M.U.S.H.A.
ALESTE A distanza di un anno da Aleste
2 Compile opta per la meccanizzazione. La navicella spaziale diventa robot, lo sparo
autoperformante, le armi multidirezionali. Musha Aleste è un titolo
serissimo. Ben più complesso di una qualsiasi produzione arcade del periodo e già più
articolato, in termini di variazione del gameplay, del Super Aleste
nintendaro (che sarebbe uscito due anni più tardi), lo sparatore progetta una graduale
evoluzione delle armi basata sostanzialmente sull'agganciamento. La introduzione del tuning
up come scienza della trasformazione volante del robot di base porta lo spara e fuggi
del Megadrive su di un piano di interazione alternativo ai clichè delle sale
giochi: gli stessi Bari-Arm ed Ex-Ranza avrebbero confermato questa
interessante direzione culturale dello shoot'em up di contaminazione televisiva.
Non a caso la intro presenta scene anime che rimandano al classicismo
robotico della Sunrise. Possibilmente la opera di maggiore peso strategico della Compile,
Musha acquisisce spessore nella desemplificazione del sistema di gioco verticale comune a
Capcom e Seibu.
Il peso specifico del pezzo di ferro volante si impone in trenta, quaranta pixel di centralizzazione tecnicista. Il fulcro, il carburante della azione non sta tanto nella massa nemica quanto negli eccessi balistici del nostro mech, che dispone su di sè l'intero direzionamento strategico del gioco. Quindi se inizialmente il volume di fuoco apparirà standardizzato, dopo il primo power up Musha evolve nella filosofia del multipotenziamento. Ciò si traduce in sei formazioni di supporto satellitare liberamente interscambiabili ingame grazie a un tasto adibito. Abbiamo una formazione laterale, che dispone i pod di fianco al robot, una tripolare con direzione di fuoco a ventaglio, una circolare che agisce a 360 gradi, una a inversione di fuoco, che punta nella direzione opposta alla nostra, una a direzionamento posteriore, utile per contrastare gli attacchi nella zona inferiore dello schermo e infine una a ricerca intelligente, che vede i satelliti agire in formazione autonoma. La metodica di spostamento viene naturalmente influenzata dal tipo di barriera attuato, con tutto quanto ne consegue in termini di manipolazione, diversificazione, combinazione, unificazione, massificazione, deformazione di un level design che si realizza stradafacendo, che si autodetermina sulla base della quantità e della qualità di fuoco prodotta a video. La innovazione del Musha di Compile è strettamente concettuale, laddove il prototipo del genere shooters si limitasse, in altre sedi, allo sparo d'accademia. Si valuti il contesto. In Musha è basilare inquadrare lo sciame e agire in prontezza, visto che ogni singola condizione bellica richiama una formazione potenziale. La conquista del livello successivo dipende dalla abilità di opzione e disposizione dell'arsenale in relazione ai movimenti percepiti sull'istante. Puro istinto di preservazione per una intelligente logistica di spostamento, purchè si abbia la pazienza di addentarsi in modo assoluto in questa complessa infrastruttura di metallo robotico. La ostilità estrema dell'apparato nemico persiste, come in ogni sparatore della Compile, ma senza trasbordare nella fustigazione punitiva dell'utente. A padronanza acquista si viaggia forti di un complesso armamentario totale e totalitario, che riempie, se bene indirizzato, ogni singolo spazio del display senza per questo limitare le mobilità del meccanismo. Il registro iconografico, che illustra un medioevo di simboli pagani ipertecnologici e macchine fluttuanti a rapida combustione, culmina in un elegante mechanical design. Dettaglio elevato per lo sfondo multicolore, che scrolla fluidamente mostrando paesaggi di ottima bidimensione e quindi ottime le animazioni degli spaventevoli guardiani. Si registra altresì un buon assortimento di sprites nemici, tra navicelle tipiche e robottoni emuli del nostro. La colonna sonora intensa, impulsiva, schizofrenica, antimelodica, quasi cattiva, provvede a intensificare una esperienza di fuoco già abbastanza nichilista. Il tema portante reclama una collocazione future techno a impulsi disorganici e di reminiscenza soldieriana. Per essere uno sparatutto del 1990, Musha Aleste è avanti e di parecchio sulla grammatica universale dello shooter arcade ottantesco, e per tutta una serie di aspetti tecnici inerenti tanto la metrica di esecuzione quanto la parafrasi di visualizzazione.
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PRO |
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Grande meccanizzazione |
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Innovazione sui controlli |
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Tecnicamente sontuoso |
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CONTRO |
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Livello di difficoltà non per tutti |
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