EVOLUTION: The World of Sacred Device

evolutioncover2.png (42972 bytes)Evolution, RPG di matrice nipponica sviluppato da Sting e uscito nel 1999, riusciva a trovare inaspettata gloria in virtù delle scarse alternative che Dreamcast offriva, in quel periodo, nel campo dei giochi di ruolo. Solo successivamente Evolution sarebbe finito nel dimenticatoio, oscurato dalla luminescente grandezza di Grandia 2 e Skies of Arcadia. Il titolo Sting tuttavia, basandosi su un sistema di gioco tradizionale in riferimento alla tipologia di appartenenza, riusciva a venire in contro alle esigenze di un'utenza in cerca di esperienze ruoliste tendenti al classico. Sebbene la grafica non facesse gridare al miracolo, il tratto che faceva la differenza era facilmente identificabile nelle texture, che sarebbero rimaste il punto di forza della tecnologia Dreamcast.

Sebbene il titolo sia ambientato alla fine del 1930, lo studio di un'antica civiltà molto evoluta ha comportato una contaminazione tecnologica e la conseguente creazione di alcuni attrezzi avveniristici. Coloro che hanno la fortuna di possedere questi strumenti (chiamati Cyframe) possono fregiarsi del titolo di avventurieri. Questi individui sfruttano il loro Cyframe come alleato per sopravvivere nel corso dei pericolosi incarichi commissionati dalla Società, cioè l'organizzazione istituita per studiare l'antica civiltà. Il protagonista del gioco è un giovane di nome Mag Launcher, erede di una stirpe plurisecolare di famosi avventureri. Il suo lavoro consiste nel cercare vecchi manufatti e rivenderli all'istituto di ricerche archeologiche situato nel centro della sua città. Tali circostanze lasciano immaginare come si concretizzi la struttura di gioco, che si evolve nel più canonico dei percorsi, ossia alternando lunghe sezioni basate sui combattimenti a turni all'esplorazione dei dungeon. I brevi stralci di vita cittadina si consumano dialogando coi diversi abitanti, attingendo al negozio per rinnovare il proprio armamentario e infine nel farsi assegnare un altro incarico, che si materializza immediatamente nell'esplorazione del dungeon successivo. Avvicendamento ludico più marcato del solito, in quanto il mondo di Evolution ci mette a disposizione una sola città esplorabile più e più volte.

L'azione di gioco è dunque improntata sui combattimenti, che fortunatamente sono tenuti in piedi da un battle system ben realizzato, seppur semplicistico. Possiamo dilettarci con attacchi standard, attacchi speciali, utilizzo di oggetti e spostamento in chiave strategica del proprio party durante i combattimenti stessi. Le battaglie non hanno luogo tramite i tradizionali scontri casuali, bensì attraverso lo scontro fisico con nemici che appaiono distintamente su schermo, risultando all'occorrenza tranquillamente evitabili. Nota positiva a cui si contrappongono, purtroppo, i dungeon generati casualmente: ciò significa che ogni volta che faremo il nostro ingresso in un labirinto esso assumerà diverse sembianze. Ciò comporta una scarsa ricchezza scenografica con conseguente piattezza visiva e strutturale di ogni singolo dungeon. Il gruppo controllabile dal giocatore è formato da un massimo di tre personaggi, che comprendono il già citato Mag, l'enigmatica Linear (personaggio intorno al quale ruota gran parte della vicenda) e infine un ulteriore personaggio arruolabile a scelta. A proposito della trama, va detto che la componente narrativa è del tutto non intrusiva e tarda a prendere sviluppi consistenti, tuttavia la pregevolezza dei numerosi dialoghi riesce a dotare i personaggi della giusta caratterizzazione, rendendoli solo in alcuni casi eccessivamente stereotipati. In questo ambito l'elemento di maggiore interesse che fa emergere questo Evolution dalla mediocrità risulta essere il tono stesso delle scanzonate conversazioni e l'atmosfera di leggera ironia che si respira fin dalle prime battute. La storia è stata dunque in parte trascurata per evidenziare il clima divertito con cui i personaggi interloquiscono e si lanciano spensierati nelle loro avventure. Scelta che circoscrive la produzione Sting nello spettro dei giochi di ruolo "normali".

 

 

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PRO

Grafica graziosa

Immediato coinvolgimento

Buon battle system

CONTRO

Una sola città...

Un po' troppo lineare

                         

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Note di produzione