TOCA TOURING CAR

tocacover.JPG (12199 bytes)Quando ho letto che avrebbero convertito uno dei giochi di guida poligonali di maggior spessore, ossia TOCA, sul Gameboy color, mi è venuto sinceramente da sorridere. Un gioco che ha sempre fatto della simulazione a tratti esasperata il suo punto di forza era in effetti semplicemente improponibile su una console ad 8 bit, perdipiù portatile. Allora ho iniziato ad immaginare in che modo avrebbero potuto adattare il tutto… Personalmente sono sempre stato un patito dei giochi di guida e un accanito corridore nella versione Playstation, quindi mi riusciva difficile snaturare con la mente il concept di gioco, e altrettanto difficile mi fu resistere alla tentazione di acquistarlo pur senza aver letto pareri di riviste e siti internet (cosa che avrò fatto massimo cinque-sei volte in vita mia). Levati dalla scatola la cartuccia trasparente e il chilo e mezzo di manuale ho inserito la prima nel GBC e il secondo nel cassetto per future referenze (in realtà l'ho tirato fuori da lì molto presto, e poi capirete perché…), ed ho acceso il mio fedele portatile…

Le opzioni le ho saltate a piè pari, ma fra queste una sola è degna di nota, ossia la possibilità di scegliere fra due sistemi di controllo profondamente diversi, per permettere a chiunque di trovarsi a proprio agio (per intenderci, il primo è alla Micro Machines, con la macchina che sterza in relazione al suo orientamento rispetto allo schermo, il secondo invece ricorda i vecchi giochi per c64 con la macchina che segue la croce direzionale… più facile giocarlo che spiegarlo). La prima impressione è stata tra lo stupito e il compiaciuto: le stesse modalità della versione a 32 bit, e soprattutto la stessa identica schermata di selezione delle vetture! Tocco di gran classe, devo proprio ammetterlo. La modalità torneo è il primo degli interessi di chiunque, quindi mi sono sentito obbligato moralmente ad iniziare da li. E anche qui la fedeltà è assoluta, si inizia con Donington… Ovviamente, c'era da aspettarselo, prima della gara c'è il giro di qualifica, che ci permette di prendere confidenza con la pista e di guadagnare posizioni in partenza. Beh, durante quel giro mi sono sentito davvero contento di aver comprato la cartuccia: Donington è Donington, curva per curva, rettilineo per rettilineo, e addirittura con gli stessi elementi di contorno! Lo stupore mi ha un po' fatto perdere di vista quella che era la guida vera e propria, che ho potuto testare in gara. L'abbandono della visuale in prima persona per favorire un'inquadratura isometrica più handheld-friendly non ha intaccato l'atmosfera della griglia di partenza, dove tutte e 8 le macchine sono pronte a partire.

Ho quindi premuto a fondo l'acceleratore, forse fuorviato dall'aspetto estetico meno realistico… ed ho fatto male perché proprio come in una simulazione che si rispetti la macchina è partita MOLTO male. Bene, tempo di recuperare allora, tantopiù che Donington è come casa mia. E allora avanti, a fare curve e controcurve ad una velocità discreta, scoprendo via via particolari grafici ottimi come i segni delle sgommate e i coni che saltano via al nostro passaggio. Le prime gare in realtà non sono andate molto bene, perché oltre a dovermi abituare ai nuovi comandi mi sono trovato di fronte sette vetture piuttosto agguerrite, che mi hanno lasciato indietro senza troppi complimenti. Man mano che ho preso confidenza col gioco sono saltati fuori anche i difetti: la cpu in qualifica fa dei giri sovrumani che è quasi impossibile battere, la collisione fra macchine decisamente migliorabile, il rumore del motore, specie quando si è in fuga solitaria, fa diventare isterici, e soprattutto non esiste un salvataggio ma solo un insopportabile sistema di password (capito a cosa serviva il manuale? A scrivere le password nelle pagine preposte…). Tutto questo però non offusca il divertimento che scaturisce dalla cartuccia, dovuto soprattutto ad un modello di guida che costringe a sfruttare al massimo cordoli e spazi di frenata. Aggiungiamoci il fatto che le otto macchine non sono lì per fare numero ma sono effettivamente diverse fra loro (e, diciamocela tutta, la BMW è favolosa come nella versione PSX), che le piste sono una dopo l'altra uguali a quelle girate e rigirate in passato, che ci hanno messo anche la pioggia e che comunque è bello anche solo fare un giro di pista a vuoto durante un minuto libero della giornata. Insomma siamo di fronte ad una conversione teoricamente impossibile resa realtà con un lavoro mirato soprattutto alla piattaforma di destinazione e non all'abuso dell'originale come spesso avviene in questi casi. Consigliato specie se siete di quelli che quando a tavola spostano il sale da un posto all'altro fanno "brum brum" con la bocca. E che sanno che la Vauxall altri non è che la Opel in versione britannica.

 

 

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PRO

Lanciare una BMW a tutta velocità

Non si finisce in un paio di giorni
               

CONTRO

Maledette password...

                   
                    

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