RAINBOW ISLANDS EXTRA

thorcover2.jpg (28965 bytes)Se in Bubble Bobble il completamento di un livello porta a una discesa perpetua verso l'entroterra, in Rainbow Islands accade l'esatto contrario. Per mezzo di questi arcobaleni si dovrà letteralmente scalare la vetta di ogni ambiente, ma lo si dovrà fare in fretta, perchè vi è l'acqua che incombe. Rainbow Islands esprime la volontà di ampliare la struttura dello sparabolle e renderla possibilmente più interessante. Così la funzione dell'arcobaleno va a sdoppiarsi, essendo pensato per raggiungere le alture, anche coadiuvando l'utilizzo di occasionali piattaforme, e per convertire allo stesso tempo i nemici scemi in frutti e dolciumi. Tutto molto semplice: una volta imprigionate le creature all'interno dell'arco basterà saltarvi sopra prima che lo stesso scompaia. Ma lo sapevate già, vero? Insomma chi non conosce Rainbow Islands farebbe bene a nascondersi per la vergogna, per quanto la versione in esame non corrisponda proprio al gioco da sala originale. Si tratta, come vedremo, di una rivisitazione realizzata qualche mese dopo, che mutava l'ordine dei livelli pur mantenendone inalterato il gameplay.

Rainbow Islands Extra veniva portato sul Megadrive nel 1990 senza particolari problemi. La grafica è infatti praticamente identica all'arcade così come il sonoro, che non perde quasi nulla nel passaggio al sistema domestico. Inoltre sulla console Sega è anche possibile selezionare la versione originale, ma su questo punto è importante fare una precisazione: pur selezionando la apposita modalità, la colorazione dei livelli resterà la stessa della edizione Extra. Un fatto penalizzante perchè i primi livelli, quelli che nell'originale mostravano un gradevole cielo azzurro, presentano adesso tonalità eccessivamente scure e non proprio in sintonia con la atmosfera respirata Raibow Islands. Tuttavia la giocabilità è la stessa, e con il superamento dei primi livelli la situazione, sul fronte strettamente cromatico, tende a migliorare. L'Extra Mode, come introdotto, non fa che disporre diversamente i nemici e i livelli del coin op dell '87, modificando in parte la difficoltà generale che, in fase di test, è apparsa sensibilmente superiore. Ma questo non vuol dire che il gioco risulti meno godibile. Extra o non Extra, gli straordinari meccanismi platformistici adottati dalla Taito mantengono altissimo l'interesse, soggiogando il giocatore già alla prima partita. Giunti al guardiano del "mondo successivo" il cerchio si stringe nel condensamento di tutte le caratteristiche portanti della filosofia Taito, con il divertimento che si contrae su impennate virtuose. Come si fa a non amare questo gioco?

Rainbow Islands Extra è, come quasi tutti i giochi della Taito, fautore di una semplicità disarmante. Quelle due o tre cose da imparare nei comandi (giusto due tasti) saranno sufficienti per spalancare al giocatore una convergenza di situazioni ludiche amorfe ma ben delineate, come se a ogni partita sia l'istinto a prevalere su tutto. Sulla grafica, sui controlli, sulla inerzia dell'omino paffuto ritornato tale dopo le "disavventure" squamose di Bubble Bobble. Graficamente non sarebbe nulla di che. Eppure il capolavoro è anche grafico in Rainbow Islands Extra. Pur non avendo completamente gradito la rivisitazione cromatica di alcuni livelli, la loro squadratura scanzonata e tondeggiante offre un quadro visivo simpatico, con sporadici cespugli e improbabili fiorellini che spuntano da chissà dove. Il mondo di Rainbow Islands è talmente amichevole da risultare attualissimo anche e soprattutto sul sentiero della next-generation, ancora in cerca di una identità ludica credibile. E poi le musiche, per Dio le musiche sono eccezionali. Piccole, stupide, ridondanti e stralunate, si fondono alla ossatura di gioco in un tutt'uno quasi surreale, contestualizzandosi, uniformandosi, giustificandosi su prospettive acustiche accennate appena ma sempre nel vivo della azione. E il fattore longevità, in una situazione di gioco di tale portata, non ha modo di esistere. RIE si gioca per inerzia. Può capitare che lo si finisca più e più volte senza che la voglia di giocarci svanisca, per quel senso di continuazione videoludica universale che accomuna i titoli semplici ma impegnativi, quelli che non hai bisogno di salvare la posizione di gioco per trovare gli stimoli alla rigiocabilità. Ciò detto, proclamiamo Rainbow Islands Extra quale capolavoro indiscusso della generazione dei coin op Taito. Quegli stessi che ci siamo prodigati a glorificare nei recenti Taito Memories..... 

    

 

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PRO

La essenza dei coin op Taito

                  
                      

CONTRO

Cromaticamente meno vivace del

primo Rainbow Islands...

                     

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Note di produzione