VIRTUAL ON: Oratorio Tangram

virtualoncover2.jpg (20276 bytes)In quanto accesi e convinti sostenitori dell'animazione robotica giapponese attendevamo l'uscita di Virtual On: Oratorio Tangram con particolare trepidazione. Infatti, anche se non derivato da serie ufficiali, l'universo di Virtual On attinge a piene mani al panorama robotico del sol levante. Tutti gli elementi che hanno reso celebri serie come Gundam o, prima ancora, Mazinga sono pertanto ingerenza della meccanica di gioco del robotico Sega; spade laser, raggi fotonici, pugni a razzo, lame rotanti ed altre diavolerie sin troppo note ai cultori del genere costituiscono la sua principale attrattiva, nonchè inesausto movente d'elevazione. Il parco opzioni offre una notevole varietà di scelta, principalmente imperniata sulle modalità di gioco in due. Coerentemente troveremo, oltre alla classica modalità versus in split screen, altri due schemi integrativi come il network versus ed il cable versus. Il network versus sarebbe la modalità di gioco più divertente ed esaltante se solo ci fosse concesso accedervi. Purtroppo il Giappone ha chiuso al Dreamcast la sua efficientissima linea di rete, realizzando altresì inutile la modalità di connessione, che già a suo tempo era inibita all'occidente.

Il cable versus viene parzialmente in aiuto in occasione del gameplay in doppio, linkando due Dreamcast tramite l'apposito cavo (venne immesso assieme l'edizione giapponese del gioco). Sarà ovviamente necessario possedere due copie di Oratorio e due televisori, unici svantaggi che di certo non offuscano la funzionalità del full screen. Tra le rimanenti opzioni, sono da segnalare il watch mode, la modalità replay, il training mode e l'immancabile arcade mode. E' proprio in ques'ultima modalità che Virtual On: Oratorio Tangram mostra il suo spessore, già sondato nel coin-op, e che nell'incarnazione Dreamcast si tramuta in un manifesto esercizio di estetica dei meccanismi. Se difatti la versione da sala presentava una realizzazione tecnica di eccellente livello, la trasposizione su console ripropone suddetto impianto col filtraggio di nuove routine di gestione dei tessuti. I benefici che ne derivano sono tastabili in luogo di dettaglio e rifinitura, visto che su Dreamcast la colorimetria si estende oltre gli effetti di luce a tutto schermo, a rendere gli scontri tra mech decisamente più saturi e quindi spettacolari nell'incrocio delle alabarde. Lo staff di grafici ha svolto un lavoro di ottima riprogrammazione e ha fatto in modo che non si avvertisse la mancaza della Model 3: è sufficiente un fugace sguardo all'elegante rivestitura dei robot per convincersi del fatto che la scheda Naomi fosse in effetti la piattaforma performante che SEGA aveva mancato ai tempi del Saturn.  

Adesso le animazioni si raccolgono a sessanta fotogrammi al secondo costanti e il polygon count non sembra esserne penalizzato: la battaglia vive del suo hi-res ed è fulgida, nitida.   
In quanto al gameplay, non si può che registrare un'efficace ripartizione della pulsanteria presente in sala giochi. Il problema maggiore nel riprodurre i movimenti del coin op, che sfruttava un doppio joystick analogico, risiedevano nella collocazione dei movimenti da affibiare al joypad del Dreamcast, che possiede un solo stik. In virtù di questa problematica, i programmatori Sega hanno escogitato due soluzioni, ossia una quadrupla configurazione della pulsanteria e la creazione di un'apposita periferica riproducente il controller della sala giochi. Ovviamente suddetto attrezzo non è incluso nella confezione, perciò nel caso aveste intenzione di acquisirne uno (acquisto caldamente consigliato), sappiate che dovrete sborsare una discreta somma aggiuntiva. In ogni caso, il joypad del Dreamcast adempie i suoi doveri, adattandosi alle esigenze dei videgiocatori tramite la già citata multiconfigurazione. Quale ultimo vessillo di una impeccabile realizzazione globale, il sonoro presenta degli ottimi accompagnamenti di sottofondo e dei micidiali effetti di detonazione, cosicchè ad ogni tipologia di arma corrisponda un particolare effetto esplosivo, differenziato sia per intensità che per durata. Al terminare della recensione ci preme allora ribadire quanto appena trattato collocando Virutal On: Oratorio Tangram tra i migliori giochi prodotti per Dreamcast. Per intenderci, non è Soul Calibur - un qualcosa di simile vien fuori una volta ogni dieci anni - eppure nel suo complicato combattimento fra corazze di robot si colloca avanti a tutti. Avanti anche alla stessa versione coin-op, che prima che Naomi uscisse era sembrata inaccostabile.   

          

                             

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PRO

Giocabilità ai massimi livelli

Grafica spettacolare

Sonoro esplosivo

CONTRO

Nulla da segnalare

                    
                     

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