VIRTUAL
ON: Oratorio Tangram In quanto accesi e convinti sostenitori dell'animazione
robotica giapponese attendevamo l'uscita di Virtual On: Oratorio Tangram
con particolare trepidazione. Infatti, anche se non derivato da serie ufficiali,
l'universo di Virtual On attinge a piene mani al panorama robotico del sol levante. Tutti
gli elementi che hanno reso celebri serie come Gundam o, prima ancora, Mazinga sono pertanto ingerenza della meccanica di gioco
del robotico Sega; spade laser, raggi fotonici, pugni a razzo, lame rotanti ed altre
diavolerie sin troppo note ai cultori del genere costituiscono la sua principale
attrattiva, nonchè inesausto movente d'elevazione. Il parco opzioni offre una notevole
varietà di scelta, principalmente imperniata sulle modalità di gioco in due.
Coerentemente troveremo, oltre alla classica modalità versus in split screen, altri due
schemi integrativi come il network versus ed il cable versus. Il network versus sarebbe la
modalità di gioco più divertente ed esaltante se solo ci fosse concesso accedervi.
Purtroppo il Giappone ha chiuso al Dreamcast la sua efficientissima linea di rete,
realizzando altresì inutile la modalità di connessione, che già a suo tempo era inibita
all'occidente.
Il cable versus viene
parzialmente in aiuto in occasione del gameplay in doppio, linkando due Dreamcast tramite
l'apposito cavo (venne immesso assieme l'edizione giapponese del gioco). Sarà ovviamente
necessario possedere due copie di Oratorio e due televisori, unici svantaggi che di certo
non offuscano la funzionalità del full screen. Tra le rimanenti opzioni, sono da
segnalare il watch mode, la modalità replay, il training mode
e l'immancabile arcade mode. E' proprio in ques'ultima modalità che Virtual On:
Oratorio Tangram mostra il suo spessore, già sondato nel coin-op, e che nell'incarnazione
Dreamcast si tramuta in un manifesto esercizio di estetica dei meccanismi. Se difatti la
versione da sala presentava una realizzazione tecnica di eccellente livello, la
trasposizione su console ripropone suddetto impianto col filtraggio di nuove routine di
gestione dei tessuti. I benefici che ne derivano sono tastabili in luogo di dettaglio e
rifinitura, visto che su Dreamcast la colorimetria si estende oltre gli effetti di luce a
tutto schermo, a rendere gli scontri tra mech decisamente più saturi e quindi
spettacolari nell'incrocio delle alabarde. Lo staff di grafici ha svolto un lavoro di
ottima riprogrammazione e ha fatto in modo che non si avvertisse la mancaza della Model 3:
è sufficiente un fugace sguardo all'elegante rivestitura dei robot per convincersi del
fatto che la scheda Naomi fosse in effetti la piattaforma performante che SEGA aveva
mancato ai tempi del Saturn.
Adesso le animazioni si
raccolgono a sessanta fotogrammi al secondo costanti e il polygon count non
sembra esserne penalizzato: la battaglia vive del suo hi-res ed è fulgida, nitida.
In quanto al gameplay, non si può che registrare un'efficace ripartizione della
pulsanteria presente in sala giochi. Il problema maggiore nel riprodurre i movimenti del
coin op, che sfruttava un doppio joystick analogico, risiedevano nella collocazione dei
movimenti da affibiare al joypad del Dreamcast, che possiede un solo stik. In virtù di
questa problematica, i programmatori Sega hanno escogitato due soluzioni, ossia una
quadrupla configurazione della pulsanteria e la creazione di un'apposita periferica
riproducente il controller della sala giochi. Ovviamente suddetto attrezzo non è incluso
nella confezione, perciò nel caso aveste intenzione di acquisirne uno (acquisto
caldamente consigliato), sappiate che dovrete sborsare una discreta somma aggiuntiva. In
ogni caso, il joypad del Dreamcast adempie i suoi doveri, adattandosi alle esigenze dei
videgiocatori tramite la già citata multiconfigurazione. Quale ultimo vessillo di una
impeccabile realizzazione globale, il sonoro presenta degli ottimi accompagnamenti di
sottofondo e dei micidiali effetti di detonazione, cosicchè ad ogni tipologia di arma
corrisponda un particolare effetto esplosivo, differenziato sia per intensità che per
durata. Al terminare della recensione ci preme allora ribadire quanto appena trattato
collocando Virutal On: Oratorio Tangram tra i migliori giochi prodotti
per Dreamcast. Per intenderci, non è Soul Calibur - un qualcosa di simile vien
fuori una volta ogni dieci anni - eppure nel suo complicato combattimento fra corazze di
robot si colloca avanti a tutti. Avanti anche alla stessa versione coin-op, che prima che
Naomi uscisse era sembrata inaccostabile.
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