GYNOUG Il momento successivo
l'abbattimento di un mostro vale il calvario dello sparo. Gynoug è tra
gli esponenti che meglio restituiscono la esaltazione, seppure effimera, della distruzione
finale. Una ecatombe alata che trascende nel disegno assoluto del boss, carnale e
meccanico, e nella giocabilità da coin-op tanto avversa ai fanboy Nintendo. Un
grandissimo sparatutto che incula gli sboroni hi-tech del nuovo proliferare di
megagiovani, svezzati dai display lcd HD e dalle riviste di tendenza. Gynoug è la
consapevolezza che il mondo non ha bisogno di Electronic Arts per sopravvivere, raggiunto
l'irraggiungibile bidimensionale dei mondi oscuri, mistici, splendenti. Quando finisci
Gynoug, se lo finisci, sei attraversato da un senso di indicibile superiorità verso tutto
e tutti. Ma non è necessario finirlo per assaporare le sue allucinazioni visive e sonore,
la sua grande originalità scenografica. Ecco, Gynoug è uno sparatutto che, anche senza
dispensare innovazione, anche senza rivoluzionare il genere, anche senza creare uno stato
ludico paradigmatico, realizza quelle che sono le condizioni essenziali per solcare la
storia.
Dalla semplicità del concept deriva tutta la
ideologia videoludica del passato ventennio. Stentiamo a credere che Peter Jackson's
King Kong sia un videogioco, proprio perchè al raffronto con Gynoug si è su
due ambienti antitetici, paradossalmente estranei pure se inseriti in un contesto attiguo.
Ciò detto, decretiamo che saremo noi a salvare il mondo dalla invasione dei nerds
e che giunti all'ultimo mostro non si tratterà più di una questione di mero
intrattenimento, bensì di un atto d'onore. La giocabilità del titolo Masiya si riassume
in due parole: prosegui e resisti. Ma una resistenza ideale verso un certo tipo di
codifica del videogioco, quella che incentra le meccaniche di gioco nella completa e
dinamica assimilazione di un percorso prestabilito. Come si comporterà un determinato
nemico potremo impararlo perdendo vite su vite, consapevoli che prima o poi verremo a capo
dei processi di attacco di quella terrificante creatura mezza carne e mezza macchina.
Questione di punti di vista. Un nintendaro direbbe che lo sparatutto è un genere inutile,
ma solo perchè Nintendo non ha mai pensato di produrne di rilevanti. Vallo a dire a
Technosoft...In ogni caso, nintendari, nerds, Future Media e Maria De Filippi (perchè
fanno tutti parte del medesimo cassonetto) non riusciranno mai a scalfire la purezza del
nostro io, la nostra ingenuità, il nostro ideale di bellezza. Bello è affrontare la
bellezza dell'invalicabile interiore, e perire anche, ma per una idea che assecondi la
nostra follia.
Gynoug è una idea folle perchè nasce da un percorso di
autodistruzione e auto-determinazione technoludica, per noi che risorgiamo come nuovi dei,
neo-classe dominante su di una piccola borghesia influenzata dal nulla di PS2Storm
e Gamesradar. Se affrontiamo Gynoug abbiamo la certezza di non essere risucchiati
nei gironi infernali della falsa democrazia, del "volemose bene", del
"tutto il mondo è paese", del "si stava meglio ai tempi di
Mussolini", perchè la opera Masiya, oltre ad approntare una cattiveria bastarda fino
all'osso - a voi trasfigurare la marmaglia di cui sopra - opera uno stravolgimento dei
canoni grafici instaurati da Irem incanalando, nella sua determinazione, gli ascessi e gli
eccessi di un nuovo ordinamento iconografico. Ciò che abbiamo è una grafica oscura,
forse troppo, ma ingegnosa nel disegno delle bestie e fantastica nella figurazione di un
universo parallelo. Tutto ciò è magnifico. Immaginatevi un eroe alato, queste creature
mai viste prima, questo scrolling che scrolla su strati differenziali, che si distorce
sovente ma che ritorna presto alla sua direttrice orizzontale. Forse ci esaltiamo per
poco, ma di grazia siamo convinti che la nostra missione assuma ragione d'essere proprio
al cospetto della creatività mostrata dagli artisti Masiya, che raggiungono picchi di
eccellenza anche nella composizione sonora et musicale. La immersione all'interno di
questo incubo visivo sarebbe stata fortemente sminuita se non si fosse dato il
giusto risalto alla colonna sonora portante, che segue il percorso volante del
protagonista come in una scarrellata di sub-frequenze gutturali. Una avventura
indimenticabile quella offerta da Masiya. Una avventura per pochi eletti, diremmo, ma
altresì essenziale per addentrarsi nel mondo "non-mondo" di una bidimensione
organica, cellulare, biologica, fantascientifica.
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