FAST
STRIKER Ver 1.5 - Limited Edition - Il retaggio che la scuola dello spara e fuggi
giapponese concede una tantum alle dottrine parallele dell'euroshooter come residuo di una
post-cultura di reazione al modello Konami e in opzione di continuazione sistemica delle
tecniche di deriva Team17, le procedure di upgrade che avevano elettrizzate le scimmie
dello zoo di Berlino al tempo della programmazione scapigliata della demo
scene anglosassone di 9 Fingers, quando il mondo era in divenire e l'Amiga
determinava il metodo di sviluppo indipendente del videogioco. Fast Striker
è il ritorno alla compilazione avanguardista ed europeista dello shoot'em up.
E vabbè, poi NG:DEV muta direzione per mettersi a rifare lo score system di Dodonpachi,
abbordare la Cave degli anni migliori, ma questo non infirma la radice di un'opera il cui design
s'allontana dal prontuario d'archetipi kawaii e la cui coscienza teutonica, semmai,
vorrebbe ritornare al setaccio del Lebensborn, procreare una nuova razza di sparatori di
fantascienza in grado di portare la guerra intercontinentale e dominare il mondo. Ora,
l'edizione NEO GEO di Fast Striker non lo avrà conquistato, il mondo, ma per lo meno s'è
installata dignitosa di fianco a Dodonpachi Dai-Fukkatsu negli amusement
giapponesi, per la contentezza di NG:DEV, che in estate vi farà uscire l'edizione AES per
400.000 sesterzi.
Meglio cassare i primi due strati di ostilità,
dilettantisti e un po' sbrigativi nel multiplier del punteggio, piuttosto si
attivi la modalità Maniac, il centro del chaining system a riconoscimento di
corpo in pixel in caso si affronti il meccanismo cattivo, più grosso per attivazione del
fascio verde pesante che moltiplica finché su schermo vi sia il nemico di uguale stazza e
che normalizza allorché la catena di addizione è interrotta. E tuttavia il contatore
può esser ripreso, in discensione, purché si agguanti per tempo l'oggetto che muove e si
agisca virtuosi a oltrepasso degli schieramenti, e non è quisquilia mantenere il counter
attivo mentre si fa zigzag in mezzo ai proiettili. Bisogna ambire al devil rank.
Premere l'interruttore della pazzia in formazione berserker, creare la dimensione
maxima dello sparo di cancellazione per ricevere quintali di score items a forma
di logo NG:DEV e ottener candidatura come migliori attori protagonisti, ché i fratelli
Hellwig dimostrano di saper produrre discreto cinema di genere anche in assenza del
capitale sociale di Electronic Arts. L'Omake, che è l'ultimo grado di cattiveria, fa
male. Ma proprio fisicamente. Da considerare solo e solo se gli spilli che si è inseriti
internamente lo sterno in ricerca di piacere masochista cessano di cagionare erezioni.
Si attinge bene alle librerie grafiche del Dreamcast, messo
in conto che i realizzatori hanno dovuto convertire da NEO GEO e quindi risolvere il
problema del sopperire all'elevato trasferimento dati da cartuccia-sistema; salvo che per
l'occorsa eliminazione di parte del fondale dell'ultimo livello, Fast Striker è
traduzione assai avvicinabile al coin-op. Interessante la soluzione di mettere in loop
il pre-rendering a definir di atmosfere inquiete, oscure di pilastri in ferro,
meccanismi di profondità, iperspazi. Clamorosa la quantità di sprites immessa a display.
Vi è inoltre un mech design di possente bidimensione che s'anima ragguardevole,
si trasforma e occupa questo e l'altro schermo con nonchalance, ed esalta il
dover penetrarvi dentro col raggio a derivazione solare ad azione di stupro del ferro,
l'estirpazione della grazia divina attraverso il peccato dell'utensile a grafica in 2D che
vuol ridurre la fantascienza - e quel che resta dell'umanità - a blocco di lamiere
fumanti. I musicisti profittano del contesto. Per quanto deprivati dell'arte di Rafael
Dyll, cui viene affidato il solo lavoro di voice engeneering, si conclude col non
poter fare a meno del sound intriso di techno di CJoe & Keyod, visioni ritrose fino al
Battiato di Foetus - City Blues - e ad attraversare il tempo d'impulso e risuono,
rumore, cuore pulsante di Tracklights, ragazza con cuffie viola che si dimena tra
le luci disco-intermittenti accese di "voglio essere ogni cosa, per una notte
ancora". Fast Striker rimette in circolo il coagulo impazzito e verticalista dello
shooter per concezione, e manovra veloce verso il ricalco del subgenere anco per
restituire le europe trenziane a un certo tipo di manodopera
dell'intrattenimento; non sarà NG:DEV a portar linfa al carcame del videogico, ma se non
altro consegna allo sparatutto un esemplare memorabile.
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