TOKYO
XTREME RACER 2 L'universo delle gare automobilistiche clandestine ha sempre affascinato il
pubblico nipponico. Anche nel periodo dei 32 bit molte case nipponiche hanno puntato su
questo franchise nella speranza di ottenere buoni volumi di vendita. E nella
maggior parte dei casi il riscontro non è mancato. Giunti su Dreamcast fu Genki a farsi
avanti con la saga di Shutokou Battle (Tokyo Extreme Racer in
occidente), tutt'ora in auge su Playstation 2 ma che nella sua seconda incarnazione ha
forse raggiunto livelli ancora ineguagliati. Stiamo ovviamente parlando di Tokyo
Xtreme Racer 2, uscito nel 2001 a seguito di una edizione giapponese molto
criticata per via di alcuni fastidiosi bugs a livello di programmazione. Fortunatamente
l'edizione occidentale, distribuita dalla Crave, risolveva tali bugs così da
avvantaggiare, per una volta, il bistrattato pubblico dei non orientali. Ma procediamo
gradualmente.
Lo scopo del gioco è quello di prendere parte alle gare
notturne fuorilegge, sulla tangenziale di Tokyo, e cercare di "farsi un nome"
vincendo il maggior numero di gare. La modalità di gioco principale è il Quest Mode,
con cui prendere parte a una sorta di campionato per tamarri della strada. Inizialmente
avremo un budget striminzito, e dovremo essere abili a incrementarlo battendo i primi
avversari per così potenziare il nostro macinino. Potremo allo stesso modo acquistare
nuove autovetture (il garage può arrivare fino a 100 bolidi) e selezionare le fette
territoriali da cui partire. Il Quick Race consente di sfidare tutti gli
avversari previsti nel gioco in successione, un po' come avviene nei picchiaduro nella
modalità survival. Piuttosto difficile da portare a termine, detta modalità è
anche quella che offre il maggiore quantitativo di sfida, in quanto nè il Quest Mode nè
tantomeno il Time Attack saranno in grado di garantire degli analoghi stimoli
ludici. I "combattimenti" tra vetture sono regolati da una barra energetica, che
a seconda dei nostri errori di guida comincerà a svuotarsi. Quindi tamponare automobili
di "civili" oppure toccare il guard rail significherà ulteriore
decremento. Ah, il segnale del via a una gara è indicato dal lapeggiamento dei fari
anteriori. Cose belle insomma, che abbiamo sempre sognato nella nostra mediocrità di
guidatori.
Naturalmente subire un sorpasso significherà immediata
dipartita, con conseguente pubblico spergiuro. Molto divertente. E sebbene fosse accusato
di una certa ripetitività nell'azione, Tokyo Xtreme Racer 2 può
considerarsi un eccellente diversivo ai soliti giochi corsistici, sia arcade che
simulativi, sicchè innovatore proprio nel concept eversivo e nel messaggio non
certo edificante. Semmai ripetitivi potrebbero apparire gli ambienti perennemente notturni
in cui si celano le disfide, ma è probabilmente l'effetto "oscurità" a
ingannare. In realtà il corsistico della Genki produce una estetica di altissimo livello.
Cominciando dall'envoirement mapping delle automobili, passando per il dettaglio
poligonale degli ambienti e finendo alla sparata velocità del motore (60 fps costanti) il
comparto tecnico è pressochè impeccabile. Per quanto avvantaggiati dall'oscurità, che
asseconda una certa mancaza di proiezione ottica dell'orizzonte, i grafici Genki mostrano
il loro talento anche nella costruzione di una fisica dinamica plausibile, concettualmente
arcade ma sufficientemente realistica. Per il sonoro non vi molto da discorrere sul fronte
effetti quanto nelle musiche, che risultano essere abbastanza trascinanti lungo tutta la
durata della partita. Unico appunto rilevante che Retrogaming.it sente di fare al titolo
Genki sta nello sporadico scollamento della continuità del gioco, che a volte costringe a
eccedere nella ricerca di un avversario, con annessi momenti di smarrimento e eccessivo
vagabondaggio per le pur affascinanti tangenziali della Tokyo notturna.
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