, e in quanto tale soffre della inesperienza dei programmatori al cospetto di
un hardware ancora giovane e tutto da esplorare. Ma nonostante ciò, pensiamo che ancora
oggi sia in grado di offrire un divertimento fondamentalmente apprezzabile nei suoi
momenti più splatter.
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