RUSH RUSH
RALLY RACING DELUXE La modificazione della
disposizione dei tasti va prodotta anzitempo. Si mettano acceleratore e freno sui
grilletti laterali, col gas a destra, e lo si cominci in comodità il campionato delle
macchinine Dreamcast, sterzando la croce digitale - lo stick analogico, anche
utilizzabile, risulta impreciso - in un gameplay arcade a visuali aeree che si
credeva estinto dopo Super Cars II e ATR. Ma pur con vent'anni di
ritardo, Senile Team evoca il racing arcade ultimativo. Le sgommate lasciano i
solchi sull'asfalto e le dinamiche sono quelle dei coin-op alla Super Sprint,
dove vi sia da staccare e accelerare in sovrasterzo, per prendere stretta la curva e
conquistare il quadro successivo. Che arcade possente. Lo hanno fatto per Dreamcast ma
sarebbe potuto uscire per Playstation o per qualsiasi altra piattaforma prodotta dal
Novantacinque in sù: eppure sembra che la console Sega - fuori produzione dal 2001 -
riesca a garantire ancor oggi discreti guadagni per questioni rimandabili al collezionismo
del fanservice e delle edizioni limitate.
Per essere un titolo sviluppato in regime di
semiamatorialità, Rush Rush Rally distribuisce quell'alto
intrattenimento che i navigati del settore seppero sortire in tempi illuministi, in
andirivieni febbrili fra Last Duel e Super Off Road; nel penultimo
tracciato Senile si mette anche a citare quel gran gioco che era Grand Champion,
che andava veloce a scheggia e dovevi ricordarti delle macchine da superare in porzioni di
secondo. E' assai gradita la abbondanza di controcurve a U e sopraelevate al salto che
guai ad arrivarci in lentezza: finisce che si va a sbattere e si deve trovare lo svincolo
che immetta sulla retta, sebbene poi la deviazioni inattese aiutino a sbloccare i veicoli
per le modalità versus. Il design dei percorsi, perfetto per lo speedway
da coin-op cui è utile riferirsi per rastrellare le semplicità corsiste di scuola
Electronic Arts, è convulso e tirato, pieno di duelli bidimensionali seri. E pure a
livello easy non esiste mettersi davanti e restarvi per assenza di A.I.
avversaria quantomeno da Vic20, poiché Rush Rush ci tiene particolarmente a mantenere in
equilibrio le dinamiche comportamentali del controsorpasso, dell'adesso stringo verso
l'interno e ti mando fuori strada, dell'anche se oltrepasso i cordoli e rallento
posso guadagnare centesimi, del mi piace clacsonare anche se non porta a nulla.
Arcade. Ma anche precisione, propensione alla iniezione elettronica e al derapage
che mi sradica l'impianto frenante. Rush Rush Rally è un allegro, festante ritorno
all'arcaico.
Però dovevano ampliare il Grand Prix. Oppure introdurre
nuove sfide a gioco singolo - non ci sarebbe voluto gran che a implementare un time
attack a selezione diretta dei percorsi o un reverse mode - per affiancare
le comunque ben gradite modalità a quadruplo split screen (Versus e Item)
e la classica disfida a due (Get Ahead). Il campionato dura abbastanza, ne si
prende atto. Undici piste - dieci più quella dei dischi volanti sbloccabile conseguendo
il perfect - allungano il dovuto se le si percorre nei quattro livelli di difficoltà, ma
è pur vero che le gioie dell'automiglioramento tendano a estinguersi un nanosecondo dopo
la acquisizione degli achievements preposti. Cionondimeno è previsto un sistema
di classificazione online a codici alfanumerici. Non che le estetiche siano meno imperanti
dei record e della giocosità PC Engine sullo stile di F1 Circus:
difatti nell'apparente semplicismo delle micromacchine e degli spettatori-omini che se
investiti si spiaccicano viene a celarsi un discorso di raffinazione bidimensionale ad
alto concentrato di aggiornamento a sessanta fotogrammi - con margini di rallentamento da
confusione inferiori al cinque per cento - e supersound anni novanta che se si
entra in galleria vi è l'abbassamento di tono delle musiche brillantone, fatte ad hoc per
emandare il diritto al divertimento da inserimento gettone latente nello spaesaggio
stuprato dei giorni odierni di pessimità e Ridge Racer Unbounded. L'effetto
notte è reso modificando i colori. L'albeggiare si fa ammirare per gradazione realistica.
Gli asfalti evocano le scorrerie di Drift Out '94, che non era e non è un
gioco-macchinismi qualunque <<e lo si rivaluterebbe al più presto come maturazione
del genere macchinismo rallysta, nd Luca Pedersoli>>. Ammirabile. Si stava
qui sconsolati causa abbandono di macchinine che d'improvviso arriva Senile e ridà
speranza al mondo delle miniature alla Micro Machines tipo Megadrive. Ecco: dieci
e dieci giochi rivivono in Rush Rush Rally, nostalgico quanto si vuole ma carico d'ammore
per noi spavaldi corridori d'epoche lontane.
|
 |