CASTLE OF ILLUSION

illusionscover2.JPG (19067 bytes)Prima che degenerasse nella computer grafica, la Walt Disney Company andava a braccetto con le licenze videoludiche dei suoi eroi. Ne è testimone il Megadrive, che nel periodo compreso tra il 1990 e il 1996 ha sfornato numerosi adattamenti delle rispettive realizzazioni cinematografiche della Disney. Nel caso di Castle Of Illusion non si trattava comunque di un tie in, bensì di un videogioco originale avente come protagonista il sempreverde Topolino. Crudo "platformismo", che sta per giochino con tante piattaforme su cui saltellare allegramente in un modo spensierato (più o meno). Mickey Mouse come veicolo industriale per attirare il bambino medio, e in effetti se togli lo sprite principale e gli metti un qualsiasi altro sprite deambulante il risultato non cambia. Ma dopotutto che importa: la grafica c'è, il divertimento persiste, la longevità garantisce ore di insano apprendimento arcaico. La atmosfera fa molto "Alice nel paese delle meraviglie", con ogni sorta di personaggio fiabesco, fate maghi insetti giganti, orchi antri magici e foresta incantata. Topolino diventa interprete del tipico videogioco arcade.

Dimenticatevi Sonic. Castle Of Illusion intrattiene l'utente con un ritmo dalle cadenze compassate, meno frenetiche di quanto ci si possa immaginare, ma del tutto adeguate nel 1990, periodo di uscita del gioco. I livelli appaiono abbastanza articolati per struttura, garantendo una intrinseca varietà negli ostacoli da afforntare, lì dove saremo sorpresi da una mela gigante vicino a una discesa (primo livello) e da ragni assassini subito dopo. A corredo abbiamo degli items, che possono essere mele, smeraldi e cose varie, che potremo lanciare addosso agli avversari. In mancaza di questi ultimi potremo sfoderare la classica "calpestata" a la Super Mario Bros. con variante nella esecuzione: non basterà saltare su di un avversario, ma dovremo accompagnare il balzo con il tasto B premuto. Nulla di particolarmente difficile in verità, ma per lo meno si cerca di variare su di una consuetudine praticamente presente in tutti i platform degli anni' 80. Indubbiamente il tutto si presenta con quella immediatezza tale da garantire, inizialmente, una interazione di qualche ora, ma poi....Poi succede che se non sei un vero appassionato del genere non trovi gli stimoli necessari per proseguire fino all'ultimo livello. La linearità si fa sentire perchè i programmatori non hanno assecondato la complessità schematica di un titolo come Super Mario Bros. 3 (che in quel periodo era ancora il paradigma assoluto), proponendosi verso un target ancora adolescenziale in termini di intelligenza ludica.

Castle Of Illusion è da considerarsi, in ogni caso, un classico nel suo genere. E le motivazioni stanno nella caratterizzazione di Topolino, che per la prima volta si animava davvero come nei suoi cartoni animati, sfoggiando una personalità realmente tangibile. Ma anche i personaggi di contorno si fanno notare per una cura nel dettaglio ben al di sopra degli standard richiesti (la strega cattiva è un cult), rendendo irresisitibile ogni nuova comparsa. Tecnicamente parlando Castle Of Illusion è realizzato egregiamente: svariati livelli di parallasse, sfondi costantemente ispirati, colorazioni vive, animazioni impeccabili, fluidità assoluta. Ogni mondo si distingue per una peculiare visualizzazione cromatica, prettamente a tema, e per un design che esalta l'estro dei disegnatori Disney. Si potrebbe obiettare su di un ritmo di gioco forse eccessivamente lento per un platform game, che alla fine è comunque compensato dalla estrema fluidità dello scorrimento. Le musiche svolgono il loro compito di accompagnare la azione gradevolmente, senza sprigionare virtuosismi, ma comunque sfruttando il chipset audio del Megadrive in modo dignitoso. Ne ricaviamo che se amate Topolino, e non vi siete persi un solo numero del fumetto omonimo, non dovreste prescindere da suddetto adattamento consolistico. Troverete tanta azione, ottima longevità, discreto divertimento e soprattutto Mickey Mouse nel pieno del suo splendore videoludico. Certo che, se non siete appassionati del personaggio, potreste contestare una eccessiva ridondanza della azione, che se nel 1990 poteva sembrare sintomatica di tutti i platform games, adesso mostra i suoi limiti se raffrontata a produzioni similari. Ma queste restano considerazioni accademiche: visto il costo contenuto del titolo, non considerato raro, ne trarrete in ogni caso beneficio sotto il profilo dell'intrattenimento classico.

 

 

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PRO

Topolino...

Grande atmosfera fiabesca

Giocabilissimo

CONTRO

Struttura ludica troppo lineare

                   
                         

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