EVOLUTION:
The World of Sacred Device Evolution, RPG di matrice
nipponica sviluppato da Sting e uscito nel 1999, riusciva a trovare inaspettata gloria in
virtù delle scarse alternative che Dreamcast offriva, in quel periodo, nel campo dei
giochi di ruolo. Solo successivamente Evolution sarebbe finito nel
dimenticatoio, oscurato dalla luminescente grandezza di Grandia 2 e Skies of
Arcadia. Il titolo Sting tuttavia, basandosi su un sistema di gioco tradizionale in
riferimento alla tipologia di appartenenza, riusciva a venire in contro alle esigenze di
un'utenza in cerca di esperienze ruoliste tendenti al classico. Sebbene la grafica non
facesse gridare al miracolo, il tratto che faceva la differenza era facilmente
identificabile nelle texture, che sarebbero rimaste il punto di forza della tecnologia
Dreamcast.
Sebbene il titolo sia ambientato alla fine del 1930, lo studio di un'antica civiltà molto
evoluta ha comportato una contaminazione tecnologica e la conseguente creazione di alcuni
attrezzi avveniristici. Coloro che hanno la fortuna di possedere questi strumenti
(chiamati Cyframe) possono fregiarsi del titolo di avventurieri. Questi individui
sfruttano il loro Cyframe come alleato per sopravvivere nel corso dei pericolosi incarichi
commissionati dalla Società, cioè l'organizzazione istituita per studiare l'antica
civiltà. Il protagonista del gioco è un giovane di nome Mag Launcher, erede di una
stirpe plurisecolare di famosi avventureri. Il suo lavoro consiste nel cercare vecchi
manufatti e rivenderli all'istituto di ricerche archeologiche situato nel centro della sua
città. Tali circostanze lasciano immaginare come si concretizzi la struttura di gioco,
che si evolve nel più canonico dei percorsi, ossia alternando lunghe sezioni basate sui
combattimenti a turni all'esplorazione dei dungeon. I brevi stralci di vita cittadina si
consumano dialogando coi diversi abitanti, attingendo al negozio per rinnovare il proprio
armamentario e infine nel farsi assegnare un altro incarico, che si materializza
immediatamente nell'esplorazione del dungeon successivo. Avvicendamento ludico più
marcato del solito, in quanto il mondo di Evolution ci mette a disposizione una sola
città esplorabile più e più volte.
L'azione di gioco è dunque improntata sui combattimenti,
che fortunatamente sono tenuti in piedi da un battle system ben realizzato, seppur
semplicistico. Possiamo dilettarci con attacchi standard, attacchi speciali, utilizzo di
oggetti e spostamento in chiave strategica del proprio party durante i combattimenti
stessi. Le battaglie non hanno luogo tramite i tradizionali scontri casuali, bensì
attraverso lo scontro fisico con nemici che appaiono distintamente su schermo, risultando
all'occorrenza tranquillamente evitabili. Nota positiva a cui si contrappongono,
purtroppo, i dungeon generati casualmente: ciò significa che ogni volta che faremo il
nostro ingresso in un labirinto esso assumerà diverse sembianze. Ciò comporta una scarsa
ricchezza scenografica con conseguente piattezza visiva e strutturale di ogni singolo
dungeon. Il gruppo controllabile dal giocatore è formato da un massimo di tre personaggi,
che comprendono il già citato Mag, l'enigmatica Linear (personaggio intorno al quale
ruota gran parte della vicenda) e infine un ulteriore personaggio arruolabile a scelta. A
proposito della trama, va detto che la componente narrativa è del tutto non intrusiva e
tarda a prendere sviluppi consistenti, tuttavia la pregevolezza dei numerosi dialoghi
riesce a dotare i personaggi della giusta caratterizzazione, rendendoli solo in alcuni
casi eccessivamente stereotipati. In questo ambito l'elemento di maggiore interesse che fa
emergere questo Evolution dalla mediocrità risulta essere il tono stesso delle scanzonate
conversazioni e l'atmosfera di leggera ironia che si respira fin dalle prime battute. La
storia è stata dunque in parte trascurata per evidenziare il clima divertito con cui i
personaggi interloquiscono e si lanciano spensierati nelle loro avventure. Scelta che
circoscrive la produzione Sting nello spettro dei giochi di ruolo "normali".
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