STEEL EMPIRE

steel_empire.jpg (205688 bytes)La denominazione "Steampunk" affonda le sue radici nella inventiva di William Gibson, presunto o reale inventore del Cyberpunk letterario, intriso di vapori e lamiere di un'800 pseudo-futuristico. Rammento in proposito una interessante riflessione dell'incommensurabile Paolo Cardillo, in un imprecisato numero di C+VG di decenni passati. Lo rammento decretare un netto parallelismo tra la sub-cultura narrativa (quasi verniana) degli aerei arcaico-tecnologici con strani motori a idrodinamica, per addentrarsi in una adulta genesi ludica, decisamente in contrasto con la "leggerezza" con cui Zzap! e affini liquidavano ogni qualsivoglia opera videoludica. Certo che osservare in movimento Steel Empire è cosa alquanto caratterizzante, e parzialmente corrosiva. La mistura da origine a uno sparatutto di ambientazione vittoriana e articolazione industriale immerso in una sorta di allucinazione visiva vaporosa. Ed è per questo che lo sparatutto targato Flying Edge, piccola software house con una manciata di titoli all'attivo, risulta ancora tra i più interessanti usciti per Megadrive.  

Sorge subito il dubbio che i programmatori abbiano voluto narrare una storia attraverso concatenazioni di immagini corrotte dal metallo, da strani meccanismi primordiali e da flotte e stormi di macchinari metallurgici e volutamente ingigantiti. Una grafica che diviene preziosa per quello che, effettivamente, produce e deduce dal succo "rinascimentale" metaforico, di una umanità che si evolve prima della tecnologia e con la tecnologia, incarnandosi in fusioni bellicose alla "Tetsuo", come se carne e macchine fossero così inglobate da una unica ideologia di fondo. Steel Empire, ve ne accorgerete, è il pretesto architettonico di una mente malata, che si costruisce illusioni metallare per discernere il passato dal passato, e così innalzare la bellezza industriale dei fumi a una presunta e intellettuale immortalità. Grande è la meraviglia per quei paesaggi rugginosi e cianurici, che colpevolmente scrollano a grande velocità per il semplice gusto di rendere fugace il dettaglio, che perderemo per riapprenderlo nei livelli a venire. Dieci e lode per quella impeccabile realizzazione iconografica che risalta ancora, con allarmante lucidità e forte cinismo. Giocabilità e altro rischiano di divenire secondari, anzi di sovrapporsi fastidiosamente al messaggio universale del "tutto" scenico. Ma sarebbe inappropriato non esaltare, allo stesso modo, una manovrabilità pressochè impeccabile del velivolo, che si appresterà al nemico forte di agilità e fluidità dinamica ascendente. 

Steel Empire è un piccolo capolavoro. Piccolo per evitare di mischiarsi con i "grandi" capolavori, quelli indirizzati e riservati al videogiocatore tipo, che esige smanettamento e forte pulsanteggiare di joypad e joystick. Qui siamo sì allo sparattutto medio e frenetico, ma con discrezione e senza eccessive velleità mediatiche. Steel Empire è una variante gotica al videogioco con sparo, che potrebbe rinascere sotto forma di "rifiuto" bellico riciclato e ferroso. Il ferro è ciò che delinea la corposità dello sparatutto di Flying Edge, oscuro nella composizione e generalmente artefatto in modo da conferire una discreta e ansimante angoscia. Anche il sonoro, in linea con le caratteristiche steampunk già menzionate si adegua alla perfezione, procurando sottofondi bene orchestrati e effetti decisamente "metallici". Non che il chip del Megadrive sia sfruttato al massimo, ma si registra la volontà di creare una autentica "creatura" videoludica. Steel Empire ha vita propria grazie alla concentrazione di arte meccanica e quindi visiva in una inevitabile "progettazione", che rende il titolo anche videogioco, e non solo "arte" nel videogioco. Il nucleo videoludico diviene estetico ed estetizzante malgrado le origini Steampunk, e lo ripetiamo, cosicchè il prodotto ludico sia valorizzato per ciò che in realtà rappresenta, al di là della naturale e imprescindibile appartenenza (forse mirata) al mondo dell'intrattenimento elettronico. In tempi recenti, e precisamente all'inizio del 2004, è stato altresì prodotto un remake del gioco per Gameboy Advance, a dimostrazione del fatto che il titolo goda di una certa considerazione anche adesso, dopo più di dieci anni dalla sua originaria realizzazione per Megadrive. Dall'alto della nostra imparzialità vi indirizziamo al gioco senza particolari riserve, vista anche la sua buona rintracciabilità in versione USA sul mercato di Ebay....  

 

 

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PRO

Steampunk imperante

Grande messa in scena

                  

CONTRO

Nulla da segnalare

                     
                     

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Note di produzione