GOLDEN SUN Molti di voi portano dentro di
loro un segno indelebile, una specie di tatuaggio nell'anima del quale si vergognano
spesso perché il modo in cui lo hanno ottenuto è considerato dai più frivolo. Questo
tatuaggio, nato da creature mostruose, regni in pericolo, fanciulle da salvare e magie
oltre ogni immaginazione, viene disegnato dalla penna di un gioco di ruolo giapponese.
Senza scomodare nomi illustri, ogni videogiocatore che ami affrontare queste avventure ha
dentro di se quel marchio che gli fa giocare più volte lo stesso gioco solo per
affrontare un'altra volta il nemico più odiato o per completarlo al massimo delle
possibilità da esso offerte. Tuttavia vi sono le eccezioni. I possessori di portatili,
loro che sono abituati a giocare poco per volta, non sono quasi mai stati forniti di
titoli all'altezza per le loro piccole console.
La tendenza però ha trovato la sua inversione nel Gameboy
Advance, terra di conquista per i JRPG che fecero grande il Super Nes e trampolino per le
nuove generazioni "a batterie". Nintendo, regina incontrastata di questo
mercato, affida a Camelot la sua prima esperienza nel genere per il suo 32 bit. Le risorse
a disposizione ci sono, ed il gioco viene abbondantemente anticipato e decantato come
nuova frontiera del divertimento tascabile. Così, dopo qualche mese di rodaggio per la
console, Golden Sun raggiunge gli scaffali
Un po' di storia: in
un'apprezzabile introduzione interattiva, vediamo il nostro futuro eroe Isaac svegliato di
soprassalto per fuggire ad un'imminente catastrofe nel suo villaggio
L'evacuazione
degli abitanti ha successo, ma qualcosa va storto, e il piccolo Felix
Comincia con
questa premessa l'avventura dei ragazzi del villaggio che, ormai cresciuti, si troveranno
di fronte ad un'avventura molto più grande di loro. Come potete notare, la trama non è
niente di spettacolare, ma le premesse sono buone. Nei primi secondi di gioco avremo
subito a che fare con la psinergia, energia psichica che può controllare
gli elementi naturali, rappresentati in qualche modo dai Djinn, piccoli diavoletti che
possono essere abbinati ad un personaggio e attivati in battaglia per usarne le abilità.
Se la cosa vi ricorda molto Thor e Final Fantasy
XIII è perché effettivamente come sistema ci somiglia, ma chiudiamo un occhio
per il fatto che siamo su un sistema che questi due giochi non li vedrà mai (almeno FF8,
invece io fossi Nintendo un pensierino su Thor lo farei
vabè, stiamo digredendo).
Oltre ad andare avanti per ambientazioni ben fatte ad affrontare nemici non altrettanto
ben fatti, avremo le nostre soste nelle città, dei gran lavori a livello di grafica così
come del resto i personaggi, che hanno occhi che sbattono le ciglia in maniera ben
visibile anche sul piccolo schermo e che si esprimono oltre che a parole anche con fumetti
vari. Tutto molto bello e simpatico, ma anche molto lineare. La trama infatti è un
cunicolo dritto e senza svolte, dal quale si esce soltanto alla fine per poi scoprire
che
il finale non esiste, ma bisogna aspettare il secondo episodio! Poche cose
infatti vengono spiegate, rendendo quasi obbligatorio l'acquisto del seguito. Molte sono
le belle idee non sfruttate, come ad esempio le risposte di Isaac (che non avranno alcun
effetto sulla trama, ma come!) e l'uso dei Djinn, che a volte è una spina nel fianco
(alla fine di ogni minima battaglia saremo quasi costretti a rimetterli nelle posizioni
originali, il che alla lunga stufa un po'). Anche gli enigmi alla fine sono poco più che
"usa l'abilità x per arrivare al luogo y"
e le emozioni degli scontri
sono rare, solo gli ultimi boss danno una certa soddisfazione
A conti fatti, si ha
l'impressione di giocare ad un titolo bello da vedere (e da ascoltare, bella la colonna
sonora), immediato da giocare ma con una maledetta semplicità intrinseca e soprattutto
con dei seri problemi di trama. In definitiva, penso che veramente pochi di voi avranno
nella propria anima un tatuaggio solcato da Golden Sun. A me personalmente, lo ha
disegnato con l'hennè: ultimato il gioco e passato un po' di tempo, è sparito senza
rimpianti.
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