RUSH RUSH RALLY RACING DELUXE

rushrushcover.png (42972 bytes)La modificazione della disposizione dei tasti va prodotta anzitempo. Si mettano acceleratore e freno sui grilletti laterali, col gas a destra, e lo si cominci in comodità il campionato delle macchinine Dreamcast, sterzando la croce digitale - lo stick analogico, anche utilizzabile, risulta impreciso - in un gameplay arcade a visuali aeree che si credeva estinto dopo Super Cars II e ATR. Ma pur con vent'anni di ritardo, Senile Team evoca il racing arcade ultimativo. Le sgommate lasciano i solchi sull'asfalto e le dinamiche sono quelle dei coin-op alla Super Sprint, dove vi sia da staccare e accelerare in sovrasterzo, per prendere stretta la curva e conquistare il quadro successivo. Che arcade possente. Lo hanno fatto per Dreamcast ma sarebbe potuto uscire per Playstation o per qualsiasi altra piattaforma prodotta dal Novantacinque in sù: eppure sembra che la console Sega - fuori produzione dal 2001 - riesca a garantire ancor oggi discreti guadagni per questioni rimandabili al collezionismo del fanservice e delle edizioni limitate.

Per essere un titolo sviluppato in regime di semiamatorialità, Rush Rush Rally distribuisce quell'alto intrattenimento che i navigati del settore seppero sortire in tempi illuministi, in andirivieni febbrili fra Last Duel e Super Off Road; nel penultimo tracciato Senile si mette anche a citare quel gran gioco che era Grand Champion, che andava veloce a scheggia e dovevi ricordarti delle macchine da superare in porzioni di secondo. E' assai gradita la abbondanza di controcurve a U e sopraelevate al salto che guai ad arrivarci in lentezza: finisce che si va a sbattere e si deve trovare lo svincolo che immetta sulla retta, sebbene poi la deviazioni inattese aiutino a sbloccare i veicoli per le modalità versus. Il design dei percorsi, perfetto per lo speedway da coin-op cui è utile riferirsi per rastrellare le semplicità corsiste di scuola Electronic Arts, è convulso e tirato, pieno di duelli bidimensionali seri. E pure a livello easy non esiste mettersi davanti e restarvi per assenza di A.I. avversaria quantomeno da Vic20, poiché Rush Rush ci tiene particolarmente a mantenere in equilibrio le dinamiche comportamentali del controsorpasso, dell'adesso stringo verso l'interno e ti mando fuori strada, dell'anche se oltrepasso i cordoli e rallento posso guadagnare centesimi, del mi piace clacsonare anche se non porta a nulla. Arcade. Ma anche precisione, propensione alla iniezione elettronica e al derapage che mi sradica l'impianto frenante. Rush Rush Rally è un allegro, festante ritorno all'arcaico.

Però dovevano ampliare il Grand Prix. Oppure introdurre nuove sfide a gioco singolo - non ci sarebbe voluto gran che a implementare un time attack a selezione diretta dei percorsi o un reverse mode - per affiancare le comunque ben gradite modalità a quadruplo split screen (Versus e Item) e la classica disfida a due (Get Ahead). Il campionato dura abbastanza, ne si prende atto. Undici piste - dieci più quella dei dischi volanti sbloccabile conseguendo il perfect - allungano il dovuto se le si percorre nei quattro livelli di difficoltà, ma è pur vero che le gioie dell'automiglioramento tendano a estinguersi un nanosecondo dopo la acquisizione degli achievements preposti. Cionondimeno è previsto un sistema di classificazione online a codici alfanumerici. Non che le estetiche siano meno imperanti dei record e della giocosità PC Engine sullo stile di F1 Circus: difatti nell'apparente semplicismo delle micromacchine e degli spettatori-omini che se investiti si spiaccicano viene a celarsi un discorso di raffinazione bidimensionale ad alto concentrato di aggiornamento a sessanta fotogrammi - con margini di rallentamento da confusione inferiori al cinque per cento - e supersound anni novanta che se si entra in galleria vi è l'abbassamento di tono delle musiche brillantone, fatte ad hoc per emandare il diritto al divertimento da inserimento gettone latente nello spaesaggio stuprato dei giorni odierni di pessimità e Ridge Racer Unbounded. L'effetto notte è reso modificando i colori. L'albeggiare si fa ammirare per gradazione realistica. Gli asfalti evocano le scorrerie di Drift Out '94, che non era e non è un gioco-macchinismi qualunque <<e lo si rivaluterebbe al più presto come maturazione del genere macchinismo rallysta, nd Luca Pedersoli>>. Ammirabile. Si stava qui sconsolati causa abbandono di macchinine che d'improvviso arriva Senile e ridà speranza al mondo delle miniature alla Micro Machines tipo Megadrive. Ecco: dieci e dieci giochi rivivono in Rush Rush Rally, nostalgico quanto si vuole ma carico d'ammore per noi spavaldi corridori d'epoche lontane.

  

                            

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PRO

Macchinina divertente

Estetiche bidimensionali divertenti

Colonna sonora divertente

CONTRO

Una unica modalità a gioco singolo

     

                            

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