MICROMACHINES 1 and 2

micromachinescover.JPG (12986 bytes)Sicuramente è davanti agli occhi di tutti il vantaggio di avere un gioco sulle Micro Machines: si emula una corsa automobilistica in ambiente domestico senza doversi sentir dire che "sei grande per giocare con le macchinine" e senza l'imbarazzo di dover fare "brum brum" in giro per casa. Fatta questa doverosa premessa, si torna indietro alla prima metà degli anni 90, quando la non ancora affermatissima Codemasters acquisisce la licenza del famoso giocattolo e ne fa un gioco per tutte le piattaforme note. Il gioco è sicuramente al di là delle aspettative, piazza copie un po' ovunque e come da norma produce seguiti a ripetizione fino ad arrivare agli ultimi (pessimi) episodi in 3D. Con l'avvento del Gameboy Color quindi, era praticamente scontato che venisse creata una cartuccia contenente i 2 episodi usciti in bianco e nero anni prima con una veste rinnovata (leggi: coi colori).

Ad una prima occhiata si può notare come il lavoro sia stato svolto più che bene: brillanti i colori, definiti gli sprite, impeccabile lo scrolling, che è un po' la vita di questi giochi, ma soprattutto mantenuta l'atmosfera e lo spirito originale. Il gioco, per chi di voi fosse rimasto chiuso in uno sgabuzzino buio negli ultimi anni, consiste esattamente in quanto detto nell'introduzione: simulare una corsa di minuscole automobili, moto, barche e quant'altro possa correre, il tutto negli ambienti più improvvisati e bizzarri (personalmente mi piaceva tantissimo il tavolo da cucina con la pista delimitata dai cereali!). La gara viene seguita con una telecamera fissa che segue a volo d'uccello i partecipanti da una certa distanza (soprattutto nel primo episodio) in modo da permettere una buona visuale sulla porzione di pista che segue. Il sistema di controllo, semplice ma efficacissimo, è quello visto in molti giochi con visuale a volo d'uccello fin dai tempi del commodore 64, consistente in uno sterzo che segue l'andamento della macchina piuttosto che dello schermo (ossia se premete destra la macchina gira alla sua destra, non a destra dello schermo), con conseguente bisogno di un paio di partite per farci l'abitudine.

Il punto forte della giocabilità è comunque il comportamento delle vetture, diversissimo (com'è giusto che sia) a seconda del tipo di modellino (passare dal velocissimo dragster al terrificante camion è traumatizzante) ma mai inadeguato. La varietà dei veicoli è superata solo da quella delle piste, che hanno alcune trovate geniali, come ad esempio le buche del biliardo che fungono da warp o i righelli che uniscono due scrivanie. Molta carne al fuoco dunque, anche se per correre con certi mezzi avrete bisogno di una certa dose di pazienza, nonché di una grande abilità visto che gli avversari hanno tutte le intenzioni di farvi mangiare la loro polvere (o schiuma nel caso si tratti di gare in motoscafo). Tutto ciò è molto bello e molto longevo, ma nessuno avrebbe mai parlato di questa cartuccia se non fosse stato per il suo punto di forza, ossia il multiplayer, sua vera ragione di esistere. Si possono collegare due console con altrettante cartucce, e questo garantisce uno schermo a persona ed una modalità di gioco sfrenata ed indiavolata. Ma provate ad immaginare che bello giocare di nascosto fra i banchi di scuola in due con un solo gameboy: la cpu accelera per noi, il giocatore 1 sterza con la croce direzionale e il 2 con i due tasti A e B. Obiettivo finale, superare gli ostacoli per lasciare l'avversario abbastanza indietro da venir risucchiato dallo scrolling e perdere così un punto. L'apoteosi del multiplayer senza bisogno di comprare più copie del gioco e soprattutto con la massima portabilità (il che, parlando di GBC, è solo un gran bene). Da comprare se avete tanti amici ma un solo nintendino, da tenere comunque in gran considerazione anche se vi piace giocare da soli, perchè la varietà non manca.

 

 

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PRO

Due giochi in uno

Si può giocare in due su un solo GB
             

CONTRO

Nulla da segnalare

                   
                    

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