| ATOMIC
RUNNER Tratto da un arcade della Data East del 1988 Atomic
Runner fa parte di quegli adattamenti ottimizzati che modificano il codice
sorgente. Per la cronaca il coin-op si intitolava Chelnov, nome che
comunque resta proprietà del gioco in quanto affibiato ancora una volta al protagonista
"nucleare" con tanto di casco bionico. Una grande conversione che, per chi
scrive, migliora a tratti il gameplay dell'arcade grazie al ripensamento della
pulsantiera, che adesso realizza una azione maggiormente manovrabile, pur stante
nell'innovazione del sistema di controllo originale, che è complesso e versatile grazie
al senso del ritmo che scandisce i tempi di un blocco di sprites che si mette a danzare.
Atomic Runner è uno shoot'em up estremo con innesti platform canonizzati. Ci
troviamo comunque difronte a un gioco multidirezionale, multiuso, multiparallattico e
capace di innescare rinnovate idee di interazione a scorrimento.
Prima di intercedere nell'azione sarà d'obbligo prendere
le misure con la (ri)sistemazione dei tasti, piuttosto intricata all'inizio ma facente
parte di un progetto a lungo termine che ci renderà assoluti padroni dello schermo:
Chelnov avrà la capacità di sparare in tutte le direzioni mentre salta, effettua
capriole e sovrasta gli avversari saltandovi sopra. Sarà possibile voltarsi all'indietro
per sparare contro i memici che sopraggiungono alle spalle, continuando a correre per
necessità di moto persistendo nello scrolling perpetuo di uno shooter. Ne deriva
una azione frenetica che non ammette tempi morti per velocità ansimante, per un dinamismo
cui dovremo sottostare calcolando ogni singolo movimento e sfruttando gli sprite a mo di
catapulta per affrontare lunghi salti oltre un baratro. Avremo a disposizione un vasto
arsenale potenziabile sia in raggio di azione che in potenza, che acquisiremo raccogliendo
specifici pod disposti su piani differenti. Stessa cosa per la potenza del salto, graduale
sulla base degli oggetti che agguanteremo al volo: l'intero concept di gioco
trova identità all'atto della manovra istintiva, in seno alla necessità di dover
ragionare in funzione della controparte interattiva dei nemici.
Quello realizzato da Data East è un impasto grafico che
sfrutta le maggiori potenzialità dell'hardware del Megadrive in fase di velocità dello
scrolling e fluidità delle animazioni. Gli sfondi dispensano un dettaglio veramente buono
e scrollano su diverse sezioni parallattiche giammai mostrando cali di frame. Encomi alle
colorazioni, agli accostamenti assai convincenti e ai disegni dei mostri, nelle sezioni
più avanzate. I programmatori offrono un programma di grande impatto visivo, che eccelle
anche quando ci si sofferma al singolo pupazzo in movimento, ed ha carisma da vendere
l'omino protagonista salvatore del mondo, con la sua bizzarra tenuta anti-atomica a
realizzarlo come una specie di alieno disceso in terra. Apprezzabile allo stesso modo un
comparto sonoro dalle musiche avvincenti, dagli effetti vivaci quanto basta a realizzare
la detonazione degli spari in sedici bit. Avremo modo di apprezzare suoni assai
frastagliati, con una altalena di stili che si adegua bene alle scenografie e che imprime
efficace il futurismo sintetico riscrivendo i cliché del platformismo dei giocattoli
Nintendo. La opera Data East resta fortemente innovatrice sulle meccaniche e sugli
equilibri dello sparatutto, pur coniugando a esso gli aspetti tipicamente platform dell'action
game in multiscorrimento. Quindi Atomic Runner può essere sul Megadrive il capolavoro che
la software house aveva inseguito in sala, e anche con i ridimensionamenti grafici
occorsi.
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