THE HOUSE
OF THE DEAD 2 Malgrado la produzione del Dreamcast si sia
arrestata ormai da anni è qui, sui lidi Naomi, che bisogna sbattere la testa per scoprire
quanto importante sia stato l'apporto della console Sega nella evoluzione ludica e
tecnologia del videogioco a 128 bit. Tu osservi The House Of The Dead 2 e
ti chiedi il perchè non si sia mai visto nulla di così dettagliato, colorato e animato
sulle piattaforme concorrenti. Il Dreamcast ha (aveva) qualcosa in più. Un qualcosa che
era derivato dall'apporto diretto di Sega nella costruzione dell'hardware, che ben sapeva
cosa intendesse raggiungere per ogni singolo chip incastonato sulla scheda madre e ben
conosceva le potenzialità tecnologiche derivate. Tu giochi ad House Of The Dead 2 e ti
domandi: "ma perchè il Dreamcast non domina il mercato?". Non spetta a noi
rispondere a tale dilemma, ma possiamo quantomeno rispolverare il GD-Rom, riprendere la
stilosa light gun della Sega e cominciare a triturare carni putride, a fare
esplodere cervelli, a percorrere una odissea horror di rara immedesimazione
cinematografica. Il B-Movie nella sua essenza è qui manifestato per fornire una
azione splatter incisiva e dominante.
Trattandosi di un porting da coin op è giusto
precisare che si tratti di arcade perfect. Appurato ciò passiamo nel decantare
una giocabilità che si esprime negli standard di difficoltà dettati da Sega sin dal
primo episodio, offrendo al giocatore un concentrato di frenesia, violenza, strategia e
velocità di esecuzione. HOD2 ha il grande pregio di immergerci in un ambiente altamente
credibile, nel suo contesto horror, ma anche ostile nella sua funzione declassatrice a
"giocatore pezza" lì dove sarà necessario centrare gli zombie con la mira di
un cecchino. Perchè questo ammasso di carne putrescente non è stupido. Alle volte tende
a coprirsi la testa con le armi, ben consapevole che il cranio sia l'unico punto della sua
carcassa veramente nevralgico; la pianificazione di ogni attacco sarà allora alla base
delle nostre strategie, atte alla ottimizzazione dei proiettili e alla finalizzazione di
svariati diversivi tattici. Se uno zombie si ripara il cranio, bisognerà
"distrarlo" sparandogli magari a un braccio o a una gamba, così da scoprirgli
la guardia e bucarglelo, il cranio. Ma dovremo agire in fretta, perchè il tempo
concessoci dalla cpu sarà pari a una frazione di secondo e non ci sarà concessa
distrazione alcuna. Indubbio che durante tale mattanza si tenda a raggiungere un altissimo
livello di spaventevole esaltazione, fra proiettili che sibilano, carni che schizzano,
urla di innocenti caduti nelle grinfie dei non morti, inquadrature assassine di zombie
squartatori, sdentati e decadenti.
Ad arricchire notevolmente la progressione interviene una
struttura ludica a bivi, che oltre ad alimentare la drammaticità degli eventi promuove la
rigiocabilità e la varietà effettiva del gioco. Una varietà che è favorita anche dalla
introduzione di nuove modalità (interessante in proposito il Boss Mode) e nuove
armi appositamente studiate per la versione domestica. Nonostante ciò alcuni potrebbero
mal sopportare il livello di difficoltà elevato, settato sulla inesorabilità tipica
degli arcade: nulla a cui non si possa porre rimedio attraverso la giusta dose di pratica
e partite perse. E poi viene la grafica, eccellente davvero, di una nitidezza paurosa sul
fronte delle tessiture e di una fluidità impeccabile in virtù dei sessanta fotogrammi al
secondo costanti. Il dettaglio estetico offre scenari oggettivamente splendidi, tra
villaggi semi-deserti, ambienti urbani e suburbani e notti avvolgenti cariche di
atmosfera. Non mancano i tocchi di gran classe come i gatti che incuranti dell'orrore
attraversano i vicoli, o come i brandelli di carne rappresa che penzolano nei crateri
aperti dei corpi putrefatti dei cadaveri. Altrettanto impressionante il comparto sonoro,
che si avvale di una ottima composizione delle musiche e degli effetti, raggiungendo anche
nel doppiaggio un elevato livello qualitativo. In tal proposito si potrebbe notare una
certa inespressività nei campionamenti vocali, ma si sappia che tale effetto è
decisamente voluto dai programmatori, che probabilmente prima di realizzare il gioco si
sono fatti una "cultura" sui film horror di serie b degli anni' 60, pellicole in
cui la recitazione lasciava decisamente a desiderare. Diciamo allora, senza esagerazioni,
che si tratta di un grande sparatutto con light gun, da affrontare anche in due
simultaneamente, latore di un insano frullato di carni decomposte e manifesto di una
carneficina arcade priva di compromessi.
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