PHELIOS

thorcover2.jpg (28965 bytes)Già in Dragon Spirit Namco aveva mostrato di gradire le ambientazioni fantasy applicate allo shoot'em up. Possiamo dire che Phelios sia la definitiva consacrazione della software house nell'universo degli sparatutto, dominato in quel periodo da Irem, Taito e Konami (1988). Dovemmo però attendere circa due anni prima di vedere il titolo convertito su di una piattaforma domestica, che guardacaso fu il Megadrive, ma non si rivelò un adattamento agevole. Phelios era infatti una produzione tecnicamente possente, che muoveva sprites di notevoli dimensioni in una visuale scenografica ampia e dettagliata. Un gioco troppo complesso per qualsiasi sistema domestico del periodo, ma nonostante gli impedimenti tecnologici il porting venne fuori che è una bellezza, tagliando quà e là ma riuscendo a mantenere praticamente inalterata la giocabilità originale. Un gioco affascinante, questo che racconta di Apollo, Dio del sole, in sella a Pegasus, il leggendario cavallo alato, che cerca di portare il salvo sua sorella Artemide, rapita e rinchiusa in una segreta dalla orribile Medusa. La solita "storia da sparatutto", insomma....

Per quanto Namco non avesse una grande tradizione nel genere degli shooting, quei pochi che ha realizzato si sono sempre distinti per qualità ludiche elevate. Il discorso vale naturalmente anche per Phelios, visto che per struttura focalizza lo sparo in multidirezione, con impennate brusche di velocità, ralenty, momenti di intensa centratura di bersagli multipli e beam a caricamento in stile R-Type. Difatti sulla destra dello schermo è visualizzata una spada, che quando terremo premuto il pusante di fuoco comincia a riempirsi al fine di scaricarsi con un super colpo di elevata potenza. Oltre a ciò non è da sottovalutare il sistema di upgrade delle armi, subordinato al raccoglimento dei classici item ondulatori, che produrrà un sistema di attacco piuttosto variegato sia per forma che per efficacia. La peculiarità di Phelios in fase di gameplay sta tutta nella sua effettiva variazione delle situazioni di sparo, che a discapito di quanto possa apparire dalle immagini sono molteplici e portatrici di astute combinazioni. Nonostante l'elevatissimo numero di proiettili su schermo sarà fattibile una progressione studiata, devota alla memorizzazione dei pattern, ma altresì scientifica nel sostenere una distruzione primordiale e sfarzosa. Centrare i "bersagli chiave" disposti ai due lati del display aiuterà non poco nella risoluzione dei livelli, malgrado alla fine tutto dipenda dalle nostre abilità psicomotorie nel prevenire un attacco, un proiettile, un infarto. Azione massiva e immersiva per Phelios, che si sappia.

La ricostruzione ambientale conta eccome in questo genere di giochi. E Namco, nel suo sparatutto, fa ciò che fece Capcom con il suo Gemini Wings, percorrendo la strada del particolare grafico e dei colori "spaziosi". Questo accade ancora di più nella versione arcade, davvero eccezionale sul fronte scenografico, ma dobbiamo ammettere che al trasferimento sul Megadrive lo sparaspara non perde il suo fascino, introducendo soluzioni visive oggettivamente straordinarie (si veda al passaggio parallattico del primo livello) e una tecnica generale priva di sbavature. Attuando un raffronto, le perdite maggiori si notano perlopiù negli scontri con i guardiani di fine livello, enormi in arcade e bruscamente ridimensionati sulla console Sega. Tuttavia il fatto è in parte imputabile alla necessità di riadattare l'immagine a un TV standard, dato che era originariamente impostata in verticale. Eccellenti, parlando di realizzazione sonora, le musiche vagamente epiche udibili in ogni singolo livello, che manipolano in modo adeguato il chipset audio del Megadrive realizzandosi quasi del tutto identiche a quelle del cassone a gettoni. Il che non è poco. Sicchè Phelios è un buonissimo sparacchino da giocarsi nei momenti di eccesso adrenalinico, perchè di velocità e potenza ne trasmette a vagonate, ma non si pensi di andare incontro a un capolavoro assoluto del genere. Si tratta di un titolo di mestiere. Alcuni cali di tono sul fronte della inventiva meccanica, all'atto di doversi districare da situazioni sin troppo congestionate, non gli consentono di elevarsi particolarmente dalla massa nè di raffrontarsi ad armi pari con i capisaldi Technosoft. Ma resta un titolo niente male, in grado di presentarsi all'utente forte di una solida giocabilità e di una grafica che regge discretamente il confronto con il sofisticato arcade. Tutto negli standard degli sparatutto Megadrive, s'intende.

 

 

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PRO

Conversione difficile ma riuscita

Veloce e ricco di atmosfera

Colonna sonora avvincente

CONTRO

Taluni picchi eccessivi di difficoltà

                         
                      

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Note di produzione