KID
CHAMELEON Tra i tanti, tantissimi platform
che caratterizzano la softeca del Megadrive, Kid Chameleon riesce a
distinguersi per la sua volontà di ampliare quanto possibile il carattere elementare
della progressione in 2D. Detto semplicemente: nove trasformazioni. Attraverso la
acquisizione di apposite icone, Kid potrà divenire cavaliere medievale, guerriero
samurai, Berzerker, branditore di asce, carro armato, mosca, monocolo del futuro, surfista
del cielo e ciclone. Naturalmente per ogni nuova "pelle" vi saranno altrettante
nuove capacità, alcune accessorie ma altre essenziali al proseguimento, vedi il super
salto concesso al cavaliere, vedi l'attraversamento a lungo raggio dello skycutter.
Dopo l'enorme successo ottenuto con Sonic la Sega si concedeva, con Kid Chameleon, una
specie di vacanza, restando sì nel meccanismo collaudato del gioco a piattaforme di cui
il "camaleonte" è convinto fautore, ma con la spregiudicatezza di chi può
permettersi di sperimentare nuove formule di gioco. Di novità essenziali non ve ne sono,
in verità, ma il solo fatto di affrontare ben 100 e più livelli, e nei panni di strani
esseri, attizza alquanto.
Il contatto iniziale con il titolo non sortisce interesse.
Sembra il classico giochino senza pretese con nemici su cui saltare a la Super Mario
Bros. e bonus da raccogliere. Solo in seguito ci si rende conto che la struttura dei
quadri, grazie alla presenza di numerosi sottopassaggi e vie alternative, è più
interessante di quanto la schematicità del level design lasci intendere.
Sbloccando i mattoncini sovrastanti e liberandone i diamanti, questi andranno a
incrementare un contatore che regola due tipi di arma supplementare; con 20 preziosi
scateneremo una movenza super atta alla eliminazione istantanea dei nemici o a conferire
poteri extra di limitata persistenza, mentre con 50 riceveremo doti ancora più efficaci.
Ognuno di questi extra, a ogni modo, divergerà in base alla trasformazione conseguita,
cosichè se nelle sembianze del samurai potremo rallentare la velocità dei nemici
(Samurai Haze) oppure stanarli letteralmente (Death Snake), e in quelle di carro armato
sparare dei teschi in cinque direzioni diverse, nelle vestigia di Maniaxe potremo
altresì produrre un Circle of Death che spazza via tutto ciò che tocca oppure
ottenere una vita extra. In Kid Chameleon la assimilazione degli items va sempre
oltre il semplice fine di punteggio, essendo parte inscindibile del gameplay e movente
stesso, sostanzialmente, della successione tutta. E nella sua indubbia lunghezza, il
platform della Sega riesce a non ripetersi e nella forma, e nella sostanza dei suoi schemi
ludici.....
Oltre a essere tantissimi, i livelli di gioco tendono a
presentarsi tortuosi, ricchi di cunicol ed estesi in verticale come accadeva in Turrican,
vista la presenza di mattoncini nascosti sovente sbloccabili per caso, oppure collocati in
modo da poter essere "visti" dal solo fascio laser di Eyeclops. Di
carne al fuoco ve ne è tanta, e l'appassionato di questo genere videoludico ne avvertirà
i profumi immediatamente, lasciandosi avvinghiare da quella che è una giocabilità
sapientemente offerta al bilanciamento. Si scrolla che è una meraviglia, si salta, si
spara, si tira di spada, si lanciano cannonate e il tutto è inserito in un ambiente che
si adatti "fisicamente" alle mutazioni camaleontiche di Kid, che ne assecondi i
super poteri aquisiti, che sfrutti il potenziale di ogni sua facciata per erigere gli
stilemi del platform game di inizio anni' 90. Un titolo di alto interesse,
Chameleon Kid, limitato, se vogliamo, da una tecnica grafica non proprio eccezionale,
soprattutto dopo gli standard raggiunti in tal senso da Sonic, e dal design un
po' anonimo del personaggio principale, che muterà anche pelle, ma che non riesce a
creare quella simbiosi "utente-alter ego" tipica di un Rastan o un Super
Mario. Comunque lo scrolling è perfetto, il parallasse pure, le animazioni meglio,
le colorazioni anche e gli sfondi figurano divertenti. Nella sua semplicità iconologica e
cromatica, la estetica si lascia interagire con spensieratezza, sebbene non raggiunga mai
particolari picchi di eccellenza. Il sonoro è altrettanto buono, infine, nelle musichette
carine che si adattano alla atmosfere ora esotiche, ora oniriche, ora urbane dei fondali,
e siamo quindi portati a definire Kid Chameleon, se non un classico, un titolo di sicuro
coinvolgimento. Lo consigliamo tanto agli irriducibili affamati di piattaforme che agli
utenti geneticamente meno compatibili con il genere raffigurato.
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