TRACK'N FIELD

trackandfield.jpg (13118 bytes)Ci sono tanti motivi per rigiocare un gioco. Può essere per la trama, che ci è piaciuta particolarmente, o la grafica che ha solleticato la nostra immaginazione, o più banalmente per la giocabilità, come avviene nei grandi capolavori. C'è però un fattore, in via di estinzione, che spingeva chiunque a provare e riprovare lo stesso gioco con un unico scopo: stiamo parlando del record, croce e delizia dello smanettane puro, motivo di vanto in sala giochi ed incredibile pistone che spinge Track'n'Field dove nemmeno Konami sperava potesse arrivare. Il contesto è semplice, e nel contempo abbastanza forte da catturare maree di giocatori: una serie di gare di atletica leggera con escursioni in altri sport prettamente olimpici in cui fino a 4 giocatori potevano cimentarsi per raggiungere l'agognata vetta della classifica. E, forse per ricreare davvero l'atmosfera della pista di tartan o forse solo per comodità di programmazione, il gioco fa sudare davvero grazie alla sua meccanica basata sulla pressione frenetica dei tasti, alternata in alcuni casi alla scelta di angolazioni di salto/lancio.

Giocare in tanti ovviamente aumenta solo l'adrenalina e la frenesia, e di conseguenza l'odore di sudore se si gioca in una stanza chiusa. Track'n'Field su Gameboy è un po' quello che la gente chiede ad una console portatile: un gioco dalla longevità particolarmente elastica, tanto divertente in multiplayer quanto da soli, tanto complesso e lungo quanto semplice ed adatto a brevi partite. Correre i cento metri può impegnare quei 2 minuti che mancano a scendere dall'autobus, e cercare il record del mondo nel salto con l'asta riesce a distendere i nervi meglio di una camomilla (o a farci innervosire ancora di più se sbagliamo per la centesima volta lo stesso maledetto salto). Allo stesso modo, competere in tutte le discipline porta via un pomeriggio noioso e mette addosso quel senso di sfida che porta a ripetere la gara per cercare di vincerla (obiettivo quantomeno arduo, vista la bravura richiesta), il tutto senza bombardarci di controlli impossibili: con un tasto si corre, con la croce direzionale si salta e si danno le angolazioni, rendendo il manuale utile solo per i collezionisti.

Dopo aver deciso cosa si vuole fare, si scende in pista per dare sfogo ai propri sogni olimpionici, e si inizia ad apprezzare il grande lavoro fatto dai programmatori, capaci di rendere chiarissimi e di animare piuttosto bene degli sprites di dimensioni più che accettabili su un piccolo schermo monocromatico. Questo da una certa garanzia di visibilità, nonostante risulti a tratti difficile apprezzare la grafica nei momenti di foga, poiché lo schermo tende a tremare con tutto il resto del Gameboy quando si martella sui tasti (e, a meno che non si giochi su Supergameboy o simili, non c'è rimedio a ciò). Niente di serio però, e la giocabilità non viene in alcun modo compromessa. E per quanto il gioco non brilli particolarmente in varietà di situazioni, la diversità delle varie discipline è comunque sufficiente a non far annoiare il giocatore anche durante la lunga ed impegnativa sessione "all-inclusive" che ci fa affrontare tutte le discipline in serie, dandoci punteggi a seconda della prestazione e facendoci concorrere in una classifica terribilmente ripida da scalare ma che una volta dominata da una soddisfazione che poche altre vittorie possono dare. Inutile dire in questo caso che il record del mondo diventa l'obiettivo primario della vita. Per un centesimo di secondo o un centimetro di altezza si passano ore ed ore ad allenarsi, con conseguente stanchezza delle braccia e logorìo del portatile che viene messo a dura prova dalla pressione continua dei tasti a ritmi assurdi, e forse è proprio questo l'unico grande limite del gioco, che dimostra altrimenti una capacità di divertire e una modalità multiplayer veramente sopra la media.

 

 

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PRO

Da giocare fino alla nausea

Una sfida senza pari in multiplayer
                

CONTRO

Nuoce gravemente al vostro

Gameboy

                     

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