FIST OF THE NORTH STAR

hokutocover.JPG (17906 bytes)Le trasposizioni videoludiche dedicate a Ken Il Guerriero non sono di certo passate alla storia per qualità peculiari. E' facile rammentare le mediocri trasposizioni apparse sul Super Famicom, o le più recenti comparsate su Playstation che in quanto a gameplay meglio sorvolare. Nel 1989, a ogni modo, una strana alchimia di fattori (leggi: Sega si occupò del progetto) fece sì che uno dei più seguiti anime delle televisioni private potesse fregiarsi di una traduzione domestica degna di questo nome. Fist of the North Star, questo il gioco, gode tuttora di uno stato di culto tra gli estimatori dello spappolatore di Hokuto, con annessa cartuccia del Megadrive stimata attorno alle 70 Euro o giù di lì. Ma il fatto importante è che il gioco sia da considerare ancora adesso un ottimo esponente del genere beat'em up a scorrimento, malgrado una strutturazione generalmente lineare. Sarà la estrema violenza dei combattimenti a rendere consumabile il titolo della Sega, con ettolitri di sangue e scene gore che riprodurranno fedelmente il tema centrale del cartone: le esplosioni. Sarà tutto un esplodere di teste e membra per la gioia di chi aveva apprezzato la omonima saga televisiva...

Fist of the North Star si presenta come un picchiaduro dalla giocabilità immediata. Dovremo intraprendere le vicende dell'uomo dalle sette stelle, predestinato della sacra scuola di Hokuto, all'interno di paesaggi che ricalcheranno gli stravolgimenti post-atomici enarrati nel cartone. Avremo altresì modo di interagire con personaggi storici della serie attraverso dialoghi guidati, alla fine di ogni livello, che comunque non influenzeranno il cammino di Kenshiro essendo stati introdotti per puro scrupolo narrativo. Una narrazione che non risulta invadente sulla base di un sistema di gioco incentrato esclusivamente sulle mazzate. Non dovremo fare altro che contrastare i nemici che ci sbarreranno la strada, su entrambi i lati dello schermo, cagionandone il dismembramento in un turbine di sangue ed esplosioni. Basterà infatti colpirli con un pugno o un calcio per vederli schizzare a distanza privi di testa, con il sangue che fuoriesce a fontanella. Cose belle. Non avesse posseduto questa caratteristica il titolo della Sega sarebbe rientrato nella norma del genere, ma insomma qui si tratta di truculenza di serie a, talmente eccessiva da risultare ironica (come succedeva giustappunto nel cartone). Ma al reparto censura di Sega Europe non devono aver trovato divertente questa attitudine al gore, cosicché, per la versione europea del titolo (reintitolata Last Battle), si decise di tagliare per intero le animazioni al sangue, così snaturando quella che era stata la caratteristica portante della edizione giapponese.

Fist of the North Star è un gioco dalla buonissima tecnica grafica. Sprite piuttosto grandi, scrolling differenziale, paesaggi assai definiti convertono lo svolgersi dell'azione in una riuscita esibizione silicea delle sequenze viste nel cartone, con un seguirsi di calci e pugni e "uattattà" a mitraglia. A quei tempi non avrebbe potuto esserci videogioco più appagante da manipolare, per noi che si attendeva le puntate dell'anime contando le ore. L'urlo di Hokuto esalta anche l'occidente proponendosi nelle sue estetiche iperrealistiche, con un Kenshiro che s'anima egregiamente attraversando città semi distrutte, con l'intera l'atmosfera del fumetto di Buronson resa in una cartuccia formato tascabile. Fortunatamente Fist of the North Star non si finisce in tempi brevi: malgrado l'iniziale apparenza di titolo di rapida consumabilità, con il prosieguo dei livelli si avverte netto l'incremento delle intelligenze artificiali, coi boss sempre più massicci e difficilmente battibili. E' possibilmente nel difforme livellamento della difficoltà che risiede l'unico rilevante difetto del gioco. Sovente si ha difatti l'impressione di affrontare forze insoverchiabili, nonostante la possibilità di performare super mosse, e di essere in balia dell'avversario di turno senza poterci fare gran che. Ma è a nostro avviso un difetto passabile, che va accettato cercando di sviscerare affondo tutte le insidie che il gameplay gradualmente dispone, nonchè le mosse che il nostro Kenshiro è in grado di performare. Concludiamo evidenziando una colonna sonora piuttosto ripetitiva ed effetti che si mantengono tutto sommato adeguati al contesto (ben reso il rumore delle esplosioni), pur non eccedendo per nitidezza acustica o particolare stato d'ispirazione.

 

 

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PRO

Sangue a volontà

Appagante e divertente

Buona realizzazione tecnica

CONTRO

Se il gore vi impressiona...

                    
                       

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