VIRTUA
STRIKER 2 ver. 2000.1 La qualità di
una conversione si evince attraverso l'analisi delle differenze tecnologiche tra il
coin-op omonimo e la macchina su cui è stato riprodotto. La prima versione di Virtua
Striker 2 girava su scheda Model 3,
e vide la luce circa due anni prima dell'adattamento. All'epoca nessuna console in
commercio era in grado di eguagliare, in termini prestazionali, un mostro capace di
visualizzare tre milioni di poligoni simultaneamente su schermo, e persino il più volte
annunciato Virtua Striker per Saturn -
che girava su Model 2 - non fu mai realizzato. Così Sega rilasciò una versione speciale
di Virtua Striker 2 riscritta per l'occasione su scheda Naomi, in modo da facilitare la
conversione su Dreamcast, che sarebbe una Naomi con un paio di slot ram in meno. Il
risultato, nel 1999, consegna alle schiere adoratrici del franchise la copia
esatta dell'arcade, ed è un fatto che qui, anche più che in Giappone, il Dreamcast
cominciasse a vendere proprio grazie a questo calcistico dalle parabole impossibili e
dalla grafica a 60 fotogrammi mai vista prima su sistemi domestici.
La
versione Naomi di Virtua Striker 2, pur essendo praticamente identica alla versione Model 3, poteva contare su di un aspetto cosmetico
implementato nelle texure, che risultavano più definite e nitide, e
sull'intelligenza artificiale migliorata nella gestione degli spostamenti delle squadre;
la versione Dreamcast ripropone tutto ciò, arricchendo il tutto con una serie di opzioni
e modalità inedite.
Difatti, oltre a essere un assoluto arcade perfect, Virtua Striker 2000.1
offre la possibilità di affrontare svariati tornei che, nell'impostazione, rimandano a
competizioni ufficiali, e quindi realmente esistenti. Pensiamo sia lecito, in sede di
recensione, mettere dapprima in luce l'aspetto esteriore, che è sontuoso e che fa
distogliere lo sguardo dall'andamento del match coi suoi stadi dal design imponente e gli
spettatori che fanno la ola: nulla è lasciato al caso. E' possibile scorgere particolari
dal tocco maniacale, come le auto parcheggiate al di fuori dello stadio o i rimasugli
cartacei svolazzanti a bordo campo, caratteristica tipica delle arene affollate del Sud
America. Le animazioni dei calciatori si susseguono iperfluide e questo vale anche per lo
scrolling, semplicemente perfetto se si esclude qualche sporadico rallentamento dovuto a
condizioni di congestione. Ma nulla di che. Il manto erboso, ora asciutto, ora fangoso o
innevato, restituisce tessiture ricamate ad alta risoluzione ed è vera, l'erba. Non quel
surrogato visto annaspare sugli arcade calcistici della Tecmo.
Il menu
delle opzioni è composto da sei voci principali: Arcade, International Cup, Variations,
Match Play, Replay ed Options. La modalità Arcade ripropone l'esperienza del coin-op,
anche se qui potremo settare i vari parametri di gioco, come la durata e l'attivazione o
meno dell'off side. Nell'interational Cup affronteremo una sorta di campionato del mondo,
suddiviso in gironi, in modo da farci rivivere le emozioni di un mondiale. L'opzione più
interessante è costituita, a nostro avviso, dalla voce "Variations", suddivisa
a sua volta in Tournament, League e Ranking. La sottosezione Tournament ci permette di
organizzare dei tornei personalizzati da 1 a 32 giocatori;
il League mode consta in una lega, anch'essa personalizzabile, ed infine il Ranking
ci sottoporrà ad una sorta di esame, con tanto di valutazione sui match che affronteremo
volta per volta. Nella carrellata di opzioni proposte non si può non menzionare l'ottima
possibilità di salvare i replay dei gol, nonchè il "Real Time", rivoluzionario
sistema di rilevamento temporale regolato all'orologio interno del Dreamcast, che
riconoscerà l'ora reale in cui si gioca riproducendone il corrispettivo virtuale
(mattino, pomeriggio o sera). La
semplificazione delle azioni effettuabili tramite joypad lascia trasparire un sistema di
gioco estremamente arcade, e in effetti è così. Virtua Striker 2000.1 NON
è una simulazione, e non ha pretese di esserlo. E' la esatta traslazione del gioco da
bar, e ne ripercorre i fasti senza stravolgere i fattori principali che lo hanno reso
famoso a livello globale. L'equivoco dietro la genesi del videogioco stava nel fatto che
buona parte di utenti si attendesse la versione Dreamcast di Winning Eleven, il
quale, a quei tempi, era definibile come unica, vera simulazione del calcio per console.
Ma, appunto, qui si parla di uno sport differente nonostante la presenza del pallone e
delle porte. Qui è questione di tirare forte e fare goal da centrocampo.
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