RAJIRUGI

rajirugicover2.png (126318 bytes)Prima ancora di essere commercializzato Rajirugi veniva accusato, sui forum di mezza Italia, di essere uno sparatutto amatoriale con la grafica in flash dei telefonini. Naturalmente nessuno lo aveva visto nè giocato e, nella pura tradizione sparapalle sboronoide technocratica, tutta una schiera di pecoroni lo aveva già tacciato di sterile commerciofilia. Ma noi sapevamo. Sapevamo che se il titolo riscuoteva un buonissimo successo nelle sale giochi giapponesi un motivo doveva pur esserci. Sapevamo che era stato realizzato da Milestone (gli stessi del sottovalutatissimo Chaos Field) e che se Sega aveva deciso di finanziarne la conversione qualcosa sotto doveva esserci. Quel qualcosa che, a fine caricamento e dopo avere debitamente ribaltato la TV (il TATE Mode è d'obbligo), si concretizza in uno spettacolo che francamente non ci aspettavamo. Rajirugi è una splendida, splendida sorpresa made in Milestone.

Per prima cosa dimenticatevi le puttanate diffuse senza la minima cognizione nei mesi scorsi: Rajirugi è completamente poligonale. La grafica è in cel shading e scrolla prospetticamente in una visuale ampia, dal particolarissimo design pseudo-bidimensionale che provvede a definire uno stile iconografico inedito nell'ambito degli sparatutto. Lo schermo si riempie di proiettili e astronavi che lo investono completamente, senza rallentare, assicurato a uno scorrimento fluido e soggiogato da uno strepitoso mecha design. Lo ripetiamo: Rajirugi sorprende. Non avremo finito di ammirare quelle navicelle blu che si insinuano come dei serpenti nella verticalità dello schermo, che subito sopraggiungeranno i primi edifici della città. Sembra di essere in un cartone animato. Il dettaglio risulta eccellente e minuzioso, istigatore del particolare anche più insignificante tra giardini, ponti, fiumi e cespugli verdeggianti. Lo stile iconografico perpetrato in Rajirugi è estremamente positivista, con prevalenza di arancioni, rossi e blu che si intrecciano per delineare una trivalenza cromatica in mutuo accordo con la colonna sonora pop-nippon-techno. Un sound catalizzante al massimo, ricercatore di un ritmo pulsante e frenetico che si ritrova nota per nota nella sgargiante veste scengografica: ci è capitato di mettere lo sparatutto in pausa giusto per ascoltare meglio i brani di sottofondo.

Ma la realizzazione tecnica rappresenta solo la culminazione di una opera che offre il suo meglio nella genialità del suo sitema di gioco. Operata la iniziale scelta della unità robotizzata e selezionata la rispondente velocità, saremo introdotti al gioco da un breve "how to play" che ci indica come utilizzare i tasti adibiti allo sparo (solamente due). La filosofia distruggitrice di Rajirugi è incentrata sulla accumulazione/acquisizione dei proiettili e, parallelamente, sulla incondizionata distruzione di massa . Due filosofie che si uniscono. Due modi di intendere lo sparatutto che si incrociano, ma senza collidere. Il cultore dello sparatutto Cave troverà la manna dal cielo nel sorvolare le astronavi fluttuanti e nell'aquisirne la linfa vitale al fine di riempire la barra della moltiplicazione combo, quella disposta in alto a sinistra. L'estimatore di Raiden II, invece, si divertirà parecchio nell'assecondare i principi ludico-blastatori primordiali, sparando a tutto ciò che si muove senza badare troppo al punteggio. Il lampo di genio del team creativo è stato quello di inserire una barriera - che è quella che acquisisce i proiettili - che si attiva automaticamente quando si rilascia il tasto fire. In teoria, quindi, Rajirugi può essere affrontato anche senza sparare, unicamente con la barriera attivata, con la navicella che si addentra nello sciame di proiettili allo scopo di "cozzare" con le astronavi e succhiarne la energia. Inutile precisare che, nel caso specifico, la già elevata difficoltà di gioco subisca una ulteriore impennata. Si, Rajirugi è bello difficile ma, attenzione, non è mai frustrante. Pure nella dipartita, il divertimento tende a prevalere e questa, di grazia, è una caratteristica che solo i grandi sparatutto possono vantare.....

     

 

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PRO

Meccanica di gioco semplicemente

irresistibile

Graficamente eccezionale

Colonna sonora memorabile

CONTRO

Picchi di elevatissima difficoltà

                      

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Note di produzione