D2 D2 è un Survival Horror atipico. Non poteva
essere altrimenti, visto che si tratta di un parto del genio (malato, ma pur sempre genio)
di Kenji Eno. Inizialmente concepito per M2 e solo dopo
il fallimento della stessa slittato per Dreamcast, il 3° capitolo (ma solo
cronologicamente) di una ipotetica trilogia composta inoltre da D ed Enemy Zero, D2
si presenta come un cocktail micidiale di generi videoludici che miscela
sapientemente parti di esplorazione alla Resident Evil, un sistema di combattimenti
casuali di chiara matrice RPG, e scontri in puro stile FPS. Dopo uno spettacolare filmato
introduttivo ci troveremo ad impersonare gli eleganti (ma poco pratici: stare nella neve
con un tailleur non dev'essere molto salutare) panni di Laura Preston
che i più attenti ricorderanno come la protagonista dei precedenti due giochi. Il
comparto grafico, a parte l'FMV iniziale, non ha un impatto così massiccio come ci si
sarebbe potuti aspettare da uno dei primi giochi a 128 bit.
Le sessioni esplorative nella neve non colpiscono nè per
varieta', nè per dettaglio. Durante le nostre peregrinazioni nelle vaste distese bianche,
decisamente monotone seppur evocative, la nostra eroina
dovrà fronteggiare, attraverso dei combattimenti casuali, dei mostruosi mutanti dalle
forme più bizzarre, ovviamente attrezzata con un arsenale di tutto rispetto. Si tratta di
una meccanica di gioco per certi versi anticipatrice dei tempi, poichè uno schema simile
è stato poi ripreso dalla Capcom per il suo Killer 7. Detti scontri sono
decisamente facili ed è molto difficile giungere il Game Over. Inoltre svariati medikit
si renderanno disponibili per le varie location e, tramite un fucile da caccia, Laura
potrà cacciare la fauna locale e farsela alla griglia (non scherzo!). Una volta arrivati
negli ambienti chiusi D2 sfodera graficamente il suo meglio, proponendo scenari
dettagliatissimi, esplorabili tramite un gameplay "guidato" che ricorda Myst,
con la possibilita' pero' di guardarsi attorno tramite una telecamera libera. In alcuni
frangenti il realismo è tale (decisamente spaccamascella la casa del prete, così fitta
di texture da far paura) che quasi si stenta a credere che un tale prodigio potesse girare
nell'ormai lontano 1998.
Il comparto sonoro propone musiche angoscianti eseguite al
piano (Eno stesso è un pianista) volutamente ripetitive, per costituire assieme agli
orribili gemiti delle creature che tormenteranno la nostra avventura un tappeto sonoro
devastante. Si crea infatti, col passare del gioco, un atmosfera esageratamente ossessiva
e apocalittica che, accompagnata da una trama ricolma di bachi narrativi (probabilmente
neanche Eno sarebbe in grado di spiegare cosa gli passasse per la testa) e costellata da
personaggi uno piu' assurdo dell'altro, costituisce paradossalmente il punto di forza del
gioco. Chiudono il cerchio abbondanti dosi di squartamenti e esplosioni viscerali: i fan
dello splatter sono avvertiti, D2 non si esime dal mostrare nulla; il tripudio della carne
tormentata è rappresentato senza censure (in realta' solo la versione Giapponese è
l'unica integrale) e in tutta la sua truculenza. Corpi nudi straziati, tentacoli fallici
squartatori, teste staccate e mutilazioni abbondano in questa avventura a tinte forti. Vi
è da dire che, nonostante sia suddiviso in 4 Gd-Rom, il gioco è terminabile con una
certa facilità. Le sessioni di gioco sono inoltre intervallate da filmati molto lunghi,
cosichè il tempo effettivo di interazione si riduca a poche ore, ma per un atmosfera
simile, piu' unica che rara, siamo tutti disposti a fare qualche sacrificio. E' a suo modo
un opera d'arte contemporanea questo D2, e come tale puo' essere di difficile
comprensione e per nulla gratificante. Ma se per una volta lasciamo che il gioco prenda il
sopravvento sulla nostra ragione e ci maltratti, allora scopriremo tutto cio' che di buono
questo titolo ha da offrire.
Perchè D2 è un gioco che ti ferisce nel cervello, vi si insedia, e non se ne va più.
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