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WORLD CUP Una volta fischiato l'inizio mi resi conto però che come gioco di calcio era particolarmente inusuale: si controllava un solo giocatore della propria squadra, e se la palla finiva ad un compagno o nelle sue vicinanze gli si potevano impartire ordini (principalmente 4: due erano finalizzati a rompere le gambe all'avversario, uno consisteva nel farsi passare la palla e l'ultimo nel calciare a rete). La cosa funzionava decisamente bene, con tanto di finestrella raffigurante le facce dei giocatori che si parlavano, il tutto aiutato da un radar che indicava la nostra posizione per farci capire come dare direttive ai compagni. L'altra cosa piuttosto insolita, come già accennato prima, era la possibilità, anzi, praticamente l'obbligo, di fare tanto ma tanto male agli avversari con spallate e scivolate in modo da rubargli la palla. La totale assenza di interventi puliti ci permetteva di avere gioco facile su gran parte degli avversari, ma per contro ci impediva di avventurarci troppo in dribbling coast-to-coast, e troppa insistenza ci avrebbe portato solo a finire in barella (effettivamente un giocatore troppo tartassato rimaneva a terra incosciente fino alla fine della frazione di gioco). Altro modo per spazzare via gli avversari, ma soprattutto il portiere, era il supertiro. Alcuni giocatori lo scoccavano dopo un certo numero di passi, ma tutti erano in grado di farne 5 per tempo premendo entrambi i tasti e lanciandosi in una rovesciata o in un tuffo di testa da antologia! Grande modo per segnare, e anche una volta esaurite le 5 "mine" (che variavano dalla palla ovale a quella che si sdoppia fino ad arrivare al tiro apparentemente dritto e moscio che in prossimità della porta cambiava totalmente traiettoria e velocità!) si potevano sfruttare le doti acrobatiche del nostro atleta per dei "banali" goal al volo. La scelta del giocatore da controllare era principalmente
mirata al tipo di super-tiro, mentre quella della squadra aveva una componente più
importante a livello di velocità e potenza, oltre al fattore estetico. I programmatori
cercarono infatti di caratterizzare gli sprites stereotipando al massimo la nazione di
appartenenza degli omini (gli spagnoli col cappello sono grandiosi), e il lavoro è a
tutt'oggi veramente lodevole. Molto bello era il fatto di poter giocare su campi diversi,
alcuni con sassi che avevano l'effetto di un tackle, altri ghiacciati sui quali non si
controllavano bene i propri movimenti, altri ancora sabbiosi e lenti. Poco importava
quindi che il gioco finisse presto, perché c'era il gusto di rigiocarlo con altre
squadre, di rincorrere il punteggio più eclatante, di fare goal dalla propria area, di
demolire un'intera squadra a spallate. Insomma, ho sempre avuto un ottimo ricordo del
gioco, e sebbene la versione europea fosse leggermente meno articolata di quella
giapponese (e decisamente pallida rispetto a quella meravigliosa per NES) mi aveva
garantito ore di divertimento, anche se prima o poi stufarsi è lecito (d'altronde la vera
sfida inizia in semifinale, davvero troppo tardi!). Se comunque si ha la fortuna di
poterci giocare in 2 il discorso è ben diverso. Alle ortiche la modalità cooperativa, il
testa a testa è uno dei modi più sani e genuini di distruggere le caviglie dei vostri
amici senza dover per forza mandarli all'ospedale. Più botte di un picchiaduro, valanghe
di goal e una sfida decisamente più competitiva, oltre alla solita, immensa soddisfazione
di camminare a ritroso per tutto il campo fino alla propria area per poi girarsi verso la
porta avversaria e scagliare un tiro che ovalizza la palla, la fa zigzagare, spazza via
tre incauti difensori che hanno cercato invano di fermarla e colpisce il povero portiere
che la vede entrare finendo gambe all'aria. Holly e Benji in confronto era realismo.
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PRO |
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Esaltante nelle prime partite |
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| In due è un picchiaduro | |
| Tanti segreti e tesori nascosti | |
CONTRO |
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Lo si finisce in pochi giorni |
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