CHAKAN Un titolo oscuro. Anche nelle tonalità
cromatiche, volutamente ombrose e impestate. Chakan non è un capolavoro,
come avrete modo di intuire, ma resta un gioco singolare, caratterizzato dalla fusione di
elementi platform e adventure. Sega aveva optato per un radicale cambiamento, due anni
dopo Sonic, con l'intento di non fossilizzare una offerta schiavizzata dal porcospino blu.
Adesso che ci penso Chakan non fu nemmeno un grande successo, per quanto tra i
"platfomani" resti un titolo considerevole ancora oggi, che tende in più punti
a imitare la saga dei Shadow of the Beast pur mantenendo una dignità propria. La
possibilità di raccogliere oggetti, di utilizzare svariate armi, di scoprire locazioni
nascoste fa si che non vi sia perdita di interesse anche nei livelli avanzati, anche per
via di una notevole estensione della mappa di gioco, che si erge lungo percorsi ricchi di
fascino. Un fascino horrorifero che ruota intorno a una fantasmagorica figura tutt'altro
che stereotipata.
E' infatti inusuale, per un videogioco, basarsi su personaggi intrinsecamente "antagonisti", antiestetici e dal profilo grottesco, ma a quanto pare non per Chakan. Nonostante la trama di gioco ci sia a oggi sconosciuta, è indiscussa una tendenza al violento, alla esposizione di un concetto noir che vede mondi desolati in preda alla disperazione, antri infernali e anticamere verso chissà quali meandri. Esemplare in tal proposito lo stage di selezione livelli, immerso in una strana dimensione temporale stilisticamente scarna e, proprio per questo, concettualmente onirica. Zone d'ombra arricchite da una bellissima colonna sonora che scandisce, punto per punto, tutti livelli e i percorsi di gioco, arricchiti notevolmente dalla intrusione di melodie forti, baritone, ancestrali. Sin dalla musica introduttiva si avverte un senso di desolazione, quasi inquietante, che la console Sega aveva smarrito dai tempi di Ghouls'n Ghosts (nonostante l'impronta soft di quest'ultimo). Tuttavia Chakan riesce a coinvolgere in un gameplay eterogeneo, e quindi non solo indirizzato a una utenza di fanatici dell'horror, che si perfeziona con una crescente complessità di fondo senza scadere nella monotonia. Certo non siamo sulla eccellenza solcata da Leander (convertito anche per Megadrive), ma è un fatto che in alcuni "momenti" vi sia la medesima intensità visionaria. Giungiamo così all'aspetto prettamente estetico. E come accennatovi Sega prende decisamente spunto dalle produzioni Psygnosis su Amiga, concentrandosi sul design degli sfondi e delle creature per rendere credibile un livido universo di mostruosità. L'elemento grafico meglio riuscito è infatti rappresentato dai mostri, tutti molto elaborati nonostante la carenza di alcune animazioni, e soprattutto realmente "schifosi". Quello di Chakan è un universo privo di luminosità trascritto a video secondo rigorosi canoni estetici, che pur non sfruttando appieno le risorse del Megadrive riescono a sviscerare sensazioni e quindi la sensibilità di ognuno. Molto riuscito l'effetto parallattico dei fondali, quasi sempre appena distinguibili ma per questo deterrenti di una fotosensibile angoscia; la solitudine degli ambienti diviene tangibile allorchè ci accorgeremo di combattere, prevalentemente, contro esseri immondi in un contesto che ci de facto ci appartiene. A facilitare il nostro cadente incedere vi sarà la gradita funzione di "cambio arma", performabile al volo, cosicchè potremo scegliere senza scalare nel menu l'utensile meglio acconcio alle svariate situazioni di gioco. Ah, non dimenticatevi che le armi andranno gradualmente acquisite producendo la classica ricerca tipica di ogni action adventure....
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PRO |
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Ottima atmosfera di gioco |
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Convincente giocabilità |
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CONTRO |
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Graficamente migliorabile |
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