RAGING FIGHTER

ragingcover.JPG (13406 bytes)Per tantissimo tempo si era parlato delle conversioni di Street Fighter II per le varie console portatili, ma il progetto veniva puntualmente posticipato (venne poi realizzato, ma solo nella tarda età del Gameboy) e gli appassionati di picchiaduro dovettero "accontentarsi" degli episodi a 16 bit (stendiamo un velo pietoso sulle versioni per i computer della Commodore). Nel 1993 usciva la conversione di Mortal Kombat, ma anche se il titolo Midway riscosse un notevole successo, il suo stile di combattimento (e, in alcuni casi, la violenza insita) lasciarono con l'amaro in bocca chi voleva sparare quei 3-400 hadooken all'ultimo banco o a bordo piscina. Konami così se ne venne fuori con uno dei suoi titoli più sottovalutati: Raging Fighter. Realizzato con il contesto di un combattimento fra alcuni buzzurri (e una fanciulla) all'interno di una sorta di tempio/torre, era un classico gioco di combattimento uno contro uno basato molto sulla tecnica marziale ma con alcune mosse speciali chiaramente (fin troppo) ispirate al titolo Capcom.

I personaggi, 7 in tutto, potevano essere controllati mediante croce direzionale e i due pulsanti di azione (A per i calci, B per i pugni), in maniera molto classica. Quasi scontata quindi la realizzazione delle tecniche speciali, basata su rotazioni e/o pressioni multiple della croce in combinazione con i due pulsanti. I lottatori rispondevano abbastanza bene alle sollecitazioni, forse con quel millesimo di secondo di ritardo, ma niente che potesse compromettere in alcun modo la riuscita dei combattimenti, anzi, il gioco si lasciava giocare piuttosto bene, e anche giocare in doppio con il mitico cavo link era un ottimo modo di passare diverse ore a mazzolare i propri amici senza per questo lasciargli addosso segni evidenti di colluttazione. E ad un certo punto la modalità multigiocatore diventava fondamentale per allungare la vita della cartuccia, minata inesorabilmente dalla presenza di pochi personaggi e dalla totale assenza di personaggi segreti da sbloccare, e di poco risollevata dalla presenza di 4 livelli di difficoltà. Tuttavia, come detto in apertura, c'era qualcosa in questo gioco che "sapeva" di Street Fighter, qualcosa che lo rendeva un tassello unico nel mosaico dei titoli per la console in bianco e nero, e quel qualcosa era la realizzazione tecnica.

I personaggi avevano una fluidità che gli altri giochi del GB si sognavano soltanto, e le animazioni erano fatte decisamente bene, considerando anche che ogni lottatore era alto metà schermo e rendeva veramente giustizia all'ottimo lavoro fatto da Konami. Inoltre la grandezza degli sprite rendeva possibile una maggiore caratterizzazione, anche se un paio di personaggi avevano una certa somiglianza fra loro, comunque con un po' di abitudine li si riusciva a distinguere senza patemi. La stessa cura messa nelle animazioni non si riscontrava purtroppo negli sfondi, certamente ben fatti ma molto, molto simili fra loro (come dicevamo i combattimenti si svolgevano in una torre, quindi niente scenari all'aria aperta ma solo tanta architettura classica). Nel sonoro nulla da segnalare nel senso stretto della frase, date le musiche decisamente anonime e gli effetti un po' "di cartone" che non si fanno rimpiangere nell'eventualità che si dovesse abbassare al massimo il volume. Forse la più grande pecca di Raging Fighter è stata la sua troppa ispirazione ai classici del genere, unita ad una poca pubblicità nel settore e alla forzata convivenza con Mortal Kombat che, denigratori a parte, dimostrava di essere un magnete per i giocatori al quale era impossibile resistere. Lo sforzo posto nella realizzazione del gioco in sé era altissimo, ma nessuno sembrava essersi preoccupato troppo della caratterizzazione dei personaggi, (privi di una storia alle spalle e veramente troppo anonimi per entrare nel cuore dei giocatori) delle mosse, delle ambientazioni, né della meccanica di gioco in sé (ripeto, ottima e collaudatissima, ma priva di ogni originalità). Un vero peccato, perché se questa cartuccia si fosse chiamata Street Fighter 2, e se Shades si fosse chiamato Guile, a quest'ora staremmo qui a parlare di come nel '93 la guerra dei picchiaduro portatili venne persa da un titolo violento ma originale contro una conversione perfetta di un mega-hit delle sale giochi. Resta comunque ottimo, e se ne reperite due copie (stando alle aste on-line la cosa è fattibile) avete un picchiaduro da giocare col vecchio GB in bianco e nero assieme ad un amico.

 

 

raging1.jpg (9141 bytes)
raging2.jpg (10957 bytes)
raging3.jpg (13447 bytes)
raging4.jpg (16483 bytes)
raging5.jpg (16406 bytes)
raging6.jpg (16667 bytes)
raging7.jpg (17111 bytes)
voto_pregevole.gif (1704 bytes)

PRO

Ottima realizzazione tecnica

Divertente. Soprattutto in due.
                   

CONTRO

Caratterizzazione povera

                      
                         

Home

Note di produzione