TECH ROMANCER

tech_romancer.jpg (18425 bytes)Precedentemente uscito in sala su di una scheda derivata da hardware Playstation, Tech Romancer approdò su Dreamcast agli inizi del 2000. Non che la conversione fosse particolarmente attesa, ma quantomeno vi era la novità (solo parziale dopo Cyberboots) dei robottoni tridimensionali che si affrontavano a campo largo con missili fotonici, pugni a razzo e lame rotanti. Letteralmente. Lo spirito è quello delle saghe animate di fine anni '70, quali Daitarn III, Mazinga Z e Goldrake, prese da esempio anche nella caratterizzazione dei meccanismi, molto simili a quelli dei cartoni summenzionati. Se avete vissuto quel glorioso periodo, in cui in Italia giungevano quintali di anime robotici senza che la censura intervenisse nel reprimerli saprete già cosa intendiamo, e avrete già ordinato il gioco (nel caso non lo aveste già fatto). Tech Romancer è un beat'em up celebrativo di una era ormai decaduta, quella delle sagome rugginose di giganti futuristici, pilotati da affascinanti eroi maledetti e ragazzone con taglia quaranta. Era il periodo in cui la sigla di Jeeg Robot D'acciaio spopolava ovunque mentre di giochini elettronici nemmeno l'ombra se non nel bar sotto casa.

Strutturato come un picchiaduro a incontri tradizionale, con la sola variante delle barre energetiche laterali, il robotico Capcom attinge a piene mani alle meccaniche di Street Fighter EX. Ciò significa estrema abbondanza di super (regolate dalla power gauge disposta in basso) performabili con le classiche combinazioni direzionali. Ma non sarà troppo difficile effettuarle grazie a un sistema di controllo a dir poco cronometrico, assolutamente preciso anche utilizzando il joypad standard del Dreamcast. Naturalmente, trattandosi di un beat'em up ideologicamente in 2D, vi consigliamo caldamente l'utilizzo di un joypad appositamente studiato (come l'ottimo ASCII Fighing Pad) oppure un bel joystick stile sala giochi. L'impatto con il gioco è ottimo. Dapprima con la spettacolare presentazione anime style, continuando per l'elegante schermata di selezione dei personaggi Tech Romancer cattura interesse. Potremo scegliere tra nove robottoni molto diversificati, con possibilità di sbloccarne ulteriori tre una volta ultimate le modalità di gioco previste. Parrebbe se vogliamo un numero striminzito, se paragonato alla pletora di personaggi utilizzabili in altri picchiaduro, ma la cura con cui Capcom ha realizzato ogni mech sopperisce in parte a questo problema. Va detto che il gioco risulta estremamente divertente anche se giocato in singolo per via dei goodies sbloccabili, che comprendono illustrazioni, filmati, giochi da scaricare per la VMU e altre "chicche" che preferiamo non rivelarvi.

In fase di conversione Capcom decise di rimodellare quà e là tutte le textures dei robot, questo grazie alle superiori capacità del Dreamcast rispetto alla scheda originaria. Il lavoro può dirsi generalmente molto riuscito, soprattutto sul fronte dell'anti aliasing che addolcisce i contorni dei mech. Gli sfondi invece non hanno subito alcun potenziamento, risultando identici al coin op e questo è un male. Succede infatti che la possanza poligonale dei giganti di ferro strida con un dettaglio del fondale a tratti approssimativo, e malgrado si riscontrino ambientazioni ben realizzate si ha l'impressione che i programmatori avrebbero potuto osare di più. Il motore poligonale risulta comunque eccellente. Anche nelle fasi in cui la telecamera zooma violentemente sui combattenti i 30 frame al secondo delle animazioni non calano di un fotogramma, assicurando la giusta frenesia catastrofica che il genere predilige. Gli effetti di luce a tutto schermo e le spettacolari prese faranno il resto, concendendo al videogiocatore uno spettacolo visivo radicale. La parte sonora, per contro, non rispecchia la cura iconografica del character design, offrendo sì delle detonazioni importanti ma risultando carente nella composizione musicale. Fortuna che, tutto sommato, le peculiarità ludiche risiedino altrove. Tech Romancer è un videogioco che diverte nel senso più generalizzato del termine, e nel senso che anche chi non ama i picchia picchia potrebbe essere attratto dalla sua struttura robotica tipicamente giapponese. A vantaggio della produzione Capcom anche il concept: per quanto non troppo innovatore nella sostanza, Tech Romancer propone ciò che le licenze Bandai non sono mai riuscite a trasmettere, ossia tutto il carisma di una distruttiva battaglia tra giganteschi robot, con tutti gli effetti speciali annessi e con tutto il medesimo feeling delle serie animate che, venti anni fa, occupavano la nostra infanzia.

 

                             

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PRO

Tutto il carisma dei robot anni' 70

Ottima realizzazione dei mech

Grandissima giocabilità

CONTRO

Sfondi a tratti rivedibili...

                
                    

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