STEEL
EMPIRE La denominazione
"Steampunk" affonda le sue radici nella inventiva di William Gibson, presunto o
reale inventore del Cyberpunk letterario, intriso di vapori e lamiere di un'800
pseudo-futuristico. Rammento in proposito una interessante riflessione
dell'incommensurabile Paolo Cardillo, in un imprecisato numero di C+VG di decenni passati.
Lo rammento decretare un netto parallelismo tra la sub-cultura narrativa (quasi verniana)
degli aerei arcaico-tecnologici con strani motori a idrodinamica, per addentrarsi in una
adulta genesi ludica, decisamente in contrasto con la "leggerezza" con cui Zzap!
e affini liquidavano ogni qualsivoglia opera videoludica. Certo che osservare in movimento
Steel Empire è cosa alquanto caratterizzante, e parzialmente corrosiva. La mistura da
origine a uno sparatutto di ambientazione vittoriana e articolazione industriale immerso
in una sorta di allucinazione visiva vaporosa. Ed è per questo che lo sparatutto targato Flying
Edge, piccola software house con una manciata di titoli all'attivo, risulta
ancora tra i più interessanti usciti per Megadrive.
Sorge subito il dubbio che i programmatori abbiano voluto
narrare una storia attraverso concatenazioni di immagini corrotte dal metallo, da strani
meccanismi primordiali e da flotte e stormi di macchinari metallurgici e volutamente
ingigantiti. Una grafica che diviene preziosa per quello che, effettivamente, produce e
deduce dal succo "rinascimentale" metaforico, di una umanità che si evolve
prima della tecnologia e con la tecnologia, incarnandosi in fusioni bellicose alla
"Tetsuo", come se carne e macchine fossero così inglobate da una unica
ideologia di fondo. Steel Empire, ve ne accorgerete, è il pretesto architettonico di una
mente malata, che si costruisce illusioni metallare per discernere il passato dal passato,
e così innalzare la bellezza industriale dei fumi a una presunta e intellettuale
immortalità. Grande è la meraviglia per quei paesaggi rugginosi e cianurici, che
colpevolmente scrollano a grande velocità per il semplice gusto di rendere fugace il
dettaglio, che perderemo per riapprenderlo nei livelli a venire. Dieci e lode per quella
impeccabile realizzazione iconografica che risalta ancora, con allarmante lucidità e
forte cinismo. Giocabilità e altro rischiano di divenire secondari, anzi di sovrapporsi
fastidiosamente al messaggio universale del "tutto" scenico. Ma sarebbe
inappropriato non esaltare, allo stesso modo, una manovrabilità pressochè impeccabile
del velivolo, che si appresterà al nemico forte di agilità e fluidità dinamica
ascendente.
Steel Empire è un piccolo capolavoro. Piccolo per evitare
di mischiarsi con i "grandi" capolavori, quelli indirizzati e riservati al
videogiocatore tipo, che esige smanettamento e forte pulsanteggiare di joypad e joystick.
Qui siamo sì allo sparattutto medio e frenetico, ma con discrezione e senza eccessive
velleità mediatiche. Steel Empire è una variante gotica al videogioco con sparo, che
potrebbe rinascere sotto forma di "rifiuto" bellico riciclato e ferroso. Il
ferro è ciò che delinea la corposità dello sparatutto di Flying Edge, oscuro nella
composizione e generalmente artefatto in modo da conferire una discreta e ansimante
angoscia. Anche il sonoro, in linea con le caratteristiche steampunk già
menzionate si adegua alla perfezione, procurando sottofondi bene orchestrati e effetti
decisamente "metallici". Non che il chip del Megadrive sia sfruttato al massimo,
ma si registra la volontà di creare una autentica "creatura" videoludica. Steel
Empire ha vita propria grazie alla concentrazione di arte meccanica e quindi visiva in una
inevitabile "progettazione", che rende il titolo anche videogioco, e non solo
"arte" nel videogioco. Il nucleo videoludico diviene estetico ed estetizzante
malgrado le origini Steampunk, e lo ripetiamo, cosicchè il prodotto ludico sia
valorizzato per ciò che in realtà rappresenta, al di là della naturale e
imprescindibile appartenenza (forse mirata) al mondo dell'intrattenimento elettronico. In
tempi recenti, e precisamente all'inizio del 2004, è stato altresì prodotto un remake
del gioco per Gameboy Advance, a dimostrazione del fatto che il titolo goda di una certa
considerazione anche adesso, dopo più di dieci anni dalla sua originaria realizzazione
per Megadrive. Dall'alto della nostra imparzialità vi indirizziamo al gioco senza
particolari riserve, vista anche la sua buona rintracciabilità in versione USA sul
mercato di Ebay....
|
 |