JET SET
RADIO L'ingegnosità eccentrica
connaturata alla radice di Jet Set Radio giace riversa, dormiente in
caliginosi spiragli di immagini e divertimento. Essa si sprigiona una, forse due volte
ogni dieci anni, quando una software house avvalora il significante "videogioco"
sull'altare della più sfrenata anarchia iconografica. Discorrendo i percorsi edificatori
del videogame, non è difficile accorgersi di quanto l'industria del settore
poggi sulla reiterazione più subdola, e di come sappia creare circoli viziosi per
assicurarsi il successo di vendite; saghe ormai storiche come quelle di Ridge Racer,
Street Fighter, Tomb Raider e Fifa non fanno che avvalorare punto per
punto questa ipotesi. Ora con il suo equipaggiamento fatto di fantomatici super skates
alla "Ritorno al futuro", provvisto delle sottili percezioni eversive di
"Fight Club", fornito di bombolette spray alla "Turk 182", il Tag
'n' Skate made in Sega coniuga diversi generi videoludici in un contesto del tutto
nuovo, che trae beneficio dall'esperienza maturata in Crazy Taxi nonché dallo
scenografico evoluzionismo di Tony Hawk. E il valore ludico di tale miscela si
rivelerà eccentrico sin dalle prime battute.
Lo scopo del gioco
è quello di impersonare diversi elementi di una banda, e di proteggere la zona
dipartimentale di loro competenza a bordo di speciali pattini antigravitazionali.
Delimitare il proprio territorio tramite stravaganti graffiti, assumere spettacolari pose
aeree ad alto rischio e al contempo eludere le repressive forze dell'ordine diverrà
còmpito irrinunciabile, una droga dagli effetti esplosivi. Il tutto è ubicato in una
Tokyo avveniristica, in cui Jet Set Radio si protrae lungo un discreto
numero di missioni, e nelle quali portare a termine obiettivi prestabiliti come
"marchiare" determinati luoghi o individuare, ornandoli con graffiti,
specifici componenti delle bande rivali. In un simile spazio è possibile fare di tutto:
sviluppare le nostre più recondite attitudini al disordine, divenire schegge impazzite di
una città sull'orlo di un'irreversibile caos; il fascino distaccato che ne consegue ci
farà illudere, magari per un solo istante, di non appartenere alla solidità del
presente... Il nostro alter ego virtuale si lascia "pilotare" senza troppe
difficoltà, quantunque a un primo approccio si possano incontrare astrusità nella scelta
dei giusti tempi di interazione con l'interfaccia di gioco. Disagi che termineranno non
appena saremo entrati nella prospettiva d'insieme, laddove la dinamica delle inquadrature
incontrerà l'estro acrobatico delle movenze a noi concesse, coagulo di un dettagliato motion
capturing e una generale passione per lo skate selvaggio metropolitano.
Potremo invero esibirci in inverosimili balzi a ridosso di un ponte, derapare a
mezz'aria effettuando inaudite curve a gomito, glissare sulle ringhiere di lunghissime
balconate mantenendo l'armonia dei movimenti tipica dello skater più navigato.
L'affresco sgargiante delle colorazioni introduce il mirabile costrutto grafico
perfezionato dai programmatori Sega; si trattava di una tecnica relativamente nuova,
introdotta da Eidos e Kronos nel brillante Fear Factor per Psx, che conferisce alle
pareti poligonali (di fondali e protagonisti) parvenze da cartone animato. Indicata dalla
stampa come Cel Shading, la tecnica summenzionata dona agli ambienti quel
tocco irreale rintracciabile in uno schizzo preparatorio di un disegno, oppure in un
dipinto contemporaneo dalle influenze pop. E' arduo esprimere a parole sensazioni visive
di tale portata, così come essere asceta di un concetto allucinato, frutto di chissà
quali vaneggiamenti intellettivi: che i grafici della Sega siano dei visionari è un dato
di fatto. E se l'innovazione grafica offre spunti per apprezzamenti che esulino dalla
realizzazione tecnica globale, è quantomeno d'obbligo menzionare l'eccellente motore
tridimensionale, che scorre via fluido senza incertezze, e che mette in evidenza delle
splendide animazioni solo di rado intaccate da impercettibili perdite di frames. In linea
con l'inappuntabile attuazione degli ambienti, il sonoro presenta dell'ottimo parlato
digitalizzato e musiche estrapolate dal vasto panorama dell'hip hop. Assolutamente
originale, il soundtrack del gioco possiede il merito di non annoiare, essendo dotato di
una carica adrenalinica che glorifica la frenesia dell'azione. Insomma Jet Set
Radio spacca la linearizzazione del videogioco inteso come forma di
intrattenimento, e lo esprime dissoluto dalla realtà, quasi a volerne manifestare le
attitudini alla estrema divagazione.
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