LAST HOPE NG:DEV, teutonico gruppo di
programmatori indipendente, vorrebbe essere la risposta europea a quei piccoli gruppi
specializzati in shoot'em up sorti in Giappone negli ultimi anni. Come G.Revolution e
Milestone, NG:DEV opta per il Dreamcast, e seppure orfano della distribuzione ufficiale di
Sega il team tedesco si assume anche l'onere di una edizione speciale a tiratura
limitata del suo ultimo (e al momento unico) sparatutto. Precedentemente uscito per Neo
Geo AES, Last Hope viene così lanciato verso un mercato più consistente
con la speranza (ultima?) di incontrare i favori dell'hardcore gamer in crisi di astinenza
da shooters bidimensionali. Perchè Last Hope, è bene precisarlo, è puro e semplice 2D.
L'assetto grafico tende a riesumare i classici di Megadrive e PC Engine, ma non è
necessariamente un male. Semmai, è un "male" necessario alla formula di gioco
rudimentale sposata dai realizzatori, i quali sembrano volere deliberatamente ignorare i
passi in avanti compiuti da Yumekobo con Pulstar e Blazing Star nella riformulazione dei
meccanismi di R-Type. Allora viene imposta una filosofia di gioco arcaica, irritante,
sodomita.
Preso atto del pod frontale e della possibilità di farlo
roteare di 360° con gli shift laterali del Dreamcast, si è cullati dall'idea di
proteggersi dai proiettili senza doverli scansare fisicamente. E in effetti con un po' di
pratica si mette in atto questo elaborato principio difensivo, almeno fino a quando ci si
avvede che la velocità dei proiettili non consente quei margini di manovra auspicati a
inizio partita. In Last Hope bisogna memorizzare i pattern di attacco, dall'inizio alla
fine. E incide poco il livello di difficoltà settato dalle opzioni, perchè le uniche
differenze riscontrabili al passaggio dalla modalità standard a quella easy
stanno in una manciata di sprites in meno sullo schermo, e quindi non nel decremento della
velocità, che resta la stessa. La opera di NG:DEV, inoltre, soffre della medesima
frammentazione "a check point" del primo Raiden, percui perdere una vita
significherà tornare al settore di avvio, a meno che non si sia superata quella soglia,
invisibile, che determini l'inizio di un nuovo settore. Macchinoso. L'altissimo livello di
difficoltà rende questo sistema di superamento un difetto strategico, gravissimo, che va
a intaccare la longevità globale in una dissezione esasperata del gameplay: persa
l'ennesima vita a un centimetro dal check point, dovremo rifare tutto dall'inizio con
tanto di colonna sonora che si resetta, ricominciando, per gravare ulteriormente su di un
sistema nervoso ormai a pezzi. Molto male, considerate le ottime premesse.
Malgrado le mancanze strutturali, Last Hope offre momenti
di grande suggestione iconografica. Il tratto assolutamente retrò degli sprites e degli
sfondi, in 2D e a sprazzi pre-renderizzati, realizza un revival fascinoso che
riporta dritto dritto ai primi anni '90. Nella apparente semplicità delle scenografie si
potranno cogliere particolari di gran classe nel design dei mostri biologici, nelle
trasparenze, negli effetti di illuminazione dinamica che rivestono le pareti in bitmap
della astronave. Sebbene la palette cromatica del Dreamcast risulti sottoutilizzata,
aggrada constatare la solidità dello scorrimento e la presenza massiccia di sprites
piuttosto grandi e dettagliati. Plaudiamo alla riuscita colonna sonora, ricca di fascino e
oscura nelle contrazioni techno, in questa evoluzione riuscita di apnee musicali oscure e
a larghi tratti intuitive, nonchè agli effetti campionati generalmente degni. Se non che,
il lavoro artistico viene gambizzato e quindi limitato da una struttura che frammenta
tutto in piccole dosi, che concede giusto la illusione di una concezione "alta"
dello sparatutto per naufragare, quasi subito, nell'ingenuo riavvolgersi dei tempi di
gioco. La iniziativa del team creativo resta lodevole, indubbiamente, ed è per questo che
non stroncheremo del tutto Last Hope. Dopotutto la frustrazione è insita nel genere
rappresentato anche se qui estremizzata e riteniamo che, seppure a momenti, il
divertimento si manifesti grazie alle astute meccaniche di rotazione del pod frontale. E'
auspicabile che in un eventuale seguito NG:DEV tenga conto dei difetti testè riscontrati,
ma per il momento non possiamo che constatare la realtà dei fatti conferendo allo
sparatutto un semplice giudizio di incoraggiamento. Ah, il titolo è stato annunciato
anche in formato Neo Geo CD, sebbene allo stato attuale la data di uscita sia ancora da
confermare.
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