IJI

Potremmo stare qui a parlare per ore delle similitudini tra Iji e Metroid o altri giochi il cui marchio di fabbrica è l’esplorazione e lo scorrimento laterale. Ma la realtà è che a volte pur non creando niente di nuovo si può comunque spaccare il mondo. Daniel Remar, avvalendosi del potente motore Game Maker ha creato qualcosa che tutti credevano semplice ma che, per qualche motivo, in pochissimi hanno fatto. L’introduzione, tributo (almeno nella forma) ad un capolavoro del passato di nome Flashback, immerge subito nell’atmosfera di gioco: la giovane Iji è in visita ad un complesso militare con la sua famiglia, poi accade qualcosa di strano. Gli alieni attaccano, sterminano, devastano. E’ un attimo: tutto è perduto, la terra è spacciata. E lei si risveglia con la shockante consapevolezza di avere nel proprio corpo il risultato di anni di ricerca sulle nanotecnologie. Ora è sola, dotata di poteri sconosciuti, e guidata da suo fratello che riesce a comunicare con lei tramite un interfono che gli alieni non possono sentire.

Cinque minuti, ma solo cinque, verranno poi spesi per capire i controlli. Un tasto è per calciare, uno per sparare, un terzo per interagire con i vari ambienti. Solo tre, ma la varietà e la completezza la fanno da padrone, nel momento in cui capirete che potete sparare ad un nemico, calciarlo, o addirittura interagire col suo sistema di controllo tramite il classico minigioco dell’hacking e mandarlo in cortocircuito. Vagherete quindi per ambienti colorati divinamente ed arredati con gusto, perdendovi e poi ritrovandovi tra decine di piattaforme mobilli, teleltrasporti, vetrate da infrangere, stanze segrete e vicoli ciechi. Tutto funziona con la precisione e l’intuitività che ci si aspetta da un controllo tramite tastiera. Voi premete, Iji esegue. Esplora ambientazioni enormi e ricche di segreti e nemici senza battere ciglio, cambia arma e la utilizza senza la minima esitazione, sfonda porte e apre cassette di sicurezza con estrema semplicità. Allo stesso tempo ci sono delle regole da rispettare, implementate ad arte in modo da risultare coerenti con la trama ed aumentare contemporaneamente la profondità di gioco. Succede dunque che ogni arma, prima di essere usata, necessiti di un potenziamento (effettuabile raccogliendo sufficenti nanoparticelle ed utilizzandole negli appositi punti). Dopodichè sarà necessario avere le adeguate munizioni. Una volta equipaggiata, dovremo tenere ancora conto dei tempi di ricarica, della gittata, della potenza di fuoco e dell’applicabilità in determinate situazioni. E la cosa divertente è che non ce ne renderemo conto. Stesso dicasi per le porte da sfondare, che richiedono potenziamenti al calcio, o di quelle da scardinare con l’hacking, bisognose di un upgrade in tal senso.

Nel frattempo la storia si infittisce, si incrocia con altre storie, viene narrata talvolta dai dialoghi tra la protagonista e il fratello, talvolta dai nemici, e talvolta dai vari appunti lasciati in giro dagli alieni. Vedremo una ragazza fragile - consapevole della terribile responsabilità che deve assumersi - reagire con una umanità spaventosamente fedele a quella di una qualsiasi persona nelle stesse condizioni. A contrastarla proveranno alieni dal disegno vagamente familiare, simili a soldati o a bestie feroci, dotati di intelligenza e cattiveria unite ad un potente arsenale che non esiteranno a scaricare contro la protagonista. Ci saranno colpi di scena, e ci saranno al momento giusto, senza forzature del plot o grossolanità tipo Pamela che si sveglia e scopre che è tutto un sogno. A sottolineare ogni momento ci sarà una colonna sonora liberamente scaricabile composta da schitarrate pazzesche, sintetizzatori angoscianti, tratti di new age ed un generale senso di godimento e immersione dal quale dovrebbe trarre spunto più di un musicista o aspirante tale. Trovarsi in mezzo al fuoco di una battaglia accompagnati dai riff incessanti di “Seven Four”, o in un’area tutta da esplorare insieme al synth malinconico di “Kinda Green” può valere da solo l’esperienza di gioco. Esperienza non eccessivamente lunga di per sè, ma solo per il giocatore che vuole arrivare in fondo senza troppe pretese. Colui che sarà abbastanza affamato di fucilate e calcioni scoprirà invece una corposa sezione di extra, che però potrà sbloccare in toto completando il gioco più volte a differenti livelli di difficoltà e con prerogative sempre diverse (alcune delle quali talmente gustose che vi lasceremo il gusto di scoprirle da soli). Così facendo scoprirà poi risvolti imprevisti della trama, e nuovi segreti sempre interessanti che non si limitano al banale artwork da sbloccare alla centesima partita. Iji è un giocone, ed è gratuito: tanto basta per scaricarlo, tanto basta per averne una copia da qualche parte nel proprio Hard Disk. Il giocatore lo scopre su un sito di giochi indie, o direttamente dal sito ufficiale del programmatore, vede lo screenshot, lo trova carino. Lo butta nel proprio computer, lo prova, ci gioca e non lo molla più finchè non lo ha finito. Non ci sono santi.          

 

 

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PRO

Esplorazione, sparatorie,

devastazione

Trama interessante

Estetica e sonoro impeccabili

CONTRO

Non vedrà la luce al di fuori del PC

                          

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Note di produzione