VANISHING
POINT Invero
considerabile come il
precursore della saga di Burnout, Vanishing Point è titolo corsista meritevole di
studio. L'impostazione selvaggia devota al racing game di prima
generazione tende nel tempo a definire un genere di intrattenimento che
vuole urtare contro le nuove idee di simulazione dettate da Gran Turismo.
Vanishing Point è un titolo di corse destabilizzante sulle frontiere
della new wave "poliphoniana" per il semplice fatto di non considerare
alcuna fisica dinamica delle traiettorie nè alcun particolare virtuosismo.
La produzione Clockwork ci ha moderatamente soddisfatti proprio in ragione
del fatto che non va a concorrere nè con Sony, nè con Namco; grazie al suo metodo di
sbloccaggio dei percorsi che stimola il ritorno agli arcade dei primordi e
che offre nuove sfide a patto d'aver superate quelle correnti, si ottiene
una forma di gameplay resistente al tempo. In Vanishing Point non puoi
sceglierti il tracciato: devi solo vincere e accedere a quello successivo. Quindi
il videogioco insinua il divertimento di consumazione di raffronto a Sega GT,
e proclama lo stato di indipendenza.
La modalità centrale si palesa come torneo in cui battere in successione una serie di tracciati urbani ed extra-urbani. Alla fine ne verranno sbloccati tredici. Tuttavia anche il numero di vetture tende ad aumentare visto che dalle due disponibili inizialmemente si arriva a trentadue, e tutte ufficiali. Pertanto si corre in questi percorsi di traffico che ostacola e noi giù in derapata a incidente libero, mentre l'azione resta potente e le curve non danno tregua. In verità la A.I. delle auto avversarie poteva essere concepita meglio perchè occasionalmente sembra che queste non oppongano la dovuta resistenza. Il modello di guida, semplificato anche rispetto a un titolo arcade come Tokyo Xtreme Racer 2, consente ogni prospettiva di evoluzione anche in fase di testacoda, e pure sul balzo di venti metri e durante la guerra a sportellate il controllo del mezzo è garantito. Gara dopo gara si avverte evidente l'aumento della velocità con il contestuale innalzamento del coefficiente di sfida, ma non in modo così sensibile. Il difetto maggiore di Vanishing Point sta nel non considerare lo stacco della difficoltà, e di risultare compiacente quando invece dovrebbe essere cattivo. Ma però bisogna dirlo: il costante deflusso del casino e della sgommata prevale, e per come la vediamo noi Vanishing Point trova significato all'interno di una condizione mordi e fuggi di tipo veloce, prendi uno e paghi uno e sai quello che compri. Oltre il torneo sono presenti la classica partita singola, uno Stunt Driver e una variante Rally del Time Trial. Sulla prima non vi è molto da riferire se non che corrisponda a corsa di tradizione pur con la possibilità di scelta del percorso, mentre sulle rimanenti due il senso della scalata diventa meglio avvisabile. Nello Stunt Driver si deve infatti completare una serie di spericolate prove di abilità quali dovranno essere un super salto, un non identificabile tracciato infestato di ostacoli o la centratura di predefiniti oggetti disseminati sull'asfalto. Se si ha presente il MIssion Mode di Outrun 2 si percepiranno nello Stunt Driver i medesimi stimoli di guida. Il Rally, invece, propone gare il cui scopo è di ottenere il tempo migliore e passare di livello, per un totale di otto tracciati sbloccabili e discreto margine di assorbimento. Interessante la realizzazione tecnica: provvisto di un motore poligonale che viaggia costantemente a 60 fps (non abbiamo notato alcun rallentamento), Vanishing Point si mette in evidenza anche per una certa variazione dei percorsi, un discreto track design. I tessuti delle strutture di bordo pista risultano ricchi di fibra. Un po' meno ricchi quelli che rivestono le autovetture, la cui approssimazione scade sovente nella carrozzeria-giocattolo. A ogni modo il fotorealismo c'è e si nota attraverso il dettaglio dei luoghi in transito, alcuni veramente ispirati, e nelle gradazioni del colore sulla vegetazione. Sulla cornice del cielo. Purtroppo la qualità degli sfondi è incostante. Tratti di percorso assai buoni si alterneranno a zone scarne, un po' prive di materiale. Ci si mantiene sull'accettabilità. Anche il suono di stile techno sembra riportarsi alle tecniche medio-alte del Dreamcast anni '2000, quando si sapeva cosa fare perché il sistema rendesse il massimo del campionamento, effettistica di realismo, suoni di motore, suoni di asfalto. Suoni di motore. Titolo da avere.
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PRO |
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Mirabile a breve termine |
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Realizzazione grafica molto buona |
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Estrema varietà dei tracciati |
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CONTRO |
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Bilanciamento della difficoltà a |
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tratti migliorabile... |
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