THE MISadventures OF FLINK

flinkmini.JPG (18704 bytes)A osservare le immagini poste di fianco s'avvertono inesorabili gli stili della opera di Thalion Software, il Lionheart che segnò anche il destino di questo team tedesco, che chiuse i battenti proprio nell'anno in cui Flink usciva sul mercato. Quindi Psygnosis chiamò a sè i reduci di quella impresa (mancava giusto Erik Simon, migrato alla Blue Byte), i quali furono ben lieti di tornare al lavoro su di un progetto in due dimensioni analogo, quantomeno per struttura bidimensionale, a quanto avevano realizzato su Amiga. Flink segna essenzialmente il ritorno di Thalion. E non non v'è da sorprendersi se poi il titolo viene portato su CD32 - eccellente conversione - a segnare il legame del team creativo con architetture di derivazione ECS su cui avevano esperito segnando la scena demo e alimentando la programmazione indipendente d'uso in Europa almeno fino al Novantacinque. Per questo Flink è necessariamente avvinto alla dottrina del videogioco pre-industriale che bada alla sostanza, che è disegnato per assecondare non tanto le esigenze di mercato ma piuttosto le urgenze artistiche dei programmatori.    

Vedremo il nostro eroe muoversi con grande fluidità e modificarsi in giunzione alle varianti di gioco: sull'orlo di una piattaforma perderà l'equilibrio, potrà arrampicarsi su corde e afferrare una buona moltitudine di oggetti. Nonostante si registri la presenza di un solo livello di parallasse, è indubbio quanto la grafica degli sfondi sia stata oggetto di attenzione sul fronte del dettaglio, e che sia stata disegnata pixel per pixel per fondersi magistralmente con il piano di interazione. Nella loro globalità, i livelli si susseguono nel rigore visivo delle grandi produzioni animate del sol levante - Record of Lodoss War - senza nulla perdere al raffronto con esse. Flink è, in sostanza, un videogioco dal livello tecnico elevatissimo che si nutre di caratterizzazioni e tocchi di classe. I nemici, compresi i boss di fine livello, si distinguono per una animazione fluidissima, nonchè per un design in costante manipolazione, trasformazione; funzionante in proposito la sequenza in cui dovremo sfuggire a una mandria di giganteschi cinghiali. Certo Lionheart era altra cosa quando generava le multiprospettive del playfield del primo mondo e riempiva gli schermi di mille e poi mille colori, ma il fatto che Flink gli si accosti sul profilo icastico realizza la continuità che s'era troncata in zona Commodore qualche mese addietro. 

La missione sarà quella di recuperare i cristalli magici contenenti "lo spirito dei saggi" e quindi affrontare Wicked, l'ultimo e temibile mostro dell'avventura. Flink gode di una struttura di tipo arcade adventure, giacché sovente dovremo trovare il modo di raggiungere determinate piattaforme (in apparenza inaccessibili), liberare incantesimi e ritornare su lochi già esplorati alla ricerca di indispensabili oggetti. L'azione prende forma in sostegno di un grado di difficoltà assai calibrato, soprattutto nei livelli avanzati, e anche in presenza di un discreto numero di continue; sarà comunque opportuno produrre impegno, per venire a capo di situazioni intricate (alcuni boss risultano davvero "tosti") e quindi rinvenire i livelli nascosti. Potremo difatti esplorare l'interno di un albero o addirittura viaggiare nei meandri del cielo, in un quadro altamente spettacolare ed evocativo. Assai ben caratterizzati risultano, al contempo, i momenti in cui dovremo attingere al calderone magico, per lanciare i nostri incantesimi o recuperare le perdute energie; assisteremo in allegrezza alla scena in cui il nostro alter ego si adopererà alle sue mansioni di apprendista stregone, con tanto di animazione peculiare. Ma attenzione, perché trafficare con gli ingredienti potrebbe generare situazioni "imbarazzanti", qualcosa come gnomi che ci investono o mani giganti che ci scaraventano da un lato all'altro dello schermo, facendoci avviamente un gran male. Come per ogni titolo sviluppato dalla Thalion il level design, ovvero il fattore che decreta per quanto tempo si resterà incollati allo schermo prima di annoiarsi, viene massimizzato in funzione del gameplay, in quanto la estensione dei livelli viene a bilanciarsi perfettamente con la quantità degli stessi. E' vincente l'opzione di addentrarsi nell'arcade adventure, in definitiva, e anche se non si raggiungono vette di complessità tali da decretare il capolavoro del genere, Flink ha il merito di portare a nuovo splendore la scuola del platformismo occidentale, e proprio sulla console che aveva generato Sonic. 

 

 

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PRO

E' fatto dalla Thalion...

Grafica stupefacente

                   

CONTRO

Nulla da segnalare

                   
                    

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Note di produzione