FIST OF
THE NORTH STAR Le trasposizioni videoludiche
dedicate a Ken Il Guerriero non sono di certo passate alla storia per qualità
peculiari. E' facile rammentare le mediocri trasposizioni apparse sul Super Famicom, o le
più recenti comparsate su Playstation che in quanto a gameplay meglio sorvolare. Nel
1989, a ogni modo, una strana alchimia di fattori (leggi: Sega si occupò del progetto)
fece sì che uno dei più seguiti anime delle televisioni private potesse
fregiarsi di una traduzione domestica degna di questo nome. Fist of the North Star, questo
il gioco, gode tuttora di uno stato di culto tra gli estimatori dello
spappolatore di Hokuto, con annessa cartuccia del Megadrive stimata attorno alle 70 Euro o
giù di lì. Ma il fatto importante è che il gioco sia da considerare ancora adesso un
ottimo esponente del genere beat'em up a scorrimento, malgrado una strutturazione
generalmente lineare. Sarà la estrema violenza dei combattimenti a rendere consumabile il
titolo della Sega, con ettolitri di sangue e scene gore che riprodurranno
fedelmente il tema centrale del cartone: le esplosioni. Sarà tutto un
esplodere di teste e membra per la gioia di chi aveva apprezzato la omonima saga
televisiva...
Fist of the North Star si presenta come un
picchiaduro dalla giocabilità immediata. Dovremo intraprendere le vicende dell'uomo dalle
sette stelle, predestinato della sacra scuola di Hokuto, all'interno di paesaggi che
ricalcheranno gli stravolgimenti post-atomici enarrati nel cartone. Avremo altresì modo
di interagire con personaggi storici della serie attraverso dialoghi guidati, alla fine di
ogni livello, che comunque non influenzeranno il cammino di Kenshiro essendo
stati introdotti per puro scrupolo narrativo. Una narrazione che non risulta invadente
sulla base di un sistema di gioco incentrato esclusivamente sulle mazzate. Non dovremo
fare altro che contrastare i nemici che ci sbarreranno la strada, su entrambi i lati dello
schermo, cagionandone il dismembramento in un turbine di sangue ed esplosioni. Basterà
infatti colpirli con un pugno o un calcio per vederli schizzare a distanza privi di testa,
con il sangue che fuoriesce a fontanella. Cose belle. Non avesse posseduto questa
caratteristica il titolo della Sega sarebbe rientrato nella norma del genere, ma insomma
qui si tratta di truculenza di serie a, talmente eccessiva da risultare ironica (come
succedeva giustappunto nel cartone). Ma al reparto censura di Sega Europe non
devono aver trovato divertente questa attitudine al gore, cosicché, per la versione
europea del titolo (reintitolata Last Battle), si decise di tagliare per
intero le animazioni al sangue, così snaturando quella che era stata la
caratteristica portante della edizione giapponese.
Fist of the North Star è un gioco dalla
buonissima tecnica grafica. Sprite piuttosto grandi, scrolling differenziale, paesaggi
assai definiti convertono lo svolgersi dell'azione in una riuscita esibizione silicea
delle sequenze viste nel cartone, con un seguirsi di calci e pugni e "uattattà"
a mitraglia. A quei tempi non avrebbe potuto esserci videogioco più appagante da
manipolare, per noi che si attendeva le puntate dell'anime contando le ore. L'urlo di
Hokuto esalta anche l'occidente proponendosi nelle sue estetiche iperrealistiche, con un
Kenshiro che s'anima egregiamente attraversando città semi distrutte, con l'intera
l'atmosfera del fumetto di Buronson resa in una cartuccia formato tascabile.
Fortunatamente Fist of the North Star non si finisce in tempi brevi: malgrado l'iniziale
apparenza di titolo di rapida consumabilità, con il prosieguo dei livelli si avverte
netto l'incremento delle intelligenze artificiali, coi boss sempre più massicci e
difficilmente battibili. E' possibilmente nel difforme livellamento della difficoltà che
risiede l'unico rilevante difetto del gioco. Sovente si ha difatti l'impressione di
affrontare forze insoverchiabili, nonostante la possibilità di performare super mosse, e
di essere in balia dell'avversario di turno senza poterci fare gran che. Ma è a nostro
avviso un difetto passabile, che va accettato cercando di sviscerare affondo tutte le
insidie che il gameplay gradualmente dispone, nonchè le mosse che il nostro Kenshiro
è in grado di performare. Concludiamo evidenziando una colonna sonora piuttosto
ripetitiva ed effetti che si mantengono tutto sommato adeguati al contesto (ben reso il
rumore delle esplosioni), pur non eccedendo per nitidezza acustica o particolare stato
d'ispirazione.
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