ALADDIN

AladdinG.jpg (149745 bytes)La caratterizzazione è un po' tutto, in Aladdin. Le animazioni furono probabilmente realizzate in collaborazione con gli studi Disney via rotoscopio, attraverso la ricopiatura dei fotogrammi del lungometraggio omonimo. E bisogna dire che il risultato finale mette in rilievo il comparto grafico oltre alla ossatura, alla scrittura prevedibilmente classica a tre tasti - uno adibito al salto, uno per la sciabolata e l’altro per scagliare mele - sì che l’elemento che più attira è la personalità del protagonista. Aladino è "vivo", si muove così fluidamente da sembrare dotato di una propria razionalità, indipendente dal contesto; lo si vede zompare, arrampicarsi su delle funi, alzare e abbassare lo sguardo, fermarsi di colpo e poi guardarsi intorno in circospezione. Un monumento alla deambulazione in dueddì che i realizzatori inserirono in ambienti di ottimo supporto, parallattici e assai dettagliati. Puranche nei limiti del raster in bidimensione, il riadattamento dei palazzi di Akraba fa poco rimpiangere le grafiche del film. 

Aladdin è IL tie-in del Megadrive. Adesso si può anche discutere su di un coefficiente di sfida medio-basso - piuttosto, pensato per una utenza preadolescente - ma però chi scrive ritiene che il livello di difficoltà hard, selezionabile via menu, porti le intelligenze nemiche su estesi gradi di accettabilità. Eppure, il centro vitale del videogioco Virgin risiede altrove. Accampa sulla volontà di puntare i riflettori non tanto sull'intrattenimento, che vien da sè nel saltellamento, quanto sull'oggetto carismatico, su quell'insieme di pixel che irradia di vitalità Aladino, il quale non sta mai fermo. Chè se molli il joypad per due secondi afferra una mela e si mette a fare il giocoliere. Virgin guarda a Flashback e realizza che prima del gameplay, prima del level design, prima dello sciabolare i nemici vi è da sistemare la faccenda del protagonista istrionico, che se non è istrione e centro dell'universo si può anche dire arrivederci al fattore immedesimazione. Solo in seguito è pensabile disegnare lo schema dei livelli, posizionare i nemici e le mele da raccogliere, sistemare i check point, introdurre dei sottogiochi nei quali si impersoni la scimmia amica, disporre dei chioschi tipo "tenta la fortuna" per incrementare vite e punteggi. Uno schema semplice semplice che sia però alle dipendenze dei dinamismi di Aladino, centro del gioco, fulcro del gioco. La ripetizione della manovre di conquista della piattaforma non grava sulla economia del platformista Virgin poiché è argomento che lascia intatti i principi di sottolineatura dell'ego virtuale.

Per Aladdin si può parlare di trastullamento "scenografico". Dunque il divertissment perviene dalle invenzioni estetiche più che dalle variazioni, pur presenti, sulle logiche del platform game anni Novanta. Generalmente si apprezza l'umorismo dei cammelli dormienti da utilizzare a trampolino o a mò di spara-mele - solo e sempre mele - come si assume bene il penzolare tra le funi dei panni stesi, sui terrazzi, nel primo livello. Più avanti si ottiene il tappeto volante per innalzare il tasso di acrobaticità orizzontale e dare una sferzata ai linearismi, e poi non resta che affrontare guardiani piuttosto compiacenti, non così guardiani da richiedere sessioni specifiche. E' usuale venirne a capo in pugnate di minuti spiccioli. Forse  troppe mele a disposizione di Aladino, che così può centrare i nemici che perdono i calzoni da lontano, e difatti la corporatura degli stage sembra sottostare volutamente alla elementarizzazione della azione, pur fluente, pur piacevole quando si specchia nelle gesta di Aladdin, centro del mondo, re del mondo. Ma un re attorniato da cortigiani di una certa statura, se si prende in esame la qualità dei disegni di praticamente tutti gli antagonisti e co-protagonisti, che bucano lo schermo in duecento fotogrammi. Il circondario regge. Città polverose, deserti, antiche rovine e antiche segrete scrollano in playfield senza rallentare per ricostruire con efficacia gli ambienti della pellicola in un tripudio di colorazioni positive. Ma il sonoro, che malgrado le discrete musichette e i canali separati è venuto meglio su Amiga 1200 (che sfoggia una intro cantata), poteva magari diciamo pressappoco essere più immerso nell'idillio delle estetiche. E sicché questo Aladdin rimane un gran pezzo di videogioco con le piattaforme e probabilmente la unica licenza Disney di un certo livello a fuoriuscire dagli studi della Virgin Games.

 

 

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PRO

Animazioni monumentali

Apprezzabile divertimento

                    

CONTRO

Forse un filino semplice

                         
                          

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