DRAGON WARRIOR III

dragonwarrior3cover2.png (154554 bytes)Questo terzo capitolo prosegue l’opera di espansione strutturale del gameplay, già attuata da Dragon Warrior II; questa volta il party dell’utente sarà composto da quattro personaggi, e questi personaggi saranno creati ex-novo dallo stesso, scegliendo liberamente fra una manciata di job (fra cui uno, il Ladro, creato appositamente per questa versione portatile). Ogni job, come diventerà costume, offre vantaggi e svantaggi, a volte evidenti, altre volte decisamente criptici (provate ad usare un Jester). Suona familiare? Per rendere più gustose le cose, ogni personaggio sarà caratterizzato da una personalità che ne definirà gli avanzamenti di Status; esattamente come una persona più aggressiva punta a migliorare il proprio Attacco, piuttosto che una persona timida che si eserciterà nello Spirito. Per scegliere la personalità del vostro personaggio (di classe Eroe), a inizio partita sarete sottoposti ad un test attitudinale, non dissimile da quello dell’immenso Ultima IV: Quest of the Avatar. Forse una citazione diretta, d’altronde Yuji Horii non ha mai nascosto come sia stata l’opera di Richard Garriott ad ispirarlo nella creazione di Dragon Quest, di come Ultima sia stata insieme principio e obbiettivo dello sviluppo dei primi capitoli della saga (e, per estensione, oseremmo dire dei primi jRPG tutti).

In questo titolo è palesata la magia che Enix sapeva infondere nei giochi. Gli storici limiti strutturali e interattivi da sempre rinfacciati ai giochi di ruolo, qui assumono il ruolo di pregi. I combattimenti a turni? Qui funzionano alla grande. I dungeon? Qui divertono e sono disegnati con intelligenza. Il level-upping? Quello è dal primo capitolo che è spontaneo quanto il salvataggio della partita. In ogni frangente, un’infinità di piccole cose fanno sì che riscopriamo il piacere del classico gioco di ruolo. Quello che, partendo da presupposti ambientali e narrativi basilari, quasi banali, riesce a intelaiare una struttura composita e ordinata, che sarebbe divenuta il know-how basilare dei jRPG per oltre un decennio. Ancora adesso i game-designer d’oriente faticano a trovare un’alternativa duratura e ampliabile alla concezione ruolistica di Dragon Quest III (sebbene i tentativi non siano affatto mancati) che è la maturazione immortalante della struttura dei primi due giochi.
La grafica è monumentale. Infischiandosene dei limiti hardware di una macchina che, bene o male, era sempre stata inferiore a qualsiasi concorrente sul mercato, Enix porta sul piccolo schermo del GameBoy Color costruzioni visive di assoluto valore, supportate da una palette quasi infinita. Si susseguono strutture estetiche imperfettibili, se non in sterili interpolazioni ideali. I limiti macchina non esistono. Ed ecco effetti di deformazione dell’immagine, castelli e città e dungeon disegnati con una perizia per i dettagli quasi maniacale, e i combattimenti. Oh, i combattimenti.

Già in Dragon Warrior I&II, titolo programmato principalmente per GameBoy (la compatibilità Super GameBoy e GameBoy Color era relativamente secondaria), i programmatori avevano raggiunto i limiti di memoria video, ma qui si ha dell’incredibile: i mostri sono animati. Ogni attacco dispone di una diversa animazione. Non lo fecero su Nes, lo fanno qui su GameBoy Color.
Le musiche godono di timbri belli pieni, superiori alle orchestrazioni Nes, ed escono insospettabilmente bene dall’altoparlantino del portatile. Ovviamente, i temi sono variazioni dei classici della saga, questa volta arricchiti e riarrangiati per esprimere un’idea di vastità globale, visiva e sonora di così ampio respiro che anche oggi, quasi vent’anni dopo, è difficile trovare nei giochi. Vasti orizzonti, vasti spazi, libertà. Ah, la libertà. Quella vera, quella divertente. Perché la libertà in Dragon Warrior III non è disporre di un lanciarazzi ammazzatutto e di una città piena di auto da distruggere; la libertà vera è quella di avere un solo fine e decine di modi diversi per raggiungerlo, di cui pochi davvero fruttuosi. Già, perché in questo gioco si può sbagliare, e se si sbaglia, si subiscono le conseguenze dei propri errori. Puoi andare praticamente già a inizio gioco ovunque nel mondo, ma la via giusta è solo una fra tutte, e tocca a te capire quale. Ancora una volta il classicismo ludico di cui la saga di Enix è fiera portabandiera. In conclusione, non solo Dragon Warrior III è il miglior jRPG per GameBoy (e il portatile offre bei giochi di ruolo, non pensiate il contrario), non è solo forse il miglior jRPG dei suoi tempi, ma anche uno dei migliori videogiochi di sempre, in ciascuna delle sue incarnazioni.

 

 

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PRO

Grafica indescrivibile

Giocabilità fuori parametro
Musiche sconfinate

CONTRO

Potreste non averci mai giocato

    

                        

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