GALAXY
FORCE II Il coin op di Galaxy
Force II era una cosa mostruosa. Millemila sprites vettoriali à la
After Burner realizzavano uno sparatutto "tridimensionale" di altissima
complessità grafica. Questo vuol dire che la conversione per Megadrive era proibitiva a
monte, e che Sega sarebbe dovuta scendere a seri compromessi per fare "entrare"
l'arcade nella piccola cartuccia del sedici bit. Drastici compromessi. E' forse a causa
del compito improbo che la software house nipponica decise di scaricare la conversione
sulle spalle di CRI, in modo da evitarsi l'onere di un probabilissimo fallimento. A
traslazione ultimata possiamo comunque dire che CRI avesse dato fondo alle proprie
capacità tecniche, tanto che sulle prime la essenza del titolo originale rimaneva
intatta. Certo, velocità e fluidità, con relativa confusione di sprites, non potevano
dirsi paragonabili, ma le sensazioni di gioco riportavano effettivamente alla frenesia
blastatrice del cabinato idraulico. Questo prima che sopravvenissero i tunnel, in ogni
caso. Perchè una volta all'interno delle gallerie la grafica diviene quella del Vic 20 (e
non pensiamo di esagerare). Ma era una fatto abbastanza inevitabile.....
Galaxy Force II per Megadrive è un titolo medio, ma non
necessariamente mediocre. La giocabilità c'è: piloti questa navicella spaziale che
risponde immediatamente ai comandi, virando e lanciando razzi in profusione. Vi sarà la
possibilità di accelerare e decelerare (tasti A e C), mentre la centratura dei nemici
accade con un lock-on automatico multibersaglio. Ma non sarà affatto semplice avere la
meglio sulle ostilità della cpu: oltre a dovere districarsi tra i vari missili a ricerca
e astronavi kamikaze, un livello di energia in costante decremento costringerà l'utente a
delle ricariche "volanti", approntate da alcuni cargo di supporto. Il
coefficiente energetico è sensibile anche agli attacchi nemici, naturalmente, sicchè a
ogni urto vi sia una ulteriore velocizzazione del countdown. Non è decisamente
un titolo per dilettanti questo Galaxy Force II. Ma anche se a tratti si ha la sensazione
di essere in balia di una forza ostile invalicabile, con il progredire scopriremo come la
fruibilità del titolo sia direttamente proporzionale allo stato di apprendimento che
saremo disposti ad assecondare. Lo sparatutto Sega offre alcuni momenti di grande
spettacolarità ludica, di estrema devastazione, ed è qui che si ottiene il massimo dalle
meccaniche di sparo. CRI riesce nell'intento di restituire la verve della sala
giochi grazie alla immediatezza con cui il mezzo volante si lascia pilotare. Ma le zone
d'ombra tipiche dello sparatore vettoriale non tardano a manifestarsi.....
La dispersione dovuta alla area di sparo non delimitata
porta il giocatore su di uno stato di opprimente confusione ottica. Perchè,
contrariamente a quanto accadeva nella saga di After Burner, in Galaxy Force II
la velocità non è tale da coprire lo scarto ottico perimetrale e concentrare lo sparo
sul nemico, in quanto anche in accelerazione il senso della distanza del nostro mezzo
rispetto ai nemici o alle stutture di sfondo risulta "visibile" e prevedibile.
La botta di grazia arriva, comunque, nelle zone cavernose. Squadrate e povere di sprites,
dette gallerie finiscono non solo per risultare inguardabili, ma anche ingestibili, dato
lo spazio limitato in cui ci si troverà a muoversi. Se poi consideriamo che buona parte
del gioco è ambientata proprio all'interno dei tunnel, non si può che storcere il naso,
vista anche la discrepanza grafica e ludica con le aree all'aperto. Non sappiamo se si
potesse davvero ovviare a tale lacuna tecnica (non dimentichiamoci che l'arcade girava su
di un hardware multiprocessore customizzato), ma se davvero Sega avesse avuto intenzione
di rendere giustizia al titolo originale non ne avrebbe scaricato la conversione su CRI, e
avrebbe magari inserito, all'interno della cartuccia, un chip supplementare (cosa che
avvenne con Virtua Racing). Purtroppo la scarnificazione attuata dai
programmatori è evidente: in molte occasioni di incrocio di sprites si ravvisano dei
pesanti flikerii, mentre il decremento degli elementi su video (animati e non) si può
quantificare approssimativamente con un 40% in difetto. Riguardo la realizzazione sonora
abbiamo apprezzato le musiche, piuttosto orecchiabili, ma non siamo riusciti a sostenere
gli orrendi campionamenti vocali, inseriti "a forza" all'interno di una
cartuccia già agonizzante per l'esiguo spazio mnemonico rimasto. Un gioco apprezzabile,
questo Galaxy Force, solo se non si è giocato il coin op originale.
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