| RAGING
FIGHTER I personaggi, 7 in tutto, potevano essere controllati mediante croce direzionale e i due pulsanti di azione (A per i calci, B per i pugni), in maniera molto classica. Quasi scontata quindi la realizzazione delle tecniche speciali, basata su rotazioni e/o pressioni multiple della croce in combinazione con i due pulsanti. I lottatori rispondevano abbastanza bene alle sollecitazioni, forse con quel millesimo di secondo di ritardo, ma niente che potesse compromettere in alcun modo la riuscita dei combattimenti, anzi, il gioco si lasciava giocare piuttosto bene, e anche giocare in doppio con il mitico cavo link era un ottimo modo di passare diverse ore a mazzolare i propri amici senza per questo lasciargli addosso segni evidenti di colluttazione. E ad un certo punto la modalità multigiocatore diventava fondamentale per allungare la vita della cartuccia, minata inesorabilmente dalla presenza di pochi personaggi e dalla totale assenza di personaggi segreti da sbloccare, e di poco risollevata dalla presenza di 4 livelli di difficoltà. Tuttavia, come detto in apertura, c'era qualcosa in questo gioco che "sapeva" di Street Fighter, qualcosa che lo rendeva un tassello unico nel mosaico dei titoli per la console in bianco e nero, e quel qualcosa era la realizzazione tecnica. I personaggi avevano una fluidità che gli altri giochi del GB si sognavano soltanto, e le animazioni erano fatte decisamente bene, considerando anche che ogni lottatore era alto metà schermo e rendeva veramente giustizia all'ottimo lavoro fatto da Konami. Inoltre la grandezza degli sprite rendeva possibile una maggiore caratterizzazione, anche se un paio di personaggi avevano una certa somiglianza fra loro, comunque con un po' di abitudine li si riusciva a distinguere senza patemi. La stessa cura messa nelle animazioni non si riscontrava purtroppo negli sfondi, certamente ben fatti ma molto, molto simili fra loro (come dicevamo i combattimenti si svolgevano in una torre, quindi niente scenari all'aria aperta ma solo tanta architettura classica). Nel sonoro nulla da segnalare nel senso stretto della frase, date le musiche decisamente anonime e gli effetti un po' "di cartone" che non si fanno rimpiangere nell'eventualità che si dovesse abbassare al massimo il volume. Forse la più grande pecca di Raging Fighter è stata la sua troppa ispirazione ai classici del genere, unita ad una poca pubblicità nel settore e alla forzata convivenza con Mortal Kombat che, denigratori a parte, dimostrava di essere un magnete per i giocatori al quale era impossibile resistere. Lo sforzo posto nella realizzazione del gioco in sé era altissimo, ma nessuno sembrava essersi preoccupato troppo della caratterizzazione dei personaggi, (privi di una storia alle spalle e veramente troppo anonimi per entrare nel cuore dei giocatori) delle mosse, delle ambientazioni, né della meccanica di gioco in sé (ripeto, ottima e collaudatissima, ma priva di ogni originalità). Un vero peccato, perché se questa cartuccia si fosse chiamata Street Fighter 2, e se Shades si fosse chiamato Guile, a quest'ora staremmo qui a parlare di come nel '93 la guerra dei picchiaduro portatili venne persa da un titolo violento ma originale contro una conversione perfetta di un mega-hit delle sale giochi. Resta comunque ottimo, e se ne reperite due copie (stando alle aste on-line la cosa è fattibile) avete un picchiaduro da giocare col vecchio GB in bianco e nero assieme ad un amico.
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PRO |
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Ottima realizzazione tecnica |
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| Divertente. Soprattutto in due. | |
CONTRO |
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Caratterizzazione povera |
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