POKEMON

pokemoncover.JPG (19316 bytes)Più venerati dei divi di Hollywood, più coccolati dei Tamagotchi, più invadenti che mai in ogni forma di merchandising: i Pocket Monster di Nintendo sono stati la mossa più azzeccata dopo Mario. Nati in Giappone come videogioco, si sono espansi fino a diventare il fenomeno pre-adolescenziale per eccellenza in tutto il mondo. Ma andiamo a vedere come sono nati…Era un luminoso pomeriggio d'aprile, e il giovane Hash si svegliava per iniziare un gioco di ruolo piuttosto atipico ma decisamente accattivante. Inquadrato dall'alto come Link, il ragazzino si dirigeva a casa del suo amico professore per essere introdotto nel mondo dei Pokèmon. Il professor Oak gli spiegava che si tratta di piccoli animali, basati ognuno su un elemento, che si trovano allo stato brado in giro per il mondo, e una volta catturati possono essere ammaestrati per seguire gli ordini del padrone, specialmente nei combattimenti. Hash veniva quindi dotato del suo primo mostriciattolo a scelta fra tre disponibili (variabili a seconda delle versioni del gioco, che dalle 2 originali sono diventate circa una decina, compresi un paio di spin-off) e partiva per un viaggio alla ricerca dello status di "miglior allenatore del mondo".

Storiella molto nipponica a parte, la struttura di gioco prevede un giro per il mondo alla ricerca di bestie da catturare ed altri allenatori da sfidare. Le locazioni da visitare sono tante, anche se il mondo appare intriso di una carineria e mielosità che può far storcere il naso a chi ha girato le ambientazioni claustrofobiche di Shadowrun o quelle epiche di Final Fantasy, ma il target a cui è rivolta la cartuccia giustifica questa scelta. E se il vostro stomaco sopporta bene il miele, vi accorgerete che c'è tanta cura per i particolari ed una certa varietà, con un occhio rivolto alle locazioni segrete e all'accessibilità delle zone (avrete spesso bisogno di trovare nuovi modi di spostarvi, spesso sfruttando i vostri stessi mostriciattoli). Il gioco vi metterà quindi di fronte a varie situazioni, la maggior parte delle quali incentrate sui combattimenti. Lo stile adottato è quello dei turni, col vostro animaletto che avrà a disposizione un attacco normale, un paio di attacchi speciali (che possono essere appresi con l'esperienza e sono basati sulla loro appartenenza ad un determinato elemento, il che aggiunge una componente strategica al tutto) o la possibilità di usare un oggetto e, in caso di difficoltà, di passare la mano ad un altro Pokèmon. I combattimenti infatti prevedono la possibilità di far partecipare 6 dei vostri cuccioli, in un ordine da voi deciso a priori, e la disfatta avviene quando tutti e 6 tirano le cuoia (ok ok non muoiono, però vanno k.o. e devono essere portati in un centro di recupero per poterli riutilizzare). Se poi incontriamo un avversario senza padrone, potremmo lanciargli contro una PokeBall che, con un po' di tempismo e fortuna, può renderlo nostro. E quando abbiamo un eccesso di mostriciattoli in saccoccia, possiamo trasferirli a casa nostra via PC (!!! Ma dico la protezione animali non dice nulla???).

Oltre ai già citati colpi speciali, ci sono delle abilità che possono essere usate fuori dalla battaglia per risolvere dei (banalissimi) rompicapi che occasionalmente ci sbarrano la strada. Ma veniamo al succo del gioco: le palestre. In ogni luogo che visiterete ci sarà il classico spaccone che detiene il titolo di campione della città e possiede la sua bella palestra in cui insegna e combatte. Vostro compito sarà fargli capire che potete fare meglio di lui, e in questo diventa fondamentale girare per il mondo a catturare belve sempre più feroci e adatte al combattimento, oppure scegliere la strada più lunga e redditizia: farli combattere fino a farli diventare più forti, e, quando si sentono pronti, farli evolvere. Ognuno di loro ha una o due evoluzioni, che influiscono sulla loro forza ma anche sulle abilità che possono apprendere, e diventa fondamentale gestirle in modo da non avere un Pokèmon troppo debole per la sua evoluzione.
Andare in giro a dare lezioni agli altri allenatori dovrebbe in teoria bastare a completare il gioco, ma sarebbe davvero poca cosa. Il vero fulcro del gioco è anche il suo slogan: gotta catch'em all. Devo prenderli tutti. E posso assicurare che riuscire nell'impresa richiede una certa dose di pazienza e perseveranza, con il rischio che ci si possa stufare, ma anche con un certo senso di soddisfazione quando il maledetto che era sfuggito più e più volte alla cattura diventa finalmente parte del nostro pulcioso arsenale (sempre che obbedisca perché, come i veri animali, ammaestrarli non è una cosa automatica ma richiede tempo e può non avere successo). In definitiva, un classico per chi i giochi non vuole finirli ma spolparli fino in fondo, ed anche un'ottima palestra di allenamento per chi entra nel mondo dei giochi di ruolo o per colmare l'attesa fra un Final Fantasy e l'altro.

 

 

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PRO

Bello il sistema di combattimento

150 Pokèmon da catturare
              

CONTRO

Un po' facile e "mieloso"

                   
                   

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