DAHNA: Megami Tanja

dahnacover2.jpg (28965 bytes)La sequenza a cavallo del secondo livello può addirittura definirsi da antologia; lo scrolling schizza in diagonale per risvegliare nel giocatore la assonanza action della Capcom conosciuta in sala. Ma la sequenza del secondo livello resta l'unico momento ispirato di Dahna, data la sua moderata normalità nel contesto dei giochi di azione. Magie e fendenti di spada per il titolo IGS, uscito verso gli inizi del' 91 piuttosto in sordina in esclusiva per Megadrive, mostrante una tecnica discreta e intento a collocarsi nella media delle produzioni software della console Sega. Possiamo dire che a distanza di così tanti anni non abbia molto senso decantare sulle strategie di vendita di IGS ma è un fatto che, con la presenza di Strider e Daimakaimura nel parco titoli della console, introdurre Dahna sul mercato significassee darsi una mazzata tremenda sui cosiddetti. Troppo superficiale questo gioco per pretendere di insidiare Capcom o Namco (era appena uscita la conversione di Marvel Land) e troppo semplicistico per pretendere di ritagliarsi una posizione tra gli action RPG. Tuttavia Dahna svolge il suo compitino risultando oggettivamente giocabile.

La avventura si apre sul dorso di un gigante: inusuale. A cavalcioni sferreremo pugni letali riducendo i nemici in poltiglia - non a caso la componente gore è tra le caratteristiche portanti del titolo - per poi passare a una fase intermedia in puro stile beat'em up prima di affrontare un quadro a scrolling verticale. Dahna è così. Offre continui cambiamenti negli scenari e nelle meccaniche di gioco e tenta di instillare interesse proprio nella divergenza delle condizioni ludiche, ma vi riesce solo in parte. La linearità dell'"ammazza e prosegui" non è quasi mai supportata da un level design all'altezza e il livello di esperienza, utile per la realizzazione delle magie, non è sufficiente a smuovere un gameplay abbastanza standardizzato. Inoltre abbiamo rilevato un livello di difficoltà calibrato in modo discutibile, che insidia il giocatore nell'immediato e imponendogli un calvario di combattimenti spesso "truccati" a favore della cpu. Già dal terzo mondo, e pure con un livello di potenza evoluto, sarà problematico sostenere le insidie degli avversari, che attaccano un po' da tutte le direzioni costringendo il giocatore ad un calvario abbastanza irritante. Giocabilità "arcaica" diremmo, ma non "arcade". Se Daha avesse davvero emulato la giocabilità di Ghosts'n Goblins non ci saremmo trovati in una successione masochista bensì in un processo schematico succedibile attraverso la memorizzazione. E ci saremmo accontentati. Ma IGS non è Capcom, e il risultante ludico è appena appena sufficiente.

Parlando di atmosfera, beh, indubbiamente il lavoro svolto merita plauso. Le ambientazioni hanno un "nonsochè" di mistico anche in una semplicità grafica che non possiamo fare a meno di rilevare. Dahna è ampiamente sotto gli standard dei titoli Megadrive di quel periodo, sia per character design che per complessità dello sfondo. Il parallasse non concede quasi mai distrazioni visive degne (esattamente ciò che accade, invece, in Alisia Dragoon) portando con sè una stilizzazione non voluta che evidenzia i limiti artistici dello staff di IGS. Una IGS che sembra puntare all'ennesimo gioco di ambientazione fantastica sicura di vendere un numero sufficiente di copie visto il crescente apprezzamento del pubblico nipponico per il genere. La colonna sonora è comunque riuscita, e al contrario della grafica riesce davvero a imprimersi nella immaginazione del giocatore attraverso timbriche semplici ma allo stesso modo melodiose. Probabilmente l'intento dei programmatori era quello di realizzare uno pseudo-Rastan con protagonista al femminile - i nemici alati traggono palese ispirazione dalle arpie demoniache di Taito - che riportasse in auge il sangue barbarico della Saga, ma Dahna non va oltre la semplice apparenza. Troppo difficile nei momenti cruciali e troppo macchinoso nell'esprimere una giocabilità costantemente in bilico, il titolo IGS delude e sul comparto scenografico, e sul fronte squisitamente ludico. Peccato. La unica nota veramente positiva è il prezzo della cartuccia sul mercato dell'usato (veramente basso), che comunque rispecchia le qualità oggettive del gioco. Vi sarebbe anche un artwork di copertina piuttosto efficace nell'infondere le tematiche enarrate, che fa la sua bella figura all'interno di una eventuale collezione. Ma il nostro consiglio è quello di passare oltre, perchè vi sono titoli, anche dalle tematiche analoghe, ben più meritevoli.    

 

 

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PRO

La copertina...

Colonna sonora apprezzabile

                      

CONTRO

Generale indolenza ludica e grafica

                             
                             

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Note di produzione