GAROU: Mark of the Wolves

garoucover.png (15436 bytes)Saranno pure trascorse decadi e al contempo trapassate le console munite di architetture in trentadue bit, ma anche dopo l'introduzione del Dreamcast si può tranquillamente raccontare di un Neo Geo padrone della bidimensione. Paradosso, trattandosi di un 16 bit, ma non un controsenso vista la versatilità della circuiteria MVS e la struttura delle cartucce, che di fatto sono da deputarsi come autentiche espansioni dell'hadware di base. E' possibilmente per questo motivo che su Saturn si faceva fatica a presentare in arcade perfect la traslazione da Neo Geo, benché qui si ritenga che con la cartuccia di espansione da 4 mega il discorso sarebbe stato differente. Ma SNK non la utilizzò mai. Per coprire il gap di tecnologia (di memoria) si è dovuti attendere la immissione del Dreamcast, e quindi il rispettivo porting di Garou: Mark of the Wolves, che diventa dunque emblema di un punto di arrivo che i fan di SNK attendevano da anni. Si ha finalmente sotto mano una console che è ampiamente in grado di trattenere in cache le estese grafiche del sistema e che può prossoché annullare gli accessi da GD-Rom. 

Ambientate dieci anni dopo Real Bout, di cui Mark of the Wolves può definirsi il seguito, le vicende di gioco vedono il solo ritorno di Terry Bogard quale esponente della saga di Fatal Fury, in quanto il resto del cast è completamente inedito. Una scelta mirata di SNK, la quale ha voluto operare un taglio netto al passato in forma di riscrittura del picchiare in 2D. Mark of the Wolves è l'esasperazione del combo system (una sorta di incrocio tra Fatal Fury e Street Fighter III: Third Strike). Combina istintività e strategia per una meccanica estremamente complessa. Ritroveremo le S Power e P Power supers, performabili come in passato allorquando la power gauge si riempirà all'orlo. Ciò dà vita a incontri assai spettacolosi, ricchi di ribaltamenti di fronte e allo stesso tempo ricolmi di tecnicismo. Da questo punto di vista potremmo accomunare Mark of the Wolvers alle ultime produzioni bidimensionali della Capcom, restando a nostro avviso comunque una gradino al di sopra queste ultime per mezzo di una pesante (radicale) diversificazione stilistica; il picchiaduro SNK è in grado di sfoggiare tecniche di combattimento credibilissime e che non trovano rispondenze visive in altri lidi, acciò il reale capolavoro dei programmatori SNK sta nel produrre evoluzione non tanto nelle cadenze di gioco, ma ancora nella estetica dei combattimenti, che appaiono plausibili nonostante la sovrabbondanza delle super mosse e un sistema di collisioni ad alto voltaggio neuronico.

Garou: Mark of the Wolves è debordanza visiva. Sul profilo delle animazioni si eguaglia abbastanza il già menzionato Terzo Strike (che, vi si ricorda, gira su di una scheda di nuovissima concezione). Se quindi già in arcade si viveva di momenti estetici clamorosi, non si potrà che rallegrarsi della rifinitura intercorsa su 128 bit. Questo per via del filtraggio di risoluzione, dacché la frequenza a 31Hz è ottimizzata ed evita gli artefatti che, ad esempio, affliggono i porting Dreamcast di pervenenza Capcom. Ciò detto si ravvisa un disegno degli sfondi particolarmente ispirato, con tutta una pletora di animazioni allarmanti - si ammiri lo stage della sorgente montuosa - e ambienti in microdettaglio da passare al setaccio dell'iride. Il character design è sontuoso. I personaggi si animano con indefinibile carisma a rendere l'immedesimazione anatomica un fatto naturale. Era dai tempi di Street Fighter II che non si assisteva a un tale dispiegamento di risorse per il singolo picchiaduro in due dimensioni, fatto di una certa rilevanza se attestato sulla generazione del poligono in hi-res. E ancora il sonoro: la versione Dreamcast non solo propone la lustrabile colonna sonora originale, ma rende selezionabile una edizione remixata e rimasterizzata della stessa, ancora più incisiva e debitamente filtrata in digitale. Senza dimenticarci dei tempi di caricamento in game praticamente inesistenti e di una eccellente presentazione animata di matrice manga. Se poi vi aggiungiamo il fatto che su Dreamcast i basilari Grant e Kain R. Heinlein (personaggi segreti nella edizione coin-op, sbloccabili solo tramite codici) sono immediatamente selezioanabili realizzerete che, inconfutabilmente, ci si trovi davanti a una signora conversione da arcade. Tra le migliori a comparire su macchine da gioco esterne al Neo Geo.

          

                             

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PRO

Graficamente sontuoso

Meccanica di gioco assai tecnica

Remix della colonna sonora

CONTRO

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Note di produzione