GUNLORD - Limited Edition -
Gli anni Novanta dove si
rampica il luogo (nel luogo) della pluridirezione, sfera bionica-ventura di
supernave a una piazza, ché giammai si spiazza la rotta del culto per l'eroe
fautore della accelerazione della bidimensione per due, sessantaquattro
kilobytes quando neppure esiste il suono Huelsbeck, che verrà inserito dopo,
Amiga, colore formato copper e Techno Dungeon, cui vien reso omaggio, in
Gunlord, per cui si deve far menzione dell'animazione-copia carbone frame
per frame, che altro che omaggio, è proprio Turrican, ma
francamente ci può stare se poi arriva la visione dell'avventura
dell'ipercosmo e questa larga estensione di pixel cromati e la pioggia acida
fitta del livello 1.1 in cui chiaramente si vede come la massa d'acque si
perfori le rocce, le stesse del livello 1.1 di Turrican, ma così
doveva essere in loco NG:DEV (René Hellwig) come pure sul campo base
di archetipi e ritrovati nazionalismi, la religione pagana del messia che
atterra da terre spaziali a riformare le balle spaziali che dicevano che
l'eroe dovesse arrivare e instaurare pace, amore, lavoro, meno tasse per
tutti, un sistema sanitario flessibile che prevedesse pezzi di ricambio per
il drone di prima generazione quando invece lui, il messia, vuol ridurre il
mondo in frammenti tipo tessere dello Scarabeo, per poi passare ai
plutoniani, un pianeta alla volta fino a svuotare le galassie.
Cattivissimo me. Sparo su ogni cosa verso ogni dove e trovo il modo di esercitare la mutazione del cannone, che da aperto può diventare a fascio centrale di superiore violenza, verde, coi proiettili che rimbalzano, i missili; sussiste icona in grado di generare fuoco al plasma continuato e massivo, seppure a tempo, ma in quel tempo si può tirar giù i muri, dispensare demolizione e morte rossa. La sfera. Su Amiga bisognava fare giù e premere la spacebar, ma Amiga aveva un solo tasto attivo - in effetti due, coi joypad di concorrenza - mentre Dreamcast ha tanti tasti a cui delegar funzione, quindi per diventare palla si prema lo shift di sinistra. Quello di destra serve a scatenare il raggio a rotazione, che però è soggetto a scaricamento, e può diventare corto e inutile, ma poi si ricarica, anche se nell'attesa del ricaricamento si può morire. Ed è un limite, poiché Gunlord è ostile, con gli insetti. I volatili. Quelle cose che volano e danno fastidio, e muori non tanto per i mostri giganti, le cui tecniche di attacco possono invero essere arginate con lo studio della routine comportamentale, ma per questi sprite anomali che si attaccano alle pareti e fanno il pacco regalo, l'improvvisata e non ti danno il tempo di reagire, uccidere. Fare del male. Invero fastidiosa, NG:DEV. Però ci può starvi che un titolo di conclamato amighismo qual è Gunlord sanzioni l'indolenza in cagione della sofferenza del tempo del gameplay della bastardaggine entro cui la preservazione della singola vita può fare la differenza tra una partita di fortuito intrattenimento e una odissea di globale assuefazione al videogioco. Si certo Manfred Trenz ma nel calderone del citazionismo s'accasa volentieri il signor Fernando Velez con l'interludere in volo del secondo quadro e adesso non dirmi che non hai estratto da Jim Power i tempi dell'azione più arcade, lo shooter delle megastrutture che fluttuano e puntano a cannoniera e fanno occasionali i metodi del giappone che esige l'overdose del pattern. Il mostro finale appartiene a Thunderforce IV. E Rafael Dyll è un signore munito di frac. Bisogna prendersi la Limited Edition in quanto vi inseriscono il soundtrack in separato CD, che è un suonare di chip Paula di gran tempra a otto bit, ché quel microchip era a otto bit, non a sedici bit, ma otto bit che sanno campionare e creare, al che sembra che il musicista non sia trasceso a stressarsi del missaggio che si fa per riempire e che alfine adoperi il sound delle modulazioni a quattro canali per marcare la progressione dell'esplosione del classicismo a occorrenza, a segnare il flusso, disegnare una percepibile traccia di raccordo le suggestioni elettriche, il solco del ferro e del blu che s'accende d'improvviso alla notte, e di nuovo Turrican che vorrebbe ritornare a scrivere dei giorni del monitor radioattivo della Philips e di Huelsbeck, i Factor 5, gli anni Novanta luminosi del platform 2.0 che dura il triplo di un Castlevania, la vita extra a inizio gioco in fondo a sinistra, i pod invisibili delle armi e degli shield che diventano visibili al tocco e puoi balzarvi sopra per salire verticale e scoprire la nicchia dei bonus. In mezzo al nulla.
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PRO |
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Ma è un Amiga, vero? |
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CONTRO |
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Le cose che fluttuano |
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