GAROU: Mark of the Wolves

garoucover2.JPG (15436 bytes)Dopo quindici anni di evoluzione tecnologica, di decine di console uscite sul mercato, e dopo l'introduzione dei 128 bit come standard domestico possiamo tranquillamente affermare che l'hardware Neo Geo sia ancora attuale. Paradosso forse, trattandosi di un 16 bit, ma non un controsenso vista la versatilità della tecnologia MVS e la composizione delle cartucce, che di fatto sono da ritenersi una autentica espansione fisica dell'hadware di base. E' forse per questo motivo che ai tempi di Playstation e Saturn non sia stato possibile assistere a un vero arcade perfect delle conversioni Neo Geo (lo sarebbe stato con la cartuccia di espansione da 4 mega del Saturn, mai utilizzata da SNK), tanto che per coprire il gap tecnologico abbiamo dovuto attendere la commercializzazione del Dreamcast. E la conversione di Garou: Mark of the Wolves è quasi l'emblema di un punto di arrivo che i fan di SNK attendevano da anni. Finalmente abbiamo sotto mano una console che non solo è in grado di riprodurre, ma addirittura di migliorare i picchiaduro bidimensionali del Neo Geo. Un durissimo colpo per il clan estremista Neo Geo....

Ambientate dieci anni dopo Real Bout, di cui Mark of the Wolves può definirsi il seguito, le vicende di gioco vedono il solo ritorno di Terry Bogard quale esponente della saga di Fatal Fury, in quanto il resto del cast è completamente inedito. Una precisa scelta di SNK, che ha voluto dare un taglio netto al passato presentando una formula ludica del tutto rinnovata. Mark of the Wolves è l'esasperazione del combo system (una sorta di incrocio tra Fatal Fury e Street Fighter III: Third Strike), che combina istintività e strategia per una meccanica estremamente complessa. Ritroveremo le S Power e P Power supers, performabili come in passato allorquando la barra energetica posta in basso si riempirà completamente. Ciò darà vita a incontri molto spettacolari, ricchi di ribaltamenti di fronte e allo stesso modo carichi di tecnicismo. Da questo punto di vista potremmo accomunare Mark of the Wolvers alle ultime produzioni bidimensionali della Capcom, restando a nostro avviso comunque una spanna sopra queste ultime. Forse per via di una diversificazione ancora più radicale, il picchiaduro SNK è in grado di sfoggiare stili di combattimento credibilissimi e che non trovano eguali in altri lidi. Ma il reale capolavoro dei programmatori SNK sta nel produrre evoluzione non solo nelle cadenze di gioco, ma anche nella estetica dei combattimenti, che appaiono plausibili nonostante la spettacolarizzazione delle super mosse e un sistema di combo ad alto voltaggio neuronico.

Garou: Mark of the Wolves è magnificenza visiva pura. Sotto il profilo delle animazioni ci troviamo quasi sugli stessi livelli del già citato Street Fighter III: Third Strike (che, vi ricordiamo, gira su di una scheda di nuovissima concezione). Se quindi già in arcade si era su livelli estetici clamorosi, non potrà che farvi gioire il fatto che su Dreamcast il gioco risulti ancora più impressionante. Questo per via di una più alta risoluzione adottata, che esalta il dettaglio in modo esponenziale e rende le colorazioni ancora più vivaci. Detto questo ravvisiamo un disegno degli sfondi particolarmente ispirato, con tutta una pletora di animazioni stupefacenti (osservate lo stage del ruscello montuoso) e ambientazioni che esaltano il particolare. Il character design è semplicemente sontuoso. Ogni personaggio possiede un indefinibile carisma e rende l'immedesimazione un fatto naturale. Era dai tempi di Street Fighter II che non si assisteva a un tale dispiegamento di risorse intellettuali per un picchiaduro in due dimensioni, fatto di una certa rilevanza se fotografato in una era che fa del poligono lo standard grafico assoluto. E ancora il sonoro: la versione Dreamcast non solo propone la magnifica colonna sonora originale, ma rende selezionabile una versione remixata e rimasterizzata della stessa, ancora più incisiva e debitamente filtrata sotto il profilo acustico. Senza dimenticarci dei tempi di caricamento in game praticamente inesistenti e di una eccellente presentazione animata in puro manga style. Se poi vi aggiungiamo il fatto che su Dreamcast i basilari Grant e Kain R. Heinlein (personaggi segreti nella edizione Neo Geo, sbloccabili solo tramite codici) siano immediatamente selezioanabili realizzerete che, inconfutabilmente, ci troviamo dinnanzi a una delle migliori conversioni da arcade che mente umana abbia mai concepito.          

          

                             

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PRO

Graficamente sontuoso

Meccanica di gioco grandiosa

Remix della colonna sonora

CONTRO

Nulla da segnalare

                         
                            

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Note di produzione