PHELIOS Già in Dragon Spirit Namco
aveva mostrato di gradire le ambientazioni fantasy applicate allo shoot'em up.
Possiamo dire che Phelios sia la definitiva consacrazione della software
house nell'universo degli sparatutto, dominato in quel periodo da Irem, Taito e Konami
(1988). Dovemmo però attendere circa due anni prima di vedere il titolo convertito su di
una piattaforma domestica, che guardacaso fu il Megadrive, ma non si rivelò un
adattamento agevole. Phelios era infatti una produzione tecnicamente possente, che muoveva
sprites di notevoli dimensioni in una visuale scenografica ampia e dettagliata. Un gioco
troppo complesso per qualsiasi sistema domestico del periodo, ma nonostante gli
impedimenti tecnologici il porting venne fuori che è una bellezza, tagliando
quà e là ma riuscendo a mantenere praticamente inalterata la giocabilità originale. Un
gioco affascinante, questo che racconta di Apollo, Dio del sole, in sella a Pegasus, il
leggendario cavallo alato, che cerca di portare il salvo sua sorella Artemide, rapita e
rinchiusa in una segreta dalla orribile Medusa. La solita "storia da
sparatutto", insomma....
Per quanto Namco non avesse una grande tradizione nel
genere degli shooting, quei pochi che ha realizzato si sono sempre distinti per
qualità ludiche elevate. Il discorso vale naturalmente anche per Phelios, visto che per
struttura focalizza lo sparo in multidirezione, con impennate brusche di velocità,
ralenty, momenti di intensa centratura di bersagli multipli e beam a caricamento
in stile R-Type. Difatti sulla destra dello schermo è visualizzata una spada,
che quando terremo premuto il pusante di fuoco comincia a riempirsi al fine di scaricarsi
con un super colpo di elevata potenza. Oltre a ciò non è da sottovalutare il sistema di
upgrade delle armi, subordinato al raccoglimento dei classici item ondulatori,
che produrrà un sistema di attacco piuttosto variegato sia per forma che per efficacia.
La peculiarità di Phelios in fase di gameplay sta tutta nella sua effettiva variazione
delle situazioni di sparo, che a discapito di quanto possa apparire dalle immagini sono
molteplici e portatrici di astute combinazioni. Nonostante l'elevatissimo numero di
proiettili su schermo sarà fattibile una progressione studiata, devota alla
memorizzazione dei pattern, ma altresì scientifica nel sostenere una distruzione
primordiale e sfarzosa. Centrare i "bersagli chiave" disposti ai due lati del
display aiuterà non poco nella risoluzione dei livelli, malgrado alla fine tutto dipenda
dalle nostre abilità psicomotorie nel prevenire un attacco, un proiettile, un infarto.
Azione massiva e immersiva per Phelios, che si sappia.
La ricostruzione ambientale conta eccome in questo genere
di giochi. E Namco, nel suo sparatutto, fa ciò che fece Capcom con il suo Gemini
Wings, percorrendo la strada del particolare grafico e dei colori
"spaziosi". Questo accade ancora di più nella versione arcade, davvero
eccezionale sul fronte scenografico, ma dobbiamo ammettere che al trasferimento sul
Megadrive lo sparaspara non perde il suo fascino, introducendo soluzioni visive
oggettivamente straordinarie (si veda al passaggio parallattico del primo livello) e una
tecnica generale priva di sbavature. Attuando un raffronto, le perdite maggiori si notano
perlopiù negli scontri con i guardiani di fine livello, enormi in arcade e
bruscamente ridimensionati sulla console Sega. Tuttavia il fatto è in parte imputabile
alla necessità di riadattare l'immagine a un TV standard, dato che era originariamente
impostata in verticale. Eccellenti, parlando di realizzazione sonora, le musiche vagamente
epiche udibili in ogni singolo livello, che manipolano in modo adeguato il chipset audio
del Megadrive realizzandosi quasi del tutto identiche a quelle del cassone a gettoni. Il
che non è poco. Sicchè Phelios è un buonissimo sparacchino da giocarsi nei momenti di
eccesso adrenalinico, perchè di velocità e potenza ne trasmette a vagonate, ma non si
pensi di andare incontro a un capolavoro assoluto del genere. Si tratta di un titolo di
mestiere. Alcuni cali di tono sul fronte della inventiva meccanica, all'atto di doversi
districare da situazioni sin troppo congestionate, non gli consentono di elevarsi
particolarmente dalla massa nè di raffrontarsi ad armi pari con i capisaldi Technosoft.
Ma resta un titolo niente male, in grado di presentarsi all'utente forte di una solida
giocabilità e di una grafica che regge discretamente il confronto con il sofisticato
arcade. Tutto negli standard degli sparatutto Megadrive, s'intende.
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