| FATAL FURY E' giusto che un lettore sappia
come nasce una recensione, cosa spinge il redattore a dare un determinato giudizio su un
particolare gioco. Il caso di Fatal Fury è semplice: dopo aver giocato recentemente la
versione Snes, parlare di quella per Megadrive sembra quasi obbligatorio, e non solo
perché è stato il mio primo gioco per il 16 bit della Sega. Ma andiamo con
ordine
E' un picchiaduro. Questo dovrebbe dare già parecchie indicazioni di massima
sul come la trama non sia nulla di particolarmente impegnativo e sulla particolare
rilevanza del comparto grafico. Qui si verifica un fenomeno che, specialmente in questo
genere, ha quasi dell'incredibile: la versione Md batte quella Snes, e di gran lunga. C'è
poco da dilungarsi su fondali, sprite e animazioni migliori, sulla macchina nera lo stacco
è decisamente netto, è un gioco bello da vedere, ancora più bello se si pensa alla sua
età e se lo si raffronta alla versione arcade. E bisogna dar merito anche ai compositori
dietro alle musiche, belle e di grande atmosfera. Tuttavia, non è qui che Fatal
Fury da il meglio.
Il meglio lo da quando si combatte, quando si scopre che il
gioco sprizza classe (la grande classe SNK) da ogni poro, a partire dalla schermata di
selezione dello stage fino al finale, tutto è composto con una sapienza e una maestria
che raramente si sono viste in un picchiaduro su questa console, e risultano quasi
trascurabili i tagli degli intermezzi arcade come il braccio di ferro. Avremo di fronte i
nostri tre eroi, Joe Higashi il classico kick-boxer, magari lento ma molto potente, Terry
Bogard, il giusto compromesso fra forza e velocità, un po' il Ryu della situazione
(passatemi il paragone, le mosse sono quelle e le manie di protagonismo anche), e Andy
Bogard, suo fratello, veloce e simile nell'esecuzione delle mosse al consanguigno. Ognuno
dei tre ha il suo personalissimo carisma, e una volta scelto quello che incontra meglio il
nostro stile di gioco ci muoveremo in una mappa dell'America per decidere chi dovremo
affrontare. I nemici, che pure rimangono gli stessi della versione Nintendo, hanno
un'intelligenza artificiale nettamente superiore, che rende il gioco molto ma molto più
divertente, e sono caratterizzati mostruosamente bene: imparerete a far fuori Duck King in
pochi secondi, e ad odiare Richard Mayer e le sue maledette acrobazie sul soffitto del Pao
Pao Cafè. Magari storcerete un po' il naso quando vedrete i cloni di Balrog e del Genio
delle Tartarughe, ma avrete poco tempo per pensarci, visto che il loro unico scopo sarà
quello di mandarvi a terra, e molto probabilmente ci riusciranno.
Quando penserete di aver esaurito gli ostacoli, la trama
molto generosamente vi spedirà contro anche i due protagonisti che non avete scelto,
culminando con l'incontro col Geese Howard che gli amanti della serie hanno imparato ad
odiare. Lo scontro finale forse è la più grossa delusione del gioco, che seppur non
molto difficile di per se, meritava sicuramente una sfida maggiore nel suo culmine, e che
invece vi vedrà molto probabilmente avere ragione in men che non si dica del boss dei
boss. Va anche detto però, a difesa del gioco, che non lo finirete una sola volta. Non
sbloccherete nulla in particolare, ma avrete il semplice gusto di arrivare fino in fondo,
e tutto grazie ad un'estrema giocabilità. I tre tasti del joypad "a banana" non
sempre sono stati all'altezza dei picchiaduro, ma qui il discorso è tutto
sull'immediatezza: pugno, calcio e presa, da usare con giudizio e combinare per ottenere
tattiche letali. Stesso discorso purtroppo non si può fare per la croce direzionale, da
sempre neo della console per la sua difficoltà nelle diagonali, ma tutto sommato le mosse
speciali (tre quattro per personaggio, poche ma buone verrebbe da dire) si assimilano con
un po' di pratica e di costanza, così come l'innovativo sistema di combattimento che ci
vedrà muoverci non solo orizzontalmente come di consueto, ma anche in profondità,
sebbene nei momenti in cui ci si sposta lungo il terzo asse dimensionale le uniche mosse a
noi concesse siano i canonici calci e pugni. Alla fine della fiera comunque rimane una
modalità per giocare contro un amico o contro il computer con la possibilità di
controllare tutti i personaggi del gioco (compreso Howard, ovviamente solo dopo averlo
battuto nello story mode). Le sfide fra umani, manco a dirlo, sono le più interessanti,
anche se qualche opzioncina in più non avrebbe sfigurato, come ad esempio un tutorial per
le mosse, ma d'altronde lo stile del gioco è questo, pochi fronzoli e tante botte, pur
con una raffinatezza rara. In definitiva, un piccolo trionfo del Megadrive sul Super
Nintendo, proprio sul campo del nemico, e più in generale un ottimo picchiaduro in grado
di offrire diverse ore di divertimento da soli e ancora di più in compagnia.
|
 |